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Tim, addio alla rete: quali impatti sugli utenti

Gli effetti della separazione della rete Tim possono essere interessanti, soprattutto per l’utenza business, secondo molti esperti. Con l'arrivo di offerte migliori e più innovative, utili alle aziende. I consumatori potrebbero invece avere offerte più variegate, ma non è detto più economiche. Ecco le stime più probabili
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Tim dà l’addio alla propria storica rete fissa, ma che cosa cambia per gli utenti finali, consumatori e aziende? Nell’immediato, niente. In prospettiva, però, gli effetti possono essere interessanti, soprattutto per l’utenza business.

Gli esperti pensano in particolare all’arrivo di servizi migliori e più innovativi, grazie alla separazione della rete. Sviluppi di cui l’industria italiana ha un grande bisogno, per altro, in questa fase di importante trasformazione digitale, all’insegna dell’automazione, dell’intelligenza artificiale e dei big data; e di una più efficace cyber security, alla luce del continuo aumento degli attacchi informatici.

E’ opinione, tra gli altri, di Stefano Pileri, dall’82 al 2010 in Telecom Italia dove ha vissuto la fase dopo la privatizzazione dell’azienda fino ad assumere ruoli apicali nella gestione della rete.

Impatti sugli utenti business

“Per i clienti business la situazione potrebbe essere interessante in quanto avranno più possibilità di chiedere l’ev…

Tim dà l’addio alla propria storica rete fissa, ma che cosa cambia per gli utenti finali, consumatori e aziende? Nell’immediato, niente. In prospettiva, però, gli effetti possono essere interessanti, soprattutto per l’utenza business.

Gli esperti pensano in particolare all’arrivo di servizi migliori e più innovativi, grazie alla separazione della rete. Sviluppi di cui l’industria italiana ha un grande bisogno, per altro, in questa fase di importante trasformazione digitale, all’insegna dell’automazione, dell’intelligenza artificiale e dei big data; e di una più efficace cyber security, alla luce del continuo aumento degli attacchi informatici.

E’ opinione, tra gli altri, di Stefano Pileri, dall’82 al 2010 in Telecom Italia dove ha vissuto la fase dopo la privatizzazione dell’azienda fino ad assumere ruoli apicali nella gestione della rete.

Impatti sugli utenti business

“Per i clienti business la situazione potrebbe essere interessante in quanto avranno più possibilità di chiedere l’evoluzione delle proprie reti”, dice a Repubblica il manager (anche storico amministratore delegato di Italtel). La maggiore agilità ed efficacia di azione emerge in controluce, del resto, anche nelle note ufficiali di Tim. “L’operazione consente a TIM di adottare un nuovo modello aziendale che permetterà al Gruppo di competere in maniera più efficace sul mercato Consumer ed Enterprise in Italia, grazie a un maggior focus sulle componenti industriali e commerciali e a una solida struttura finanziaria” si legge in quella del primo luglio scorso, che annuncia il conferimento in Fibercop “del ramo d’azienda di TIM che comprende l’infrastruttura di rete fissa e le attività wholesale” (la vendita all’ingrosso dell’uso della rete agli operatori che poi servono il cliente finale).

Tim “oltre a ridurre l’indebitamento e a liberare risorse, avrà l'opportunità di operare nel mercato domestico beneficiando della riduzione di alcuni vincoli regolatori” c’era nella nota della sera del 5 novembre 2023, nella quale l’azienda annuncia l’approvazione della vendita della rete a Kkr da parte del consiglio di amministrazione.

“Grazie alla separazione, tutti gli operatori possono ora andare da due operatori infrastrutturati wholesale, Fibercop e OpenFiber, a parità di condizioni. Il risultato è che possono comporre l'infrastruttura più conveniente e più funzionale, per soddisfare esigenze sofisticate e personalizzate dei propri clienti business”, spiega ancora il manager. “In prospettiva anche le aziende system integrator (e non solo gli operatori), potrebbero ottenere licenza di sviluppo e esercizio di reti e accedere alle offerte wholesale”, aggiunge.

Insomma, per gli utenti business: più servizi, più offerte, più alternative e potenzialmente più innovative.

Di per sé, la maggiore agilità ottenuta da Tim permetterebbe anche a quest’ultima di giocare una partita più interessante, in particolare sul mercato business, dove le esigenze di qualità e di servizi evoluti sono maggiori.

Consumatori

Per i consumatori il discorso è diverso. Va ricordato, chiaramente, che si parla comunque di quelli di rete fissa (fibra ottica), dato che la rete mobile non è interessata dalla separazione. La separazione alleggerisce gli obblighi regolatori in capo a Tim, come detto.

Risultato, “mi aspetto maggiore libertà nei prezzi e nella composizione innovativa delle offerte. La nuova Tim sarà un’azienda potenzialmente più competitiva, perché potrà concentrarsi, senza vincoli regolatori speciali, sulle offerte ai clienti finali”, spiega Cristoforo Morandini, consulente delle Tlc ed ex top manager Tim.

Concorda Francesco Sacco, economista all’università Insubria, uno dei padri del primo piano banda ultra larga (ai tempi del Governo Monti) e da sempre sostenitore dei vantaggi della separazione della rete. “Tim avrà più libertà d’azione nei bundle, soprattutto, nel mettere assieme quindi servizi fissi e mobili sotto una stessa offerta”, dice.

Finora questo è stato un terreno minato per l’azienda. Come lo è stato proporre offerte di telefonia fissa dai canoni aggressivi o particolarmente innovative. Adesso è facile verificare, dai siti degli operatori, che i prezzi di Tim sulla fibra sono di qualche euro più cari rispetto alle offerte più economiche, che si attestano sulla rete concorrente Open Fiber.

“Finora ha regnato il vincolo regolatorio della replicabilità dell’offerta: Tim, in quanto ex monopolista dotato di significativo potere di mercato, possessore della rete nazionale usata da tutti i suoi concorrenti, doveva dimostrare che le sue offerte ai clienti erano replicabili dagli altri operatori”, dice Morandini.

Un esempio è emblematico. C’è stato un tempo in cui l’azienda tentava di premere sui confini di questa libertà. Vent’anni fa aveva lanciato la prima Adsl a 20 Megabit, il servizio internet più veloce in Italia; l’Autorità garante delle comunicazioni (Agcom) ha bloccato l’offerta appunto perché non replicabile – sulla rete Tim – dai suoi concorrenti.

Da qualche anno ci sono sì zone d’Italia, come Milano, dove la presenza di varie reti fisse ha spinto il regolatore ad alleggerire quei vincoli in capo a Tim. “Gli effetti sulle offerte sono stati risibili, però, almeno su quelle residenziali; perché è molto difficile vendere servizi commerciali differenziati su base geografica”, spiega Morandini. “L’azienda si è sempre lamentata di non avere gli stessi gradi di libertà dei concorrenti. Con la cessione della rete, potrà averli, sia per prezzi sia per composizione dell’offerta”, aggiunge.

In quale misura e con quali effetti di preciso è presto per dirlo. È legittimo attendersi un allineamento dei prezzi a quelli di concorrenti; forse anche una nuova spinta alla guerra dei prezzi, ma non è scontato poiché le tariffe italiane sono tra le più economiche in Europa e si sono tenute inalterate nonostante l’aumento dei tassi di inflazione (come si legge negli ultimi Osservatori sulle comunicazioni trimestrali di Agcom).

Per quanto riguarda l’effetto sui bundle, significa che potremo aspettarci da Tim nuove e più originali offerte che uniscano servizi fissi, mobili e televisivi (contenuti tv in streaming). È possibile però che “la cessione della rete renda Tim più contendibile e quindi favorisca un processo di consolidamento, da anni invocato dagli operatori di tutta l’Europa”, dice Morandini.

I dubbi

Il consolidamento ostacolerebbe una nuova guerra dei prezzi, oltre a salvare conti e occupazione nel settore. Scettico quindi Marco Pierani, di Altroconsumo: “Dubito che i consumatori avranno benefici dalla cessione della rete”. Qualche dubbio, sui possibili benefici, possono riguardare anche l’utenza business. Il problema principale infatti ora riguarda l’adozione: “Siamo tra gli ultimi Paesi in Europa per tasso di abbonamenti”, ricorda Morandini.

Insomma, prima di parlare di servizi innovativi e offerte personalizzate bisognerebbe riuscire a farle abbonare, di base, le aziende. Un problema è la copertura dei distretti industriali, storicamente deficitaria perché nel 70 per cento dei casi sono posti in zone isolate.

Le speranze qui sono riposte nei piani governativi di copertura al 2026, che procedono sebbene con grandi ritardi (certificati dalla Corte dei Conti e riconosciuti dallo stesso Esecutivo). Da noi è ridotto però anche il tasso di abbonamenti da parte delle aziende coperte dalla banda ultra larga, pari al 27 per cento secondo gli ultimi dati di Ftth Council. Non è chiaro quanto offerte migliori, più personalizzate, possibili grazie alla separazione della rete possano convincere le aziende già coperte ad abbonarsi.

Sarà uno sviluppo importante da monitorare nei prossimi anni. Ne deriva l’effettivo impatto che la separazione della rete potrà avere sull’economia italiana.

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