Leonardo – Rheinmetall, nasce il patto europeo dei tank
di Gianluca Di FeoROMA – Una svolta nell’industria della Difesa europea, che influisce sugli assetti geopolitici dell’Unione e rende più concreti i piani di potenziamento militari del nostro Paese. L’accordo siglato tra Leonardo e Rheinmetall crea un legame tra Roma e Berlino per lo sviluppo e la produzione di mezzi corazzati, che realizzerà gli unici sistemi di nuova generazione disponibili sul mercato occidentale. Un’intesa che taglia fuori Parigi e offre all’Italia l’occasione di entrare da protagonista nella partita del futuro tank europeo. Allo stesso tempo, può dare il via a una sorta di big bang nel settore, aprendo la strada alla cessione di Iveco Defence Vehicles e ad altre operazioni italo-tedesche nei sottomarini e nei radar.
Il patto
Il memorandum firmato a Roma dai due amministratori delegati Roberto Cingolani e Armin Papperger riguarda 270 carri armati e mille veicoli cingolati da combattimento per il nostro Esercito: un programma approvato dal Parlamento che prevede la spesa di circa ven…
ROMA – Una svolta nell’industria della Difesa europea, che influisce sugli assetti geopolitici dell’Unione e rende più concreti i piani di potenziamento militari del nostro Paese. L’accordo siglato tra Leonardo e Rheinmetall crea un legame tra Roma e Berlino per lo sviluppo e la produzione di mezzi corazzati, che realizzerà gli unici sistemi di nuova generazione disponibili sul mercato occidentale. Un’intesa che taglia fuori Parigi e offre all’Italia l’occasione di entrare da protagonista nella partita del futuro tank europeo. Allo stesso tempo, può dare il via a una sorta di big bang nel settore, aprendo la strada alla cessione di Iveco Defence Vehicles e ad altre operazioni italo-tedesche nei sottomarini e nei radar.
Il patto
Il memorandum firmato a Roma dai due amministratori delegati Roberto Cingolani e Armin Papperger riguarda 270 carri armati e mille veicoli cingolati da combattimento per il nostro Esercito: un programma approvato dal Parlamento che prevede la spesa di circa ventitre miliardi nei prossimi quattordici anni. È il piano di riarmo italiano più costoso della storia recente. “Le sinergie industriali e tecnologiche tra Leonardo e Rheinmetall – ha detto Cingolani - rappresentano un’opportunità unica per sviluppare carri armati e veicoli di fanteria all’avanguardia. Consideriamo questo accordo un contributo fondamentale verso la creazione di uno spazio della difesa europeo”.Il patto tra le due industrie vara la realizzazione di un nuovo carro armato pesante basato sul KF51 “Panther” disegnato da Rheinmetall: un mezzo presentato due anni fa che unisce al motore e alle trasmissioni del Leopard 2 una serie di innovazioni, frutto pure delle lezioni che arrivano dall'Ucraina. Il “Pantera” sarà una centrale digitale, che potrà pure lanciare dalla torretta droni da ricognizione e d’attacco, scambiando dati in tempo reale con tutta la rete di controllo del campo di battaglia: è una revisione concettuale dell’idea di tank. Oltre che sulle tradizionali blindature, conterà su una protezione attiva che individuerà e distruggerà missili e droni in arrivo. Il prototipo tedesco è dotato di un cannone da 130 millimetri, più potente di quelli in servizio, ma almeno inizialmente l'Esercito sembra intenzionato a mantenere quello da 120 millimetri, lo standard Nato per cui abbiamo scorte di munizioni. L’equipaggio avrà davanti grandi schermi che mostrano a 360 gradi cosa c’è all’esterno, senza più la visione limitata dei panzer tradizionali.
Le ricadute
Leonardo “italianizzerà” il progetto con apparati elettronici nazionali: il 60% delle attività per il nascente Pantera andrà alle aziende nazionali e si tratterà della parte tecnologicamente più significativa. Le linee di montaggio saranno nello storico impianto Oto Melara di La Spezia. E’ proprio sul ruolo del Made in Italy che un mese fa si è arrivati alla rottura tra l’azienda di Piazza Montegrappa e il consorzio franco-tedesco KNDS: l’intesa riguardava la produzione dei Leopard 2, ultima versione di un veicolo entrato in servizio negli anni Settanta e che in Ucraina ha mostrato diversi limiti. Con modi alquanto bruschi, è stata respinta la proposta di inserire apparati elettronici di Leonardo che avrebbero – stando a KNDS – “alterato la standardizzazione Nato” e richiesto una lunga riprogettazione. D’altro canto, le Commissioni parlamentari avevano condizionato l’approvazione del programma alle ricadute industriali e tecnologiche per il Paese. Che adesso sembrano pianamente soddisfatte dalla joint venture, perfezionata con il contributo del direttore generale di Leonardo Lorenzo Mariani e dell’ad di Rheinmetall Italia Alessandro Ercolani.Lo stesso rapporto tra Leonardo e la casa tedesca sarà ripetuto per il veicolo da combattimento cingolato, di cui è stata prevista la costruzione di mille esemplari in varie versioni: dal trasporto delle truppe alla scorta contraerea, dal disturbo dei droni alle contromisure elettroniche, dal porta-mortaio al recupero di feriti. Il riferimento sarà il Linx, anche in questo caso l’ultimo mezzo della categoria realizzato in Occidente, e già in produzione per l’Ungheria. Entrambi i sistemi – il Pantera e il Lince – hanno sulla carta grandi potenzialità di esportazione, proprio perché non sono l’aggiornamento di progetti della Guerra Fredda ma sono stati disegnati per affrontare i campi di battaglia del presente e integrarsi nelle reti digitali di scambio dati tra sensori, droni e comandi. E in questa maniera Leonardo recupera la competitività in un settore – quello dei cingolati – dove l’ultima esportazione risale a quarant’anni fa.
