Come aumentare l’equità ma anche l’efficienza del fisco per i super ricchi
di Alessandro SantoroL’agenda Tax the Rich ambisce ad indicare una prospettiva di riforma fiscale in due tempi, con l’obiettivo principale di aumentare l’equità verticale del prelievo ma con l’ambizione di incrementarne anche l’efficienza.
Nel breve periodo, la proposta assume come data la struttura esistente del sistema fiscale e, in particolare, l’attuale definizione della base imponibile dell’Irpef. Data questa premessa, l’aumento dell’equità verticale viene perseguito attraverso tre proposte. La prima, l’introduzione di un’imposta progressiva sui grandi patrimoni, da applicarsi allo 0,1% più ricco dei cittadini italiani, titolari di patrimoni netti superiori a 5,4 milioni di euro, ha lo scopo primario di rimediare alla regressività che attualmente si manifesta al top della distribuzione del reddito e della ricchezza, in Italia come in altri Paesi (ed infatti la proposta è in linea con gli intendimenti dell’Iniziativa dei Cittadini Europei su cui è in corso, dal mese di ottobre 2023, la raccolta pane…
L’agenda Tax the Rich ambisce ad indicare una prospettiva di riforma fiscale in due tempi, con l’obiettivo principale di aumentare l’equità verticale del prelievo ma con l’ambizione di incrementarne anche l’efficienza.
Nel breve periodo, la proposta assume come data la struttura esistente del sistema fiscale e, in particolare, l’attuale definizione della base imponibile dell’Irpef. Data questa premessa, l’aumento dell’equità verticale viene perseguito attraverso tre proposte. La prima, l’introduzione di un’imposta progressiva sui grandi patrimoni, da applicarsi allo 0,1% più ricco dei cittadini italiani, titolari di patrimoni netti superiori a 5,4 milioni di euro, ha lo scopo primario di rimediare alla regressività che attualmente si manifesta al top della distribuzione del reddito e della ricchezza, in Italia come in altri Paesi (ed infatti la proposta è in linea con gli intendimenti dell’Iniziativa dei Cittadini Europei su cui è in corso, dal mese di ottobre 2023, la raccolta paneuropea di adesioni).
L’obiezione tradizionale che viene opposta a questo tipo di proposte, ovvero la “fuga” dei capitali verso l’estero, è oggi molto meno forte per due ordini di ragioni. In primo luogo, è possibile dimostrare che il basso livello dell’aliquota effettiva sui patrimoni e i redditi finanziari è inferiore a quella ottimale, calcolata, cioè, tenendo conto anche dell’eventuale reazione negativa dei contribuenti all’introduzione della nuova imposta.
In secondo luogo, è oggi molto più difficile far uscire patrimoni senza che l’amministrazione finanziaria ne sia informata. Infatti, lo scambio automatico di informazioni tra amministrazioni fiscali (CRS) ha già ridotto, secondo le stime contenute nel Global Tax Evasion Report curato dallo European Tax Observatory di Gabriel Zucman, da più del 90 al 25%, la ricchezza finanziaria esportata che non paga imposte ed è concretamente possibile aumentarne l’efficacia attraverso alcuni ampliamenti (in primis, l’inclusione delle informazioni sui patrimoni immobiliari).
Dunque, questa proposta aumenta l’equità e l’efficienza del sistema fiscale nel suo complesso, e, dal punto di vista dell’amministrazione fiscale, presenta oggi molti meno problemi rispetto a quanto accadeva fino a pochi anni fa. Nello stesso solco si colloca la seconda proposta di breve periodo, l’aumento del prelievo sulle grandi successioni e donazioni, che si pone l’ulteriore obiettivo di ridurre il regime di sostanziale favore sulle risorse ereditate o ricevute in dono che hanno scarse giustificazioni di merito, contribuiscono a divaricare le opportunità e riducono il dinamismo dell’economia, come ampiamente dimostrato nella letteratura economica.
La terza proposta di breve periodo consiste nell’introduzione di ulteriori scaglioni ed aliquote marginali Irpef per redditi più elevati. Anche in questo caso la proposta è in linea con gli studi più recenti, in particolare di Emmanuel Saez, e risulta opportuna alla luce delle recenti riforme che hanno ridotto il numero di scaglioni applicando l’aliquota marginale più elevata, del 43%, a partire da un livello di reddito molto basso (50mila euro).
La principale criticità di queste iniziative sta nel fatto che esse non mettono in discussione la struttura del sistema fiscale italiano, ed è per questa ragione che il manifesto contiene anche due proposte di medio periodo. La prima è l’ampliamento della base imponibile dell’imposta sui redditi delle persone fisiche a tutti i redditi da lavoro e ai redditi da capitale finanziario, con la conseguente abolizione dei regimi sostitutivi. L’intervento prefigurerebbe il tendenziale ritorno a una tassazione personale omnicomprensiva, ovvero al modello in grado di assicurare il massimo grado di equità del prelievo sui redditi personali.
Va ricordato che l’abbandono di questo modello, avvenuto negli ultimi decenni del secolo scorso, è stato principalmente dovuto all’esclusione dei redditi finanziari che, grazie alla mancata regolamentazione e alla globalizzazione dei mercati, risultavano sostanzialmente incontrollabili dagli Stati nazionali. Come già detto, oggi le cose sono cambiate e le possibilità di tornare verso una tassazione omnicomprensiva, in cui rientrino sia i redditi da lavoro sia quelli da capitale, sono notevolmente aumentate.
La sfida principale, in questo caso, è di tipo amministrativo, e sta nel coniugare la base omnicomprensiva con il prelievo alla fonte (che va assolutamente mantenuto) dei redditi da capitale finanziario, come già oggi avviene per i redditi da lavoro dipendente. Per quanto riguarda i redditi da capitale immobiliare, il sistema attuale è notoriamente del tutto iniquo ed inefficiente, e per questa ragione nel Manifesto se ne chiede la profonda riforma partendo dalla revisione del catasto la cui lontananza dai valori di mercato privilegia ancora una volta, va ricordato, le aree più ricche del Paese.