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Corpi dilaniati e minacce: la tragedia dei Sikh tra piantagioni e serre del canale Mussolini

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Trenta incidenti all’anno come quello che ha ucciso il lavoratore indiano. Sindacati e attivisti denunciano il sistema di schiavitù dell’Agro pontino
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LATINA — All’interno di una fungaia nelle campagne di Sabaudia, nel cuore della notte, Kaur stava lavorando su un carrello a qualche metro d’altezza. È scivolata e un ferro le se è conficcato nelle parti intime dilaniandola.

Era il 2020 e la donna, soccorsa da un’ambulanza chiamata da alcuni colleghi, è stata portata nella sua abitazione. «Ho dovuto chiamare io il 118 e minacciare una denuncia per farla trasportare in ospedale», dichiara il sociologo e professore universitario Marco Omizzolo. «Non siamo riusciti a convincerla a presentare una denuncia. Parliamo di una donna sola, con tre figli. In quel momento quel lavoro per lei era tutto», assicura l’avvocato Silvia Calderoni, che insieme al collega Arturo Salerni si occupa con “Progetto diritti onlus”, di braccianti stranieri trattati come schiavi nell’agro pontino. La morte del 31enne Satnam Singh, che lunedì ha perso un braccio mentre utilizzava un macchinario sui campi di meloni a Latina e che anziché essere soccorso è stato a…

LATINA — All’interno di una fungaia nelle campagne di Sabaudia, nel cuore della notte, Kaur stava lavorando su un carrello a qualche metro d’altezza. È scivolata e un ferro le se è conficcato nelle parti intime dilaniandola.

Era il 2020 e la donna, soccorsa da un’ambulanza chiamata da alcuni colleghi, è stata portata nella sua abitazione. «Ho dovuto chiamare io il 118 e minacciare una denuncia per farla trasportare in ospedale», dichiara il sociologo e professore universitario Marco Omizzolo. «Non siamo riusciti a convincerla a presentare una denuncia. Parliamo di una donna sola, con tre figli. In quel momento quel lavoro per lei era tutto», assicura l’avvocato Silvia Calderoni, che insieme al collega Arturo Salerni si occupa con “Progetto diritti onlus”, di braccianti stranieri trattati come schiavi nell’agro pontino. La morte del 31enne Satnam Singh, che lunedì ha perso un braccio mentre utilizzava un macchinario sui campi di meloni a Latina e che anziché essere soccorso è stato abbandonato dal datore di lavoro in mezzo alla strada, ha squarciato il velo sull’inferno dei sikh. Quello di “Navi”, come era chiamata la vittima dagli amici, non è però un caso isolato.

«Di incidenti sul lavoro gravi che gli imprenditori agricoli pontini cercano di nascondere ne contiamo circa 30 l’anno e quello che scopriamo noi è solo la punta dell’iceberg», sostiene Omizzolo, massimo esperto dello sfruttamento a sud di Roma dei lavoratori provenienti dal Punjab, che da tempo ha portato la piaga all’attenzione delle autorità italiane ed europee. I più, per paura e soprattutto perché talmente disperati da non poter rinunciare neppure a un lavoro pagato 3 euro l’ora per raccogliere frutta e verdura sotto il sole cocente, non denunciano. C’è però anche chi è riuscito a far partire inchieste e processi. È il caso di Gill che, nel marzo 2020, nel pieno della pandemia, quando negli ospedali i pazienti ricoverati per Covid morivano, per aver chiesto una mascherina venne licenziato dai suoi datori di lavoro a Borgo Hermada, alle porte di Terracina, e massacrato di botte. Il bracciante venne investito con un furgone, gli vennero spaccate le ossa con una mazza da baseball e venne buttato in un fosso. Davanti al Tribunale di Latina c’è un processo in corso a quelli che lui chiamava padroni, padre e figlio. «Gill ha avuto coraggio e ora fa fatica anche a lavorare. Per le botte non può più portare pesi con un braccio», racconta il suo legale, l’avvocato Salerni.

Nel 2019, nella operazione «Commodo», la Polizia effettuò sei arresti. Gli indagati vennero accusati di aver messo in piedi un sistema di sfruttamento sempre dei sikh tra Latina, Priverno e Sezze. Siamo nelle campagne del Lazio bonificate dal fascismo, attraversate dal canale delle acque alte, il canale Mussolini del romanzo di Pennacchi. Con la complicità di un sindacalista, gli stranieri venivano distribuiti al mattino tra le diverse aziende, dopo averli stipati all’inverosimile su alcuni furgoni. Visionando i filmati, gli investigatori scoprirono che su quei mezzi trasformati in carri bestiame alcuni lavoratori non riuscivano a respirare e, quando iniziavano a boccheggiare, venivano abbandonati in strada. Un’altra indagine, inoltre, scattò quattro anni fa, quando un 26enne di nazionalità indiana, caduto da una serra in un’azienda di San Felice Circeo, anziché essere soccorso da un’ambulanza venne portato in ospedale dal datore di lavoro e spirò dopo una breve agonia. Ma di braccianti crollati sotto il sole, vittime di trattori o sostanze chimiche, lasciati in mezzo ai campi per evitare denunce, le stesse associazioni impegnate a tutelare i diritti dei sikh fanno fatica a stilare un bilancio esatto. Un operaio 50enne, sempre al Circeo, è morto nell’incendio del container posizionato in mezzo ai campi dove lavorava e non si contano quanti vengono investiti e uccisi dalle auto mentre in bicicletta, al buio, cercano di raggiungere le aziende dell’agro pontino. Tanto che i sindacati, per frenare la strage, regalano gilet con strisce catarifrangenti. Un inferno che ha portato anche diversi giovani sikh a togliersi la vita: 18 i suicidi in 6 anni.

Come se non bastasse c’è chi lucra persino sulle mutilazioni o sulle morti. In un retrobottega di un negozio etnico in provincia di Latina, un bracciante, insieme a un mediatore culturale e a un lavoratore italiano stanco di vedere i sikh trattati come schiavi, svela il business legato agli incidenti sul lavoro. «La maggior parte degli indiani — assicura — non parla italiano. Quando si fanno male, subendo amputazioni o fratture, gli fanno firmare una cessione del credito, facendogli credere che sono i moduli per ottenere il risarcimento. E quando c’è qualcuno che muore volano in India e fanno lo stesso con i parenti. Agli indiani vanno gli spiccioli e risarcimenti cospicui finiscono ai datori di lavoro e a chi collabora con loro, agenzie di pratiche e avvocati che fanno firmare quegli atti».

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