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“Sette anni fa mi sono licenziata. Ho scelto la libertà di viaggiare”

Ilaria Cazziol al lavoro nel suo camper

 
Intervista a Ilaria Cazziol, copywriter specializzata in Seo, nomade digitale dal 2017
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ROMA — Per il momento vive «nelle banalissime Marche, a Fermignano». Ma Ilaria Cazziol, 33 anni, copywriter specializzata in Seo, nomade digitale dal 2017, autrice del libro “Destinazione viaggio”, è già pronta a ripartire, nel giro di un mese, in camper con il suo compagno, Marco Mignano.

Chi sono i nomadi digitali?

«Non sono necessariamente persone che vivono sempre all’estero, ma persone che, grazie al loro lavoro che si svolge online, possono vivere e lavorare ovunque».

Prima di diventare “nomade” ha provato un lavoro fisso?

«Sì, dopo la laurea in lingue e il master in marketing alla Bocconi ho cominciato a lavorare a Milano, in una società di comunicazione. Ma nel 2017 mi sono licenziata: per me era molto …

ROMA — Per il momento vive «nelle banalissime Marche, a Fermignano». Ma Ilaria Cazziol, 33 anni, copywriter specializzata in Seo, nomade digitale dal 2017, autrice del libro “Destinazione viaggio”, è già pronta a ripartire, nel giro di un mese, in camper con il suo compagno, Marco Mignano.

Chi sono i nomadi digitali?

«Non sono necessariamente persone che vivono sempre all’estero, ma persone che, grazie al loro lavoro che si svolge online, possono vivere e lavorare ovunque».

Prima di diventare “nomade” ha provato un lavoro fisso?

«Sì, dopo la laurea in lingue e il master in marketing alla Bocconi ho cominciato a lavorare a Milano, in una società di comunicazione. Ma nel 2017 mi sono licenziata: per me era molto importante avere questo tipo di libertà, volevo viaggiare».

E dov’è andata?

«Il camper è diventato il comune denominatore della nostra libertà. Abbiamo fatto un viaggio di 6 mesi in Asia: siamo stati in Russia, Mongolia, Cina, Giappone, Nepal, India e Thailandia. E dopo in molti altri posti, tra i quali Giordania, Panama, Spagna, Andalusia. Spesso in coppia, ma anche da sola, come in Marocco».

Ha trovato contratti che le permettono di lavorare da remoto, o lavora da free lance?

«Sono una free lance. Dopo una fase di assestamento, durante la quale ho dovuto costruire la fiducia nei miei confronti, poi tutto è andato crescendo. Con ovvia interruzione durante il Covid, ma adesso il mercato sta cambiando di nuovo, con l’intelligenza artificiale. Nel complesso, noi diciamo spesso che la libertà è inversamente proporzionale alla sicurezza. Anche se oggi non è più così vero: ci sono sempre più aziende che sposano il lavoro da remoto».

Anche italiane?

«In Italia ci sono molte questioni che rendono il nomadismo digitale difficile. All’estero c’è più consapevolezza, ci sono più opportunità lavorative. I nomadi digitali sono soprattutto americani, israeliani, tedeschi».

E le città dove si lavora meglio a suo giudizio quali sono?

«Noi siamo stati poco negli hub dei nomadi digitali, di solito preferiamo lavorare nel nostro camper, nella natura. Ma ci siamo trovati molto bene a Chiang Mai, in Thailandia, dove c’è una comunità molto attiva di nomadi digitali. Come a Lisbona, del resto, dove molti sono stati attratti dagli sgravi fiscali. Penso che però l’Italia dovrebbe puntare invece su una maggiore integrazione con le comunità locali, e ai piccoli borghi, piuttosto che alle grandi città già sovraffollate».

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