Caporali e ghetti nei campi, il governo è rimasto all’anno zero
di Giuseppe ColomboROMA - “Nell’Italia del futuro non c’è spazio per lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura”. Ma lo slogan scelto dal governo per l’investimento Pnrr contro il caporalato è ben lontano dal tradursi in un impegno.
La traccia è quella della rincorsa, dopo aver perso un anno e mezzo. E così ieri, alla cabina di regia convocata per dare un segnale, il “regista” del Piano, Raffaele Fitto, insieme alla ministra del Lavoro, Marina Calderone, e al titolare del Mef, Giancarlo Giorgetti, si sono aggrappati alle verifiche in corso.
In ballo ci sono 200 milioni per il superamento degli insediamenti abusivi nei campi. L’ultimo censimento ha fatto emergere circa 150 tra baracche, casolari e roulotte dove vivono in 10 mila. Il governo Draghi aveva lasciato tutto pronto: la ripartizione de…
ROMA - “Nell’Italia del futuro non c’è spazio per lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura”. Ma lo slogan scelto dal governo per l’investimento Pnrr contro il caporalato è ben lontano dal tradursi in un impegno.
La traccia è quella della rincorsa, dopo aver perso un anno e mezzo. E così ieri, alla cabina di regia convocata per dare un segnale, il “regista” del Piano, Raffaele Fitto, insieme alla ministra del Lavoro, Marina Calderone, e al titolare del Mef, Giancarlo Giorgetti, si sono aggrappati alle verifiche in corso.
In ballo ci sono 200 milioni per il superamento degli insediamenti abusivi nei campi. L’ultimo censimento ha fatto emergere circa 150 tra baracche, casolari e roulotte dove vivono in 10 mila. Il governo Draghi aveva lasciato tutto pronto: la ripartizione dei fondi (a 37 Comuni in 11 Regioni) e le procedure per l’assegnazione che è stata vincolata alla presentazione, entro il 10 gennaio dell’anno scorso, dei piani di azione locali. Poi, entro giugno, la firma degli accordi per avviare i lavori.
Ma il passaggio di testimone è fallito. Tutto fermo. Per questo i tre ministri sono dovuti ripartire dai progetti dei Comuni: "Li stiamo rivedendo uno per uno in modo da verificarne la coerenza con gli obiettivi del Pnrr”, spiega una fonte dell’esecutivo di primissimo livello. Nonostante i ritardi, l’obiettivo finale - il recupero del 90% delle aree entro marzo 2025 - viene confermato. Anche se alle criticità messe in fila dall’Anci, che ha partecipato alla cabina di regia, il governo ha risposto solo con l’attivazione di “un confronto operativo”.
Dopo le promesse degli scorsi giorni in scia alla morte del lavoratore indiano Satnam Singh, la ministra del Lavoro ha provato a respingere le critiche sui controlli inadeguati. Per farlo ha annunciato i risultati di una maxi ispezione svolta mercoledì, in tutta Italia, dall’Ispettorato nazionale del lavoro insieme al comando dei carabinieri per la tutela del lavoro.
Al setaccio 310 aziende agricole: il 66,4% è risultata irregolare, così come il 30% dei lavoratori coinvolti dai controlli. Quella di ieri "è stata la più grande operazione di vigilanza mai effettuata in un sola giornata” e sarà “certamente la prima di una serie di iniziative”, ha commentato Calderone.
Ma il blitz non copre la falla dei controlli: ad oggi sono stati assunti solo 800 dei 1.600 nuovi ispettori annunciati per quest’anno. Come quelle agganciate al Pnrr, anche queste promesse si sono fatte lente. Mentre l’Italia piange tre morti e 570 infortuni in media al giorno.
©RIPRODUZIONE RISERVATA