Bruxelles - Corruzione, appropriazione indebita di fondi Ue e abuso di influenza. Sono questi i tre capi di accusa dell’inchiesta a carico di Werner Hoyer, ex presidente della Bei, la Banca europea per gli investimenti. Ossia una delle istituzioni più importanti dell’Unione e anche tra quelle che muove più soldi. Hoyer aveva chiuso, dopo dodici anni, il suo mandato a dicembre scorso lasciando il posto alla ex ministra spagnola, Nadia Calvino.
Sono dunque bastati sei per aprire l’indagine. Eppo, la procura europea che ha sede in Lussemburgo proprio come la Bei, ha in realtà aperto il medesimo procedimento anche contro un altro ex dipendente. È stato lo stesso ex presidente della Banca a rendere nota l’indagine respingendo accuse definite «assurde e infondate» e chiedendo alla sua ex istituzione di «cooperare pienamente» al fine di chiarire «completamente» i fatti.
La vicenda è legata alle dimissioni di un ex funzionario. Si tratta, ha spiegato l’avvocato del tedesco, Nikolaos Gazeas, di un «risarcimento pagato a un dipendente della Bei in uscita». Un accordo firmato da Hoyer che però, nella difesa dell’avvocato, «non è mai stato coinvolto nelle trattative relative al congedo del dipendente», ma avrebbe soltanto «ricevuto un memorandum con una raccomandazione dal dipartimento competente e dal segretario generale della Bei».Tutte le altre circostanze sono coperte da segreto istruttorio.
Il caso però appare al momento tra più rilevanti tra quelli avviati dalla procura europea dall’avvio delle sue attività nel 2021. E ora spetterà agli inquirenti fare piena luce. Un’azione resa possibile dalla revoca dell’immunità per i due indagati accettata dalla Bei, che ha inoltre concesso il suo nullaosta a procedere con le perquisizioni dei suoi locali e archivi. La revoca dell’immunità era stata richiesta «espressamente» dall’indagato.
E se dal braccio finanziario dell’Ue - il più grande istituto finanziario multilaterale al mondo per volume di prestiti, con una potenza di fuoco di oltre 500 miliardi di euro - ci si limita ad assicurare «piena collaborazione», la Eppo ricorda che «tutte le persone coinvolte si presumono innocenti fino a prova contraria nei tribunali competenti».
Una linea di trasparenza molto diversa rispetto ad altre inchieste. La Corte dei conti europea, ad esempio, da un anno rigetta le richieste della Procura europea di revocare le immunità del suo ex presidente e attuale membro, Klaus-Heiner Lehne, del suo capo di gabinetto e del segretario generale dell’istituto per appropriazione indebita di fondi comunitari, falso e uso di falsità e riciclaggio di denaro. Uno scandalo emerso alla fine del 2022 con un’inchiesta giornalistica del giornale francese Liberation.