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Da Pd e 5S un salvagente per chi ha debiti: rate e aiuti pubblici sui beni pignorati

(fotogramma)
Due emendamenti dell’opposizione che ampliano una proposta del ministro Urso sulle “cartolarizzazioni sociali”. Si potrà ricomprare il debito con un mutuo o prendere in affitto l’appartamento o la fabbrica finiti al creditore
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MILANO — Dopo un anno di mediazioni, e quasi 10 di scontri, le fazioni avverse dei debitori e dei creditori che affollano il più grande mercato europeo dei crediti deteriorati stanno per trovare un compromesso, materializzato in due emendamenti al decreto Agricoltura in discussione da qualche giorno al Senato.

Se passerà (forse non subito, ma ormai il consenso tra le parti e soprattutto tra i partiti, di governo e di opposizione, pare formato) permetterà di estendere le “cartolarizzazioni sociali” a tutto il settore del recupero crediti nostrano, che vale 350 miliardi di euro nominali. Consentirà, inoltre, di rateizzare i debiti in procedura, e di affittare agli ex titolari gli immobili pignorati dai fondi.

In Italia ci sono circa un milione di famiglie e imprenditori morosi, e le loro case o aziende, spesso vendute all’asta dai fondi subentrati alle banche erogatrici dei crediti (lo prevede la legge quadro di settore, del 2016), difficilmente recuperano più del 35% del vecchio pr…

MILANO — Dopo un anno di mediazioni, e quasi 10 di scontri, le fazioni avverse dei debitori e dei creditori che affollano il più grande mercato europeo dei crediti deteriorati stanno per trovare un compromesso, materializzato in due emendamenti al decreto Agricoltura in discussione da qualche giorno al Senato.

Se passerà (forse non subito, ma ormai il consenso tra le parti e soprattutto tra i partiti, di governo e di opposizione, pare formato) permetterà di estendere le “cartolarizzazioni sociali” a tutto il settore del recupero crediti nostrano, che vale 350 miliardi di euro nominali. Consentirà, inoltre, di rateizzare i debiti in procedura, e di affittare agli ex titolari gli immobili pignorati dai fondi.

In Italia ci sono circa un milione di famiglie e imprenditori morosi, e le loro case o aziende, spesso vendute all’asta dai fondi subentrati alle banche erogatrici dei crediti (lo prevede la legge quadro di settore, del 2016), difficilmente recuperano più del 35% del vecchio prestito. Da anni diverse associazioni come Caritas e Favor Debitoris, gruppi di accademici tra cui molti della Cattolica di Milano e di Napoli, politici tra le file di Fdi, Pd e M5s provano a ricalibrare la situazione, sbilanciata dal governo Renzi a favore dei creditori per arginare le crisi bancarie di 10 anni fa. E già lo scorso agosto, su impulso del ministro del Made in Italy Adolfo Urso, il governo cercò di far passare una misura che consentisse agli insolventi di estinguere i loro debiti pagando il 20% in più di quanto versato dai fondi che avevano comprato dalle banche.

Normalmente la cessione avviene a valori tra il 15 e il 30% del nominale, secondo la maturità e le garanzie a fronte. Ma l’idea di Urso è stata stroncata dalla lobby creditizia, perché violava contratti (e investimenti) pregressi, e in più rischiava di incrementare le future perdite sulle garanzie offerte dallo Stato alle relative cartolarizzazioni (Gacs), attive per circa 118 miliardi.

Venerdì scorso sono stati depositati due emendamenti fotocopia al dl Agricoltura, a firma Walter Verini del Pd e Mario Turco dei M5s, che includono tutte le proposte su cui le due fazioni dialogano da mesi, con quattro principali novità. La prima estende le cartolarizzazioni “sociali” a quelle già esistenti, che sono la stragrande maggioranza dei crediti deteriorati.

Alla stessa stregua, questa forma mitigata di procedura è estesa alle tranche impacchettate di crediti inesigibili comprati sul “mercato secondario”: quelli emessi anni fa ma che gli operatori si cedono tra loro (e che da qualche trimestre rappresentano ormai metà delle compravendite totali).

Terza novità, consentire al fondo che ha “spossessato” un immobile al titolare-debitore di «cederlo in locazione a quest’ultimo, con la partecipazione di un’associazione di promozione sociale iscritta al registro da almeno cinque anni, o di società o enti dalla stessa istituiti». Infine, si potrà trasformare il credito in mora in un mutuo a rate, prassi già invalsa ma spesso vessatoria a svantaggio dei debitori più fragili, anche per il fatto di non essere normata.

Se la commissione Agricoltura del Senato ritenesse inammissibili gli emendamenti, per la relativa attinenza al decreto in discussione, c’è già un altro contenitore legislativo che appare più adatto e che dovrà essere convertito a breve: il decreto Salvacasa di Matteo Salvini, da trasformare in legge alla Camera.

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