Lavorare in vacanza, le città migliori per diventare nomadi digitali. E le regole per farlo in ogni angolo del mondo
di Irene Maria Scalise , Rosaria AmatoROMA – L’arrivo dell’estate non per tutti coincide con le ferie lavorative. Ma attenzione c’è una buona notizia: anche l’opzione dei lunghi mesi nella calura cittadina, arrivando in ufficio con l’asfalto che si scioglie sotto le scarpe, può essere superata. Lo smart working in questo senso può tornare utile. Sebbene dal primo aprile 2024 il regime ordinario dello smart working (regolato dalla legge n. 81/2017) sia stato ripristinato, molte aziende lo consentono ancora, trasformando ciò che prima era un privilegio dei "nomadi digitali" in una realtà accessibile a tutti: viaggiare senza dover rinunciare al lavoro, portando con sé solo lo smartphone o il PC. “Questo fenomeno è noto come workation – spiega Paolo Tanfoglio, ceo di Lokky – un modello ibrido che coniuga lavoro e vacanza, consentendo di essere turisti senza rinunciare a email o chiamate di lavoro, a cui si può rispondere anche sotto il sole. Tra i benefici di questo modello, quello di bilanciare gli impegni professionali co…
ROMA – L’arrivo dell’estate non per tutti coincide con le ferie lavorative. Ma attenzione c’è una buona notizia: anche l’opzione dei lunghi mesi nella calura cittadina, arrivando in ufficio con l’asfalto che si scioglie sotto le scarpe, può essere superata. Lo smart working in questo senso può tornare utile. Sebbene dal primo aprile 2024 il regime ordinario dello smart working (regolato dalla legge n. 81/2017) sia stato ripristinato, molte aziende lo consentono ancora, trasformando ciò che prima era un privilegio dei "nomadi digitali" in una realtà accessibile a tutti: viaggiare senza dover rinunciare al lavoro, portando con sé solo lo smartphone o il PC. “Questo fenomeno è noto come workation – spiega Paolo Tanfoglio, ceo di Lokky – un modello ibrido che coniuga lavoro e vacanza, consentendo di essere turisti senza rinunciare a email o chiamate di lavoro, a cui si può rispondere anche sotto il sole. Tra i benefici di questo modello, quello di bilanciare gli impegni professionali con la scoperta di nuovi luoghi e trascorrere più tempo con familiari e amici. Oltre a favorire una migliore gestione dello stress la workation aumenta la produttività e aiuta anche a sviluppare abilità di gestione del tempo più efficaci. La possibilità di lavorare da luoghi diversi dall'ufficio tradizionale diventa un vantaggio competitivo nel mercato del lavoro, attraendo nuovi talenti e riducendo il turnover”.
Il Workation Index
Ma quali sono le migliori destinazioni per fare workation? Holidu, azienda leader in Europa nel settore delle case vacanza, ha stilato il 'Workation Index', una classifica delle migliori città del mondo pconsiderando una serie di indicatori quali clima, costi di affitto, connessione Wi-Fi, disponibilità di spazi di co-working, costo medio del caffè e del cibo, tariffa media dei viaggi e attrazioni turistiche. Sul podio troviamo Bangkok (Tailandia), Nuova Delhi (India) e Lisbona (Portogallo). Anche se la velocità internet nelle prime due città non è tra le più elevate, il costo della vita è accessibile e offrono numerose attrazioni turistiche. Lisbona, invece, offre una varietà di vantaggi per coloro che scelgono di fare workation, come l'accesso alle spiagge vicine e ai trasporti convenienti.
Anche Preply, piattaforma di apprendimento digitale con tutor da tutto il mondo, ha stilato il suo Workation Index confrontando 75 città nei Paesi OCSE su 10 fattori, inclusi la conoscenza dell'inglese, l'assistenza sanitaria, la sicurezza, gli spazi verdi e l'inquinamento. Sul podio troviamo Brisbane in Australia, seguita da Lisbona in Portogallo e Nicosia a Cipro.
Leggi fiscali e visti necessari
Prima di fare le valigie, però, è importante conoscere le leggi fiscali e i necessari visti di lavoro o i permessi di soggiorno, che variano da paese a paese. Aggiunge Tanfoglio: “E’ necessario registrarsi presso le autorità locali del Paese di destinazione e ottenere un codice fiscale locale. Inoltre, il diritto alla libera circolazione può essere limitato per alcune categorie di lavoratori, ad esempio per le professioni che richiedono l’abilitazione ad un albo nazionale. Non solo, è fondamentale anche avere una copertura assicurativa adeguata per proteggere se stessi e il proprio lavoro. Tra le migliori coperture consigliate per i professionisti freelance che lavorano all’estero, ci sono: Assicurazione sanitaria internazionale; Assicurazione responsabilità civile, per proteggersi da eventuali danni causati a terzi durante lo svolgimento della propria attività, ad esempio danni causati a proprietà o persone; Assicurazione contro i danni causati dal lavoro; Assicurazione contro l’interruzione del lavoro a causa di malattia o infortunio, furto o la perdita di attrezzature di lavoro”
E in Italia da aprile c’è il “visto”
Anche se dal primo aprile in Italia è tornato il regime ordinario dello smart working, che dunque presuppone un accordo con il datore di lavoro per lavorare da remoto, molte aziende italiane si stanno aprendo a un modello di lavoro che dopo la pandemia si sta affermando sempre di più, quello del “nomadismo digitale”. E anzi ad aprile è stato finalmente pubblicato il decreto che regola il “visto per i nomadi digitali”, stabilendo le modalità e i requisiti per l’ingresso ed il soggiorno di “cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea, che svolgono un’attività lavorativa altamente qualificata attraverso l’utilizzo di strumenti tecnologici che consentono di lavorare da remoto”.
L’Italia mostra da tempo interesse per i nomadi digitali. Le nuove norme stabiliscono che, non ci sono accordi bilaterali di sicurezza sociale con il Paese di origine, varrà la disciplina previdenziale e assicurativa italiana. Ai nomadi digitali e ai lavoratori da remoto sarà rilasciato il codice fiscale insieme al permesso di soggiorno; dovranno anche aprire la partita Iva.
Dall’ultimo report dell’Associazione Nomadi Digitali, fondata nel 2010 da Alberto Mattei, emerge che l’Italia è una destinazione attrattiva per i lavoratori stranieri. In particolare, il 43% degli intervistati sceglierebbe il Sud Italia e le Isole come destinazione privilegiata, il 14% una destinazione del Centro Italia e il 10% il Nord Italia.