L’economia dello spazio cambia pelle tra nuovi attori e geopolitica
di Vito Albino*La missione di esplorazione robotica cinese Chang’e-6 ha raggiunto il suolo lunare qualche giorno fa e preleverà campioni di materiale da riportare sulla Terra. Anche l’India ha raggiunto con successo lo scorso agosto la superficie lunare con la missione Chandrayaan-3 e sta programmando la prossima missione, Chandrayaan-4, per riportare anch’essa sulla Terra campioni del suolo lunare. La sonda robotica giapponese Slim, arrivata sulla Luna lo scorso gennaio, non è operativa per problemi tecnici, ma ha dimostrato che sono ormai già cinque i Paesi in grado di arrivare con successo sulla Luna: Cina, Giappone, India, Russia e Stati Uniti.
Cos’è cambiato dagli anni Cinquanta
Dal 1957, cioè da quando l’Unione Sovietica ha lanciato il primo satellite artificiale Sputnik, l’accesso allo spazio rappresenta la nuova frontiera dell’esplorazione umana, ma, come dimostrano queste recenti notizie, molto è cambiato da quegli anni. Lo spazio, da luogo di ricerca e sperimentazione scientifica, è ormai…
La missione di esplorazione robotica cinese Chang’e-6 ha raggiunto il suolo lunare qualche giorno fa e preleverà campioni di materiale da riportare sulla Terra. Anche l’India ha raggiunto con successo lo scorso agosto la superficie lunare con la missione Chandrayaan-3 e sta programmando la prossima missione, Chandrayaan-4, per riportare anch’essa sulla Terra campioni del suolo lunare. La sonda robotica giapponese Slim, arrivata sulla Luna lo scorso gennaio, non è operativa per problemi tecnici, ma ha dimostrato che sono ormai già cinque i Paesi in grado di arrivare con successo sulla Luna: Cina, Giappone, India, Russia e Stati Uniti.
Cos’è cambiato dagli anni Cinquanta
Dal 1957, cioè da quando l’Unione Sovietica ha lanciato il primo satellite artificiale Sputnik, l’accesso allo spazio rappresenta la nuova frontiera dell’esplorazione umana, ma, come dimostrano queste recenti notizie, molto è cambiato da quegli anni. Lo spazio, da luogo di ricerca e sperimentazione scientifica, è ormai diventato anche una risorsa economica grazie alle opportunità offerte dai servizi di osservazione della Terra, di georeferenziazione e di telecomunicazione che utilizzano infrastrutture tecnologiche, composte da migliaia di satelliti (si pensi a Starlink), che ormai occupano le orbite basse della Terra.
Peraltro, la presenza di imprese private proprietarie di tali infrastrutture ha rapidamente fatto emergere la necessità di regolamentare l’accesso alle orbite basse della Terra e, presto, l’esigenza si porrà per quelle lunari e per la stessa superficie lunare. I trattati internazionali, a partire dall’Outer Space Treaty, il trattato multilaterale che ancora regolamenta lo spazio extra-atmosferico, hanno sempre più difficoltà a costituire un sicuro riferimento per tutti gli operatori economici e istituzionali. Anche i problemi ambientali derivanti dal congestionamento delle orbite causato dall’elevato numero di oggetti presenti (in primis satelliti, ma anche i circa 700mila detriti spaziali più grandi di 1 cm generati dall’uomo) presentano nuove criticità e richiedono regolamentazioni attraverso accordi multilaterali.
Il budget per il 2024 dell’Esa
Tutto questo sta avvenendo in un quadro di rapporti internazionali sempre più tesi e complessi a causa degli attuali conflitti in corso, che non facilita la convergenza di interessi. Si pensi alla recente vicenda del satellite russo Cosmos 2576 posto in orbita a maggio con funzioni ostili rispetto a un satellite spia statunitense. Sembrano ormai lontani i tempi in cui i due Paesi collaborarono alla Stazione Spaziale Internazionale.
Inoltre, l’industria spaziale statunitense vive ormai da almeno due decenni una transizione sospinta dalla politica del governo che, con il supporto della Nasa, e più recentemente anche della Us Space Force, sostiene la crescita di imprese commerciali come SpaceX e Blue Origin e la nascita di startup. Queste imprese hanno ormai sviluppato straordinarie capacità tecnologiche in molti comparti della Space Economy, da lanciatori e stazioni spaziali commerciali all’estrazione di risorse lunari, dando vita alla cosiddetta New Space Economy.
Un contesto internazionale in profondo cambiamento
Tale capacità competitiva si confronta con un contesto internazionale in profondo cambiamento in cui l’agenzia spaziale russa Roscomos e quella europea Esa (European Space Agency) non sono più i soli attori. Con capacità e programmi differenti, ormai vi sono circa 70 agenzie spaziali nel mondo, tra nazionali e sovranazionali. Non sorprende, tra queste, la Chinese National Space Agency, nata nel 1993, che, dopo aver realizzato la stazione spaziale cinese Tiangong in orbita terrestre, ha programmi ambiziosi che prevedono, tra l’altro, la realizzazione di una base cinese sul suolo lunare e il proseguimento dell’esplorazione di Marte. C’è poi la Indian Space Research Organization, che con Chandrayaan-3 è entrata nel club esclusivo dei Paesi che hanno raggiunto la Luna.
I più bassi costi di accesso allo spazio, grazie a lanciatori parzialmente riusabili, e lo sviluppo di sistemi robotici stanno ampliando le opportunità di sviluppo di attività spaziali. Per esempio, SpaceX ha in programma di lanciare un razzo circa ogni due giorni e mezzo nel 2024, avendo nel 2023 raggiunto ormai il 70% del mercato dei lanci. Queste missioni, non più solo scientifiche ma sempre più commerciali, si stanno articolando attraverso complesse filiere globali tra forme di cooperazione e competizione. In questo contesto l’Esa, attraverso vari programmi, sta accompagnando la transizione del comparto della Space Economy europea soprattutto stimolando la commercializzazione dello spazio e la nascita di nuove imprese. Anche l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) è impegnata in questo cambiamento. Sarà importante per l’industria spaziale italiana cogliere le nuove opportunità di mercato attraverso un posizionamento strategico delle imprese nelle nuove filiere globali.
Occorre valorizzare le competenze delle nostre imprese
Occorrerà valorizzare le competenze distintive delle nostre imprese e dei nostri centri di ricerca e università ricordando che, come in tutte le transizioni industriali, servirà un cambiamento culturale del management e una postura imprenditoriale più orientata al rischio. Sarà auspicabile anche una visione quanto meno europea in quanto i grandi player del mercato globale stanno crescendo in termini di competitività e dimensione, così come il mercato globale della New Space Economy, che si prevede raggiungerà nel 2035 circa 1.800 miliardi di dollari. E questo mercato interesserà non più solo le imprese tradizionali della Space Economy, ma anche quelle che coglieranno opportunità integrando nella loro offerta prodotti e servizi del mondo spaziale.
Parafrasando Dickens, sembrano tempi difficili, ma lo spazio può portare grandi benefici alla nostra vita e al nostro pianeta, più di quanto riusciremo ad accorgerci.
*Chair, European Center for Space Economy and Commerce