Tim cede la rete a Kkr. Il Tesoro nella cordata dei fondi azionisti
di Sara BennewitzMILANO - Tutto pronto per la vendita della rete di Telecom Italia, manca solo il nome della nuova infrastruttura che dalle centraline entrerà nelle case degli italiani, passando per gli armadietti, con un’infrastruttura di fibra e rame. In Corso Italia a Roma, dove c’è la storica sede di Tim hanno già fatto gli scatoloni per trasferirsi in Santa Maria In Via, vicino alla Fontana di Trevi dove ci sono già gli uffici della Netco, che per ora si chiamerà ancora Fibercop. Il presidente indicato dal Mef è Massimo Sarmi, che con il resto del board verrà eletto lunedì mattina a valle della firma dell’accordo di vendita tra Tim e la cordata capitanata da Kkr, insieme al fondo di Abu Dhabi Adia e a quello canadese Cpp, al Tesoro (16%) e al fondo F2i (11,6%) di Renato Ravanelli, che ha lavorato gomito gomito con Giancarlo Giorgetti per chiudere in tempi record l’operazione. I soldi sono già state depositati sul conto corrente, e a breve Tim potrà incassare un assegno da 14,2 miliardi di euro, r…
MILANO - Tutto pronto per la vendita della rete di Telecom Italia, manca solo il nome della nuova infrastruttura che dalle centraline entrerà nelle case degli italiani, passando per gli armadietti, con un’infrastruttura di fibra e rame. In Corso Italia a Roma, dove c’è la storica sede di Tim hanno già fatto gli scatoloni per trasferirsi in Santa Maria In Via, vicino alla Fontana di Trevi dove ci sono già gli uffici della Netco, che per ora si chiamerà ancora Fibercop. Il presidente indicato dal Mef è Massimo Sarmi, che con il resto del board verrà eletto lunedì mattina a valle della firma dell’accordo di vendita tra Tim e la cordata capitanata da Kkr, insieme al fondo di Abu Dhabi Adia e a quello canadese Cpp, al Tesoro (16%) e al fondo F2i (11,6%) di Renato Ravanelli, che ha lavorato gomito gomito con Giancarlo Giorgetti per chiudere in tempi record l’operazione. I soldi sono già state depositati sul conto corrente, e a breve Tim potrà incassare un assegno da 14,2 miliardi di euro, riducendo il suo debito attuale a 7,5 miliardi. Il resto dei 18,8 miliardi avrà invece al fondo Usa, che da una parte vende la sua quota dell’ultimo miglio di Fibercop dall’altra compra anche la rete primaria (quella dalle centrali agli armadietti.
Otto miliardi di investimenti in 4 anni
Kkr si impegna insieme agli altri soci tra cui la compagine pubblica tricolore, a fare investimenti per 8 miliardi in quattro anni, che la società si autofinanzierà grazie ai flussi di cassa dei suoi servizi. Sullo sfondo c’è l’obiettivo di tornare a Piazza Affari, e nella via potrà essere esaminato anche una possibile fusione con Open Fiber, ma intanto si parte, nei tempi stabiliti e già questo è un successo, data la complessità dell’operazione che è un unicum in Europa, e che secondo l’ad Pietro Labriola sarà un modello che potrebbe presto essere emulato da altri operatori. Resta che finora nessun ex monopolista della telefonia ha separato e venduto la sua infrastruttura, e i rari esempi che ci sono, come la danese Tdk l’australiana Telstra, non si sono ancora rivelati un successo.
Telecom resta il primo cliente della rete
La società della rete a fine 2023 aveva 4,2 miliardi di ricavi, di cui 2,2 miliardi con la stessa Telecom, che anche dopo la separazione resterà uno dei primi clienti dell’infrastruttura, 1,9 miliardi di margine operativo lordo e circa 20 mila addetti. Tra questi dalla vecchia Tim arriveranno Giovanni Moglia a capo del regolatorio e Elisabetta Romano -finora a capo della rete che dovrebbe ricoprire il ruolo di Chief tecnology officer - che andranno a formare la squadra di Luigi Ferraris, ad del gruppo scelto da Kkr. Per la finanza è stato scelto Andre Rogowsky, Una volta che di fronte al notaio Carlo marchetti di Milano, Tim e Kkr avranno firmato l’accordo, si terrà subito l’assemblea della nuova società per eleggere il cda di 11 membri, oltre a Sarmi e Ferraris, il Mef e F2i dovrebbero indicare una loro persona di gradimento ciascuno (che nel cado del fondo sarebbe il senior partner Mauro Miglio), mentre Kkr dovrebbe indicare Alberto Signori, a capo del fondo infrastrutturale che ha guidato la regia dell’operazione fin dai primi approcci, che assieme all’altro partner di Kkr James Gordon ha gestito tutta l’operazione fin dall’inizio dell’ingresso in Fibercop del 2021.
Nessun cambio, per ora, nella bolletta degli italiani
Per gli italiani non cambia nulla. In bolletta non compariranno nuovi costi aggiuntivi, separati legati alla rete. Tutti gli operatori a iniziare da Tim affieneranno l’infrastruttura che resterà aperta e neutrale, anche se l’ambizione è quella di finire gli investimenti e consegnare a tutti gli italiani una rete ultra veloce che li riporti nell’era digitale. Secondo gli analisti è probabile che con l’avanzamento dei lavori sulla rete, anche le tariffe dell’accesso vengano riviste.
Per il Mef, che ha finanziato con l’emissione di Btp gli 1,5 miliardi circa che gli ci vorranno di capitale per rilevare la propria partecipazione, si tratta di un investimento a lungo temine per il Paese, che riporta un’infrastruttura, sensibile, privatizzata nel 1997, sotto l’egida pubblica. Ma per Kkr che di mestiere fa il fondo infrastrutturale, dovrà trovare il modo di creare valore, e riportare la rete in Borsa garantendosi un’uscita dal capitale dell’infrastruttura. E’ probabile che il fondo Usa e il Mef volgiano poi intrecciare la rete di Tim con quella di Open Fiber, dando vita a un infrastruttura unica, operazione che se portata a termine nei prossimi 30 mesi potrebbe far entrare nelle tasche di Tim altri 2,8 miliardi di euro. Ma al momento la priorità è andare avanti con gli investimenti nell’ultimo miglio per sostituire il rame con la fibra e completare la costruzione di una rete di nuova generazione.