Lagarde avverte: “Daremo stabilità ma Parigi rispetti i vincoli del Patto”
dalla nostra inviata Tonia MastrobuoniSINTRA — A volte il simposio di Sintra si trasforma un appuntamento con la storia. Nel 2016, il giorno dopo il referendum sulla Brexit, metà dei banchieri centrali diedero forfait alle giornate di studio organizzate della Bce per difendere i mercati dalle ripercussioni finanziarie dello scioccante divorzio dal Regno Unito. Uno dei pochi a materializzarsi al Penha Longa fu Ignazio Visco, che mandò un messaggio molto chiaro ai mercati: «Useremo tutti gli strumenti finanziari per sostenere il sistema bancario». E il presidente della Bce, Mario Draghi, che qualche giorno prima aveva quantificato in mezzo punto di Pil i possibili effetti della Brexit sull’economia del continente, invitò i colleghi delle maggiori banche centrali al mondo a coordinarsi.
SINTRA — A volte il simposio di Sintra si trasforma un appuntamento con la storia. Nel 2016, il giorno dopo il referendum sulla Brexit, metà dei banchieri centrali diedero forfait alle giornate di studio organizzate della Bce per difendere i mercati dalle ripercussioni finanziarie dello scioccante divorzio dal Regno Unito. Uno dei pochi a materializzarsi al Penha Longa fu Ignazio Visco, che mandò un messaggio molto chiaro ai mercati: «Useremo tutti gli strumenti finanziari per sostenere il sistema bancario». E il presidente della Bce, Mario Draghi, che qualche giorno prima aveva quantificato in mezzo punto di Pil i possibili effetti della Brexit sull’economia del continente, invitò i colleghi delle maggiori banche centrali al mondo a coordinarsi.
Otto anni dopo, l’appuntamento nelle colline dietro Lisbona arriva tra il primo e il secondo turno delle elezioni in Francia. In questo limbo, i banchieri centrali hanno cercato di nuovo di parlare d’altro, di compiacersi della discesa robusta dell’inflazione registrata negli ultimi mesi. Ma all’ora di pranzo, al panel con il presidente della Federal Reserve Jerome Powell, Christine Lagarde non si è potuta esimere poi dal rispondere sui possibili effetti del ballottaggio in Francia. Visibilmente infastidita, l’ex ministra delle Finanze francese ha risposto che «è ovvio che la Bce deve fare ciò che deve fare. La stabilità dei prezzi dipende dalla stabilità finanziaria». Tradotto: i guardiani dell’euro sono pronti a fare scudo a reazioni scomposte dei mercati, se dal voto in Francia dovessero risultare scenari che innervosiscono gli investitori. Ma poi Lagarde ha fatto un ragionamento più articolato, che va letto come un altolà a chiunque governerà la Francia da domenica: niente avventure con i conti pubblici. «I temi fiscali - ha scandito Lagarde - sono importanti». La presidente della Bce ha ricordato che c’è un nuovo Patto di stabilità che costringe i Paesi membri a controllare il debito «e portarlo a un obiettivo sostenibile». E dal quale discende anche la necessità di «monitorare il deficit» e portare avanti le riforme strutturali per migliorare la produttività. «Non siamo quindi preoccupati per le aspettative sui bilanci dei singoli paesi, ma siamo preoccupati sulle regole fiscali da rispettare e sulle riforme da fare per mantenere forte l’Europa».
Lagarde ha lasciato intendere, in sostanza, che il potente scudo anti-spread Tpi della Bce sarà usato nel caso in cui i mercati reagiscano istericamente al voto in Francia, insomma se i listini impazzissero alla sola notizia della vittoria del Rassemblement national o del Nuovo Fronte Popolare che promettono costosi programmi di spesa e controriforme delle pensioni.
Ma il messaggio della capa della Bce è anche che il Tpi, che è un programma di acquisti di bond che ne ‘narcotizza’ i rendimenti, non è un paracadute incondizionato. Se il prossimo governo, una volta insediato a Palazzo Matignon, si dedicherà a spese folli, dimenticherà il fatto di essere già sotto procedura d’infrazione le ignorerà le Raccomandazioni della Commissione Ue, allora l’atteggiamento dei guardiani dell’euro potrebbe cambiare. Anche il vicepresidente della Bce Louis De Guindos lo aveva già lasciato intendere ieri mattina, a margine del simposio: «Il motivo per cui i mercati potrebbero reagire con tensioni a qualsiasi governo, non solo per quanto riguarda la Francia, è che la politica fiscale non si adatta al nuovo quadro fiscale. Quindi penso che il fattore chiave qui sarà rispettare pienamente il quadro fiscale concordato all’inizio di quest’anno». Entrare in rotta di collisione con Bruxelles sbarra la strada al ‘bazooka’ della Bce: è questo il messaggio.
Il quadro geopolitico pieno di rischi - compreso il voto americano che potrebbe riportare alla Casa Bianca il feticista dei dazi Donald Trump - costringe i guardiani della moneta alla cautela sul fronte dei tassi. Anche per la ‘testardaggine’ di alcune categorie di prezzi, che faticano a scendere. Una sforbiciata della Bce già a luglio è un’ipotesi ormai remota, ha lasciato intendere il capoeconomista Philip Lane: «I dati sull’inflazione di giugno (scesa al 2,5% nell’area euro, ndr) non risolvono il problema della domanda sull’inflazione dei servizi». E alla cena inaugurale del simposio, Lagarde, aveva già sottolineato che «il lavoro non è ancora finito» e che un atterraggio morbido «non ancora assicurato». Il presidente della Fed Powell, ha ribadito ieri di volere essere «più sicuro» che l’inflazione stia scendendo verso il 2% “prima di iniziare a tagliare i tassi” negli Stati Uniti.