Le relazioni
La nuova società italo-tedesca – recita il comunicato – “definirà anche la roadmap per la partecipazione nel futuro Main Ground Combat System (MGCS) europeo” ossia il futuro carro da battaglia pesante europeo. “Vogliamo stabilire insieme a Leonardo – ha dichiarato il numero uno di Rheinmetall Papperger -nuovi standard e aprire le porte a una nuova generazione di tecnologie all’avanguardia per veicoli da combattimento, in e per l’Europa”. Di fatto, nasce un’alleanza in grado di sfidare il consorzio KNDAS, composto dalla francese Nexter e dalla tedesca Krauss-Maffei, che finora si è comportato come un monopolista nella gestione del progetto europeo. Con questa scelta presa soprattutto dal ministro Guido Crosetto, invece il governo Meloni ha messo da parte ogni possibilità di collaborazione con Parigi nel settore bellico e stretto un legame fortissimo con Berlino. Le dimensioni -sia per il peso dei due gruppi coinvolti, sia per l’elevato numero di mezzi di cui è già prevista la costruzione - assegnano alla joint venture Leonardo-Rheinmetall una posizione leader nei mercati dell’Occidente.Sulla scia di questa intesa, altre ne potrebbero seguire sempre sulla direttrice Roma-Berlino. Sono trapelate notizie sui contatti tra Fincantieri e Thyssen per un ingresso italiano nei cantieri tedeschi che producono i sottomarini d’attacco più venduti e da tempo Leonardo valuta il modo di incrementare i rapporti con Hensoldt, gruppo elettronico di cui detiene un quarto delle azioni. Ma ci sarà anche una reazione a catena nell’industria italiana. Dagli anni Ottanta i mezzi corazzati nel nostro Paese sono sempre stati realizzati dal consorzio Oto Melara-Fiat, poi diventate Leonardo-Iveco Defence Vehicles. Non è escluso che la partenza dei nuovi programmi acceleri i colloqui per la cessione a Leonardo di Iveco Defence, dell’intera l’azienda o almeno dei rami d’attività nelle autoblindo, nei blindati anfibi adottati pure dai Marines statunitensi e nelle torrette per i tank.
La forza pesante
Non si ricorda un piano di investimenti così massiccio per le forze armate: quello per ricreare una “componente pesante” sarà l’esborso economico più grande di sempre, superiore ad esempio ai fondi per il supercaccia F35. Complessivamente ci sono sul tavolo oltre 25 miliardi di euro da spendere in 14 anni. Perché servono così tanti soldi? Al momento dell’invasione dell’Ucraina, l’Esercito era sostanzialmente privo di mezzi corazzati: c’erano una manciata di tank Ariete, con tecnologia di trent’anni fa, e di veicoli da trasporto fanteria Dardo. In tutto meno di duecento esemplari. Il primo passo, voluto dal governo Draghi, è stato l’aggiornamento degli Ariete - ne verranno modernizzati 125 con una spesa di 1,2 miliardi - ed è stato completato l’acquisto di 150 nuove autoblindo Centauro II, che hanno una torretta con cannone da 120 millimetri su uno scafo con otto ruote motrici. Quanto ai Leopard 2 – ora sostituiti dai Pantera – il Parlamento ha deliberato di acquistarne 133 da combattimento e 140 privi di cannone per le attività del Genio: la somma preventivata è di 8,4 miliardi fino al 2037. Infine i Lynx: i bilanci della Difesa prevedono 5,2 miliardi nello stesso arco di tempo, ipotizzando però che l’esborso finale sia di 15 miliardi. Di fatto, l’Esercito avrà lo schieramento corazzato più potente d’Europa per numeri e qualità. Lo Stato Maggiore della Difesa ha però sottolineato a Leonardo e Rheinmetall il problema dei tempi: mentre i Leopard 2 potevano essere assemblati nel giro di pochi mesi, l’italianizzazione del Pantera avrà bisogno di alcuni anni di lavoro. E lo stesso sarà necessario fare per il Lynx. I vertici delle forze armate hanno anche ipotizzato che per tamponare la situazione si possano acquisire piccole quantità di tank e cingolati direttamente da Rheinmetall, che in un secondo momento verrebbero dotati delle componenti Made in Italy di Leonardo. Il governo italiano infatti si è impegnato a mettere a disposizione della Nato due brigate pesanti, ma rischiano di passare parecchi anni prima che siano disponibili i veicoli necessari ad equipaggiarli. Per questo il nuovo consorzio ha davanti grandi prospettive, ma anche l’onere di concretizzare in tempi rapidi i progetti.