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Il governo lascia i poveri senza piano né numeri

L’Inps non pubblica più il bollettino mensile, ma per la ministra Calderone ricevono l’Adi quasi 673 mila famiglie, poco più di un terzo di quelle che avevano il Reddito di cittadinanza
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ROMA – Il governo Meloni continua ad ignorare i poveri. Anzi, li usa per la propaganda elettorale. Ma poi li rigetta in un angolo di silenzio. E di colpa, come se la povertà fosse una scelta.

La card elettorale

Accade così che il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida annuncia la seconda edizione della Social card, una tantum da circa 500 euro, a poche ore dalle elezioni europee di giugno. Ben sapendo che i soldi saranno spendibili solo da settembre. E che forse l’anno prossimo la card non ci sarà più, perché costa 600 milioni. Troppo per una manovra quasi di austerity. Mentre nulla si sa delle due misure che hanno sostituito il Reddito di cittadinanza: l’Assegno di inclusione (Adi) e il Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl).

ROMA – Il governo Meloni continua ad ignorare i poveri. Anzi, li usa per la propaganda elettorale. Ma poi li rigetta in un angolo di silenzio. E di colpa, come se la povertà fosse una scelta.

La card elettorale

Accade così che il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida annuncia la seconda edizione della Social card, una tantum da circa 500 euro, a poche ore dalle elezioni europee di giugno. Ben sapendo che i soldi saranno spendibili solo da settembre. E che forse l’anno prossimo la card non ci sarà più, perché costa 600 milioni. Troppo per una manovra quasi di austerity. Mentre nulla si sa delle due misure che hanno sostituito il Reddito di cittadinanza: l’Assegno di inclusione (Adi) e il Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl).

Poveri diversi

I due interventi non sono compatibili: chi prende l’Adi o l’Sfl non riceve la carta blu di Lollobrigida. Tra l’altro la carta è solo per famiglie con figli e con un Isee (fino a 15 mila euro) doppio di quello richiesto per l’Adi (9.360 euro) e due volte e mezzo quello per l’Sfl (6 mila euro). La Social card poi vale per qualche spesa e qualche pieno di benzina. L’Adi va invece alle famiglie con figli minori, disabili, over 60 e non scade. L’Sfl è un’indennità di formazione da 350 euro per gli “occupabili”: dura massimo un anno e mai più ripetibile.

Meno sussidi

Questo significa che nel 2025 ci saranno per i più poveri solo Adi e Sfl. Come stanno andando? I numeri ufficiali non esistono. Inps non pubblica più il bollettino mensile, come faceva per il Reddito. Le cifre escono solo quando qualche parlamentare, di solito del M5S, le chiede in interrogazione. Oppure quando la ministra del Lavoro Marina Calderone le riferisce in modo episodico e parziale, come accaduto al Festival dell’Economia di Trento: «Con il mese di maggio l’Adi arriverà a 672.926 famiglie. A queste si aggiungono 29 mila domande in istruttoria. Siamo vicini al target annuale di 737 mila».

Numeri fantasma

Peccato che quel target sia di molto inferiore alle famiglie che fino al mese di luglio dell’anno scorso prendevano il Reddito, sopra il milione (erano 1,6 milioni nel 2020, 1,8 milioni nel 2021, 1,7 milioni nel 2022). Un sms inviato dall’Inps le lasciò fuori da ogni rete, nel mezzo dell’estate. Dal primo settembre, gli espulsi – ritenuti occupabili solo perché adulti fino a 59 anni, senza figli minori e disabili a carico – avrebbero potuto accedere al Supporto da 350 euro, soldi mensili erogati quando si segue una “politica attiva”, cioè un corso di formazione per riqualificarsi. Da allora nessun bollettino ha mai ufficializzato quante persone (la misura non è familiare, ma individuale) hanno preso i 350 euro e per quanti mesi.

Politiche attive inesistenti

Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon (Lega), in risposta a una recente interrogazione parlamentare, ha detto che per Sfl sono state prese in carico dai centri per l’impiego 110.293 persone di cui 82.626 coinvolte in una politica attiva. Si scopre però che di queste solo 24.218 hanno seguito almeno un corso di formazione.

Le altre hanno fatto per lo più un “bilancio di competenze” o “l’analisi dello skill gap”. Quindi un colloquio. Ne basta anche uno solo per avere la mensilità. Alla faccia della tanto sbandierata, dal governo Meloni, riforma delle politiche attive. Della domanda di lavoro incrociata con l’offerta, usando anche l’Intelligenza artificiale. E della formazione per riportare i poveri «dal divano al lavoro».

Platea dimezzata

La realtà è un’altra. Più dura. E per questo il governo non rende noti i dati, compresi quelli sull’offerta di lavoro da fare per legge a tutti, sia con Adi che con Sfl. Aveva ragione lo studio Bankitalia: la platea del Reddito verrà dimezzata per i requisiti troppo stringenti.

Un primo riscontro arriva anche da Roberto Ghiselli, presidente del Civ Inps, il Consiglio di indirizzo e vigilanza. In Parlamento ha riferito che «a fine maggio sono stati spesi meno di 2 miliardi: avanzeranno metà delle risorse stanziate». Che erano 7 miliardi. E la povertà aumenterà, solo che le statistiche lo coglieranno tra un anno o due, mentre le associazioni dell’Alleanza contro la povertà lo raccontano giorno per giorno.

L’Istat ha ufficializzato, nel Rapporto annuale di maggio, l’impatto del Reddito nel triennio 2020-2022: circa 450 mila famiglie all’anno uscite dalla povertà assoluta, equivalenti a un milione di persone. E tra questi i più fragili: 250 mila minori. La Caritas ha chiesto al governo di «non ripartire da zero» con le misure per i poveri. Che ne sarà di loro?

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