Poveri, un esercito da 5,6 milioni. Nel Mezzogiorno la vera emergenza
di Giuseppe ColomboROMA - L’Italia si scopre sempre più povera. È il rapporto Istat “Noi Italia 2024” a restituire i numeri del peggioramento della povertà assoluta: nel 2022 ha interessato oltre 2,18 milioni di famiglie, l’8,3% del totale. In crescita rispetto al 7,7% registrato l’anno prima. In tutto più di 5,6 milioni di persone, pari al 9,7% della popolazione complessiva.
La colpa è dell’inflazione, che ha accelerato il trend negativo. E che ha accentuato la spaccatura del Paese in due, con la povertà che preme di più al Sud: oltre 1,8 milioni di persone vivono “in una condizione di grave deprivazione materiale e sociale”. Tantissimi, il 9,3% della popolazione residente su tutto il territorio nazionale. Il confronto con il Settentrione è impressionant…
ROMA - L’Italia si scopre sempre più povera. È il rapporto Istat “Noi Italia 2024” a restituire i numeri del peggioramento della povertà assoluta: nel 2022 ha interessato oltre 2,18 milioni di famiglie, l’8,3% del totale. In crescita rispetto al 7,7% registrato l’anno prima. In tutto più di 5,6 milioni di persone, pari al 9,7% della popolazione complessiva.
La colpa è dell’inflazione, che ha accelerato il trend negativo. E che ha accentuato la spaccatura del Paese in due, con la povertà che preme di più al Sud: oltre 1,8 milioni di persone vivono “in una condizione di grave deprivazione materiale e sociale”. Tantissimi, il 9,3% della popolazione residente su tutto il territorio nazionale. Il confronto con il Settentrione è impressionante. E impietoso. Nel Nord-Est, infatti, la quota di chi è più in difficoltà è decisamente più bassa, all’1,6 per cento.
Anche l’incidenza della povertà relativa, a livello familiare, ripropone la stessa dinamica: Calabria (30%), Campania (20,8%) e Puglia (20%) sono le Regioni che registrano i valori più elevati, mentre Trentino-Alto Adige (3,6%), Emilia-Romagna e Lazio (entrambe al 5,2%) presentano quelli più bassi.
Per non parlare dei redditi familiari. Bassi. Quello netto è pari in media è a 33.798 euro, ma la metà delle famiglie non supera i 26.979 euro. "La disuguaglianza nella distribuzione del reddito - si legge in un passaggio del rapporto - è superiore alla media europea”. Pochi soldi in tasca, pochissimi per gli acquisti, dai beni alimentari ai vestiti: nel Nord-Ovest si spendono in media 755 euro in più del Mezzogiorno.
Ma l’Italia povera è anche quella del deserto demografico. Il tasso di fecondità totale è il più basso di tutti i Paesi Ocse, insieme a quello della Spagna: appena 1,2 figli per donna.
Sempre più donne decidono di avere figli in età avanzata (da 26,5 anni nel 2000 si è passati a 29,5 nel 2022) o di non averne affatto, soprattutto per ragioni economiche. Il declino a lungo termine del tasso di fertilità si è interrotto temporaneamente negli anni Duemila, ma è ripreso con vigore dopo la crisi finanziaria del 2007-2008.
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E da allora si è fatto sempre più forte. "Questo declino - spiega l’Ocse - cambierà il volto delle società, delle comunità e delle famiglie e avrà potenzialmente un impatto significativo sulla crescita economica e sulla prosperità”. Ecco l’Italia povera “a lungo termine”.
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