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L’allarme di Anie Rinnovabili: “Il governo rinuncia a ridurre i costi dell’energia”

(ansa)
La Federazione che conta 1.100 aziende associate chiede al governo di impugnare la legge regionale della Sardegna
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ROMA - Un doppio errore. Il primo: limitare “l’applicazione della strategia per la decarbonizzazione”. Il secondo: rinunciare alla possibilità di ridurre i costi dell’energia. Per Anie Rinnovabili, le scelte fatte dal governo con il decreto Agricