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Superbonus, il peso sul deficit va spalmato negli anni: dall’Eurostat un sollievo per il Tesoro

(ansa)

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L’attesa per il verdetto dell’Ufficio statistico dell’Unione europea è terminata: l’effetto dell’incentivo fiscale non viene caricato tutto sul 2024, come auspicava il Def
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ROMA - “Non pagabile”. Ecco la formula che permette al governo di tirare un sospiro di sollievo sui conti pubblici. Il parere di Eurostat sul Superbonus di quest’anno, “che deve essere registrato come credito d’imposta non pagabile nel 2024”, è in linea con le previsioni inserite dal ministero dell’Economia nell’ultimo Documento di economia e finanza.

L’attesa per il verdetto dell’Ufficio statistico dell’Unione europea è terminata: l’effetto del Superbonus sul deficit sarà quindi spalmato negli anni. Nelle conclusioni del parere, Eurostat precisa però che per la parte della spesa 2024 relativa alle deroghe, come definite dalla legge, per le quali resta applicabile la trasferibilità, il Superbonus maturato dovrà continuare ad essere c…

ROMA - “Non pagabile”. Ecco la formula che permette al governo di tirare un sospiro di sollievo sui conti pubblici. Il parere di Eurostat sul Superbonus di quest’anno, “che deve essere registrato come credito d’imposta non pagabile nel 2024”, è in linea con le previsioni inserite dal ministero dell’Economia nell’ultimo Documento di economia e finanza.

L’attesa per il verdetto dell’Ufficio statistico dell’Unione europea è terminata: l’effetto del Superbonus sul deficit sarà quindi spalmato negli anni. Nelle conclusioni del parere, Eurostat precisa però che per la parte della spesa 2024 relativa alle deroghe, come definite dalla legge, per le quali resta applicabile la trasferibilità, il Superbonus maturato dovrà continuare ad essere contabilizzato come credito d'imposta pagabile.

Una decisione attesa

La direzione del giudizio sulla contabilizzazione dei crediti trasmesso da Eurostat all’Istat era attesa a via XX settembre. Se invece Eurostat avesse deciso per un’altra classificazione della maxi detrazione per i lavori di ristrutturazione edilizia, definendo quindi il Superbonus pagabile, allora il peso sarebbe stato caricato interamente sull’anno di bilancio (il 2024) nel quale si sono formate le detrazioni.

Il secondo schema avrebbe imposto quindi al governo una riscrittura delle stime sull’indebitamento netto. L’esecutivo conosce bene cosa significa perché il Superbonus, nel 2023, è stato definito pagabile, impedendo quindi una rateizzazione in più anni.

Gli effetti sul deficit

Scaricare tutto sull’anno in cui sono maturati i crediti ha alzato l’asticella del deficit, in rapporto al Pil, fino al 7,4%, il livello più alto tra tutti i Paesi europei, contribuendo alla procedura d’infrazione che la Commissione Ue ha attivato il 19 giugno per deficit eccessivo. Ora la classificazione per il 2024 permetterà appunto di non scaricare tutto sul deficit di quest’anno, che il governo ha promesso di tenere al 4,3% del prodotto interno lordo. Un livello comunque elevato, che non permetterà spese in deficit nella prossima legge di bilancio, anche alla luce del nuovo Patto di stabilità e crescita. Ma se il Superbonus 2024 fosse stato definito pagabile, le cose sarebbero andate ancora peggio.

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