Torino — «I veleni non so chi li abbia visti. Io non li vedo. La scelta dei consiglieri di amministrazione di fare un passo indietro e lasciare gli incarichi nelle società partecipate, semmai, dimostra che c’è la volontà di superare le difficoltà». Anna Maria Poggi, presidente della Fondazione Crt, ha appena finito un cda fiume, il primo del suo mandato, che si è concluso con oltre 6 milioni di erogazioni e la scelta dei membri del cda di dimettersi da alcuni incarichi in cui si erano autonominati nei giorni del terremoto e delle dimissioni dell’ex presidente Fabrizio Palenzona. L’obiettivo è dare un segno di discontinuità.
Poggi, alla fine li ha costretti alle dimissioni?
«No, nessuna pressione. È stato un gesto di generosità e responsabilità da parte dei miei colleghi del cda dopo un lavoro fatto con loro in queste settimane. Si è scelto di iniziare dagli incarichi nelle partecipate di peso, come Ream, che fa sviluppo immobiliare, ed Equiter, società di investimento. Diversi sono gli enti strumentali, come le Ogr, dove c’è una riflessione in corso. Si tratta di società dove gli investimenti della fondazione madre sono importanti, avere un controllo diretto è forse necessario».
Nomine che sono state criticate rispetto ai tempi e alle scelte. Cosa replica?
«Tutto è stato fatto in piena regolarità. Non si può ravvisare nemmeno un conflitto di interessi per mancata astensione durante il voto perché, con delibere assunte all’unanimità, non sarebbe stato determinante ai fini della nomina. E poi l’ex presidente Palenzona, prima di dimettersi, aveva sostanzialmente indicato queste nomine nelle partecipate. Non è stato lui a proporle direttamente, ma agli atti del consiglio c’erano le sue indicazioni scritte».
La Fondazione non è bloccata?
«Le faccio io una domanda: come potrebbe essere bloccato un ente che in una sola seduta eroga oltre 6 milioni? Poco meno di un decimo del totale annuale. Abbiamo risposto al territorio non abbiamo lasciato indietro nessuno».
Non mancano i veleni...
«Io non li ho visti, non li ho visti nel cda e non li vedo nella struttura...».
Avete risolto la questione buonuscita, tra 1,3 e 1,7 milioni, dell’ex segretario generale Varese?
«La stiamo affrontando, non siamo arrivati ancora ad una soluzione, ma la troveremo nell’interesse della Fondazione. Il cda è compatto e unito anche su questo».
La Fondazione ha preso iniziative rispetto all’inchiesta giudiziaria in corso a Torino legata al presunto patto occulto per pilotare le nomine del consiglio di indirizzo?
«No, nessuna. La Fondazione come ente non è interessata dall’inchiesta che ha per oggetto persone fisiche, non gli organi. E la responsabilità penale è personale. Penso che la procura di Torino debba fare il suo mestiere e quindi non mi sono messa in contatto con loro. Sono ovviamente a disposizione se avessero bisogno di me».
Crt: le pressioni del Mef, i conflitti di interesse e la buonuscita di Varese. Le verità di Irrera ai pm
È in corso un’ispezione del Mef, ha avuto contatti con la struttura del ministero?
«Non ancora. Avverrà, credo, sulla base delle prime risultanze dei verbali degli ispettori, anche per avere elementi di discussione».
Si è mai confrontata con l’ex presidente Palenzona?
«No, Palenzona non lo conosco. L’ho incontrato solo una volta ad un ciclo di incontri sul carcere. Il passaggio di consegne c’è stato con il vicario Irrera».