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L’intelligenza sulla nuvola la nuova scommessa di Amazon

Il valore di Borsa dell’azienda di Bezos sfonda il tetto dei 2mila miliardi di dollari. Grazie ai progetti di investimento nei data center (100 miliardi in dieci anni) che faranno funzionare nel cloud le app dotate di AI generativa
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A metà degli anni Duemila, Amazon sembrava nei guai. Il colosso dell’e-commerce, fondato appena sei anni prima, perdeva più denaro di quanto riuscisse a incassarne. Il suo amministratore delegato Jeff Bezos, all’epoca 36enne, non sembrava preoccupato. Seduto nello studio di Newsnight, la popolare trasmissione della Bbc, Bezos affermava sorridendo: «Siamo un’azienda notoriamente non redditizia». E aggiungeva, più serio: «È una strategia consapevole, la verità è che stiamo investendo». Il “re dell’e-commerce” – così l’aveva definito il Time un anno prima – aveva appena iniziato la sua espansione fuori dagli Usa, impegnando fiumi di denaro nei centri di distribuzione dell’azienda, nata nel 1994 come libreria online.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) A2A e Amazon Web Services insieme per sviluppare IA generativa e cloud]]

I record di Bezos

L’8 giugno 2000, il giorno della storica intervista di Bezos a Newsnight, un’azione di Amazon veniva scambiata a 2,63 dollari. Ventiquattro anni…

A metà degli anni Duemila, Amazon sembrava nei guai. Il colosso dell’e-commerce, fondato appena sei anni prima, perdeva più denaro di quanto riuscisse a incassarne. Il suo amministratore delegato Jeff Bezos, all’epoca 36enne, non sembrava preoccupato. Seduto nello studio di Newsnight, la popolare trasmissione della Bbc, Bezos affermava sorridendo: «Siamo un’azienda notoriamente non redditizia». E aggiungeva, più serio: «È una strategia consapevole, la verità è che stiamo investendo». Il “re dell’e-commerce” – così l’aveva definito il Time un anno prima – aveva appena iniziato la sua espansione fuori dagli Usa, impegnando fiumi di denaro nei centri di distribuzione dell’azienda, nata nel 1994 come libreria online.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) A2A e Amazon Web Services insieme per sviluppare IA generativa e cloud]]

I record di Bezos

L’8 giugno 2000, il giorno della storica intervista di Bezos a Newsnight, un’azione di Amazon veniva scambiata a 2,63 dollari. Ventiquattro anni dopo, il 2 luglio scorso, il prezzo ha toccato 193,61 dollari. Un picco storico: l’azienda di Seattle ha superato per la prima volta i 2 trilioni di dollari di capitalizzazione.

Alla guida di Amazon ora c’è Andy Jassy. Ma la “strategia consapevole” non è cambiata: investire per anticipare i tempi. Come ha scritto anche il Wall Street Journal, nelle settimane scorse, Amazon «sta investendo nel suo AI future». Un futuro segnato dall’intelligenza artificiale, insomma, la tecnologia che promette di far crescere la produttività degli esseri umani e il profitto delle aziende per cui lavorano. Amazon investirà più di 100 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni in data center, i luoghi in cui si trovano i supercomputer che permettono all’AI di fare le sue “magie”: scrivere un testo inedito, creare un’immagine e, presto, generare anche video a partire da un prompt, un’istruzione di testo fornita dall’utente. Per fare tutto questo serve molta energia e anche una potenza di calcolo non indifferente, che smartphone e personal computer ancora non hanno. Molti di questi, infatti, ricorrono proprio al cloud computing per consentire alle app dotate di AI generativa di effettuare le operazioni complesse. I data center, in quest’ottica, sono essenziali, sono l’infrastruttura necessaria ai calcoli che avvengono nella “nuvola”.

amazon è già il battistrada sul mercato mondiale del cloud computing

Da tempo Amazon è impegnata nel business cloud con la divisione AWS (Amazon Web Services), ma la domanda di server e reti è aumentata a dismisura a partire dalla fine del 2022, quando OpenAI ha aperto al pubblico l’intelligenza artificiale generativa più nota, ChatGpt, che ha innescato una corsa all’AI a cui partecipano le Big Tech ma anche, ormai, le piccole e medie imprese. Il chief financial di AWS, John Felton, ha affermato che gli investimenti dell’azienda in AI, oggi, ricordano molto quelli effettuati in passato da Amazon per costruire la grande rete di distribuzione che permette di consegnare un prodotto il giorno dopo in cui è stato ordinato.

Il colosso di Seattle si aspetta, nei prossimi anni, un ritorno economico di decine di miliardi di dollari, sebbene gli stessi imprenditori che sviluppano AI abbiano messo in guardia, recentemente, sull’entusiasmo eccessivo che circonda questa tecnologia. Demis Hassabis, ceo di Google DeepMind, uno dei laboratori di ricerca sull’AI più noti, ha detto che il «fervore degli investitori» nei confronti dell’intelligenza artificiale, negli ultimi tempi, gli ha ricordato ciò che è accaduto «in altri settori molto gonfiati», come quello delle criptovalute. Ma gli investitori continuano a crederci, come ha dimostrato l’impennata a Wall Street del titolo Apple a giugno scorso, il giorno dopo l’annuncio della Apple Intelligence (l’AI che userà sui suoi prossimi iPhone). E Amazon ha già investito 4 miliardi di dollari in Anthropic, un’azienda fondata da due fratelli italoamericani, Dario e Daniela Amodei, che ha creato una valida alternativa a ChatGpt: si chiama Claude e il modello di intelligenza artificiale su cui si basa, 3.5 Sonnet, è uno dei migliori in circolazione. Anthropic aiuterà Amazon a rendere Alexa più “umana”.

I compiti di Panos Panay

Il record ottenuto in Borsa dall’azienda di Seattle si deve anche alle indiscrezioni trapelate sul suo popolare assistente virtuale, integrato in mezzo miliardo di dispositivi connessi nel mondo. Amazon lancerà nei prossimi mesi una versione di Alexa aggiornata, capace di comprendere il linguaggio naturale e di sostenere una vera conversazione con l’utente. Andy Jessy vuole farne un servizio premium, al costo di 5/10 dollari al mese. Ma al momento è una scommessa. Il problema, a quanto pare, non è rendere Alexa più simile a ChatGpt. La vera difficoltà è abbinare la comprensione del linguaggio naturale, e delle sue sfumature, alle operazioni che ci si aspetta da un assistente virtuale: accendere le luci o la tv, oppure avviare una macchina del caffè connessa. Dire ad Alexa «Ho sonno, che ne dici di un caffé», per esempio, potrebbe non avere gli esiti sperati. Toccherà a Panos Panay, il manager visionario che Amazon ha strappato a Microsoft a fine 2023, trasformare un oggetto che in molti vedono come un timer in un agente AI capace di comprendere i gusti dell’utente e di anticiparne i desideri.

Panay, che in passato ha creato da zero e portato al successo i computer Surface di Microsoft, è ora il responsabile dell’hardware di Amazon. È noto per la sua cura dei dettagli e per l’attenzione maniacale all’esperienza dell’utente. È un manager che non si accontenta di soddisfare le esigenze dei consumatori. Sogna di anticiparle. Esattamente quello che un giorno proverà a fare Alexa.

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