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A Piazza Affari tutto il “clearing” delle sette Borse Euronext

Un operatore di Borsa di una banca davanti ai monitor, Milano

 
L’operazione partirà il primo luglio, l’importanza di arrivare all’Unione dei capitali
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ROMA - Adesso c’è la data: il primo luglio. Tutto pronto per il trasferimento in Italia di un nuovo pacchetto di servizi di Euronext, il big player del mercato europeo che gestisce le Borse di sette Paesi (Italia, Francia, Olanda, Belgio, Norvegia, Portogallo e Irlanda).

Tocca ai derivati, inclusi quelli sulle commodities come il grano, andare a rafforzare l’accentramento dell’attività di clearing che è stato avviato lo scorso novembre. E così Euronext clearing (l’ex Cassa di compensazione e garanzia) allargherà il perimetro delle sue attività, rafforzando il suo ruolo di controparte centrale dei mercati europei in questo ambito, oltre a quello che già ricopre per l’obbligazionario.

Ma al di là del perimetro, il dato è un altro: negli equilibri interni di Euronext, l’Italia conta di più nelle attività di liquidazione del saldo tra chi acquista e vende un titolo, obbligazionario o derivato che sia. D’altronde non potrebbe essere diversamente perché le competenze tricolori sul clearing …

ROMA - Adesso c’è la data: il primo luglio. Tutto pronto per il trasferimento in Italia di un nuovo pacchetto di servizi di Euronext, il big player del mercato europeo che gestisce le Borse di sette Paesi (Italia, Francia, Olanda, Belgio, Norvegia, Portogallo e Irlanda).

Tocca ai derivati, inclusi quelli sulle commodities come il grano, andare a rafforzare l’accentramento dell’attività di clearing che è stato avviato lo scorso novembre. E così Euronext clearing (l’ex Cassa di compensazione e garanzia) allargherà il perimetro delle sue attività, rafforzando il suo ruolo di controparte centrale dei mercati europei in questo ambito, oltre a quello che già ricopre per l’obbligazionario.

Ma al di là del perimetro, il dato è un altro: negli equilibri interni di Euronext, l’Italia conta di più nelle attività di liquidazione del saldo tra chi acquista e vende un titolo, obbligazionario o derivato che sia. D’altronde non potrebbe essere diversamente perché le competenze tricolori sul clearing sono note e conviene anche alle piazze straniere “cedere” questi servizi, in termini di gestione, servendosi invece della piattaforma italiana.

Anche perché si tratta tutto sommato solo di un tassello: altre attività accentrate, più pesanti del clearing, hanno sede all’estero, quasi tutti in Francia. E questo nonostante da Borsa Italiana passi il 98% del totale degli scambi e della capitalizzazione di titoli obbligazionari di tutto il circuito Euronext.

Ecco allora che l’accentramento del clearing in Italia va inquadrato oltre l’effetto finanziario puro, che è quello di offrire vantaggi sul fronte della solidità e dell’efficienza nella gestione del rischio (oltre ad assicurare una maggiore armonizzazione a livello europeo).

La questione è quanto questo accentramento può contribuire a bilanciare gli equilibri con i francesi. Il primo sciopero della storia dei dipendenti di Borsa Italiana, indetto per giovedì dai sindacati bancari Fabi, First-Cisl e Fisac-Cgil, è la cartina di tornasole della tensione che scorre sotto questi equilibri.

Per i sindacati è in corso "un costante, sistematico e complessivo disinvestimento dall’Italia del gruppo Euronext e lo svuotamento dall’interno delle strutture italiane”. Certo le rivendicazioni sollevate, a iniziare dal mancato adeguamento salariale al nuovo contratto nazionale del credito, hanno un carattere nazionale, ma hanno una genesi proprio nell’architettura complessiva di Euronext. Che ora è destinata ad evolvere ulteriormente ma che, a giudicare dalle prime reazioni, non viene considerata del tutto soddisfacente.

Il potenziamento del clearing può comunque rappresentare una leva per l’Italia. Ma anche per l’intero progetto di Euronext perché l’azione di Euronext clearing è fondamentale per la stabilità dei mercati: da controparte centrale tra il compratore il venditore diventa il garante del regolamento dei contratti ed evita il rischio di inadempienza del compratore o del venditore, assicurando in questo modo il successo dell’operazione.

Un sistema codificato, quindi sicuro, che vede la controparte dotarsi di un sistema di salvaguardia finanziaria che è basato su diversi livelli di protezione.

Ma il ruolo che l’Italia può ricoprire attraverso la guida delle attività di clearing va oltre. Può dare slancio a quel processo di integrazione che ha il nome di Unione dei mercati dei capitali. La filosofia è la stessa, l’opportunità di essere tra i Paesi leader nella costruzione della Capital Markets Union è a portata di mano. Anche perché l’esito del voto europeo potrebbe rimescolare la gerarchia dei Paesi che spingono per la Cmu.

Vale soprattutto per la Francia, dove Emmanuel Macron è stato travolto dall’onda lunga dei lepenisti. Da tempo Parigi si è candidata ad avere un ruolo importante nella definizione dell’Unione dei mercati dei capitali. Marine Le Pen non è di certo una fan dell’integrazione europea, soprattutto in questo ambito.

Ecco allora che la posizione dell’Italia potrebbe uscirne rafforzata anche perché il consenso interno sulla spinta alla Cmu è di fatto unanime. Il lavoro che sta portando avanti il ministero dell’Economia va in questa direzione, ma è anche il mercato a sollecitare un’accelerazione.

Negli scorsi giorni non sono passate inosservate le parole dell’amministratore delegato di Mediobanca Alberto Nagel: l’Unione «consentirebbe l’accesso a fonti di finanziamento più ampie, incluso il canale bancario, il capitale proprio, le obbligazioni e altri strumenti di finanziamento». Non solo. "Costi inferiori - ha aggiunto - possono migliorare la competitività delle grandi imprese e delle pmi”, oltre al fatto che la riforma tratterrebbe in Europa “i 300 miliardi di euro che fluiscono annualmente verso gli Stati Uniti”.

Nell’Europa in cerca di una maggioranza politica, la sfida dell’Unione dei mercati di capitali può costituire un elemento di coesione. Intanto si muovono i livelli sottostanti. Pochi giorni per l’avvio del rafforzamento del clearing in Italia, nuovo atto di una partita più articolata. E ancora tutta da giocare.

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