Giorgetti riscrive la spending per i Comuni. Ma resta la contrarietà dei sindaci
di Giuseppe ColomboROMA - Chi ha ricevuto i fondi del Pnrr pagherà sempre di più rispetto agli altri, ma un po’ meno e in maniera progressiva rispetto a quanto era stato ipotizzato in un primo momento. Ecco la soluzione che il ministero dell’Economia ha tirato fuori per provare a far rientrare la protesta dei sindaci contro lo schema dei tagli previsti dal decreto attuativo della spending review, che a Comuni e province chiede, rispettivamente, un sacrificio di 200 e 50 milioni all’anno, fino al 2028.
Ma la nuova impostazione ha raccolto solo il sì dei rappresentanti delle province: i sindaci, invece, hanno confermato la loro contrarietà.
Poco male, ragionano al Mef: la mancata unanimità al tavolo della Conferenza Stato-Città e autonomie locali (passaggio…
ROMA - Chi ha ricevuto i fondi del Pnrr pagherà sempre di più rispetto agli altri, ma un po’ meno e in maniera progressiva rispetto a quanto era stato ipotizzato in un primo momento. Ecco la soluzione che il ministero dell’Economia ha tirato fuori per provare a far rientrare la protesta dei sindaci contro lo schema dei tagli previsti dal decreto attuativo della spending review, che a Comuni e province chiede, rispettivamente, un sacrificio di 200 e 50 milioni all’anno, fino al 2028.
Ma la nuova impostazione ha raccolto solo il sì dei rappresentanti delle province: i sindaci, invece, hanno confermato la loro contrarietà.
Poco male, ragionano al Mef: la mancata unanimità al tavolo della Conferenza Stato-Città e autonomie locali (passaggio obbligatorio ma non vincolante), non fermerà l’emanazione del decreto interministeriale, di concerto con l’Interno, che diventerà operativo con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale.
A differenza di un mese fa, quando la prima bozza fu congelata alla luce dei malumori dei sindaci, oltre che per le imminenti elezioni europee, questa volta il titolare del Tesoro Giancarlo Giorgetti non intende rinviare l’avvio della spending. Tra l’altro è in gran ritardo: l’ultima legge di bilancio, infatti, aveva fissato la scadenza a fine gennaio.
Ma cosa cambierà per i Comuni? Le novità sono due. La prima riguarda la composizione del taglio da 200 milioni: lo schema iniziale prevedeva di assorbire 100 milioni dalla spesa corrente (al netto del welfare) e altri 100 in proporzione ai fondi Pnrr incassati dagli enti locali.
Ora gli importi delle due tranche diventano variabili negli anni: per il 2024 si partirà con un contributo di 130 milioni dalla spesa corrente, mentre 70 milioni saranno prelevati dalle risorse del Piano. Poi la quota Pnrr salirà progressivamente, fino ad arrivare, nel 2028, a 100 milioni, lo stesso importo della spesa corrente che intanto è scesa, sempre in maniera progressiva.
La seconda modifica: la soglia massima dei tagli Pnrr sul totale salirà progressivamente dal 90% al 120%, seguendo una scala di coefficienti che vanno dallo 0,95 all’1,2. Ma nello schema iniziale arrivava fino a circa il 300%. Ai Comuni, però, non basta. Ecco la spending della discordia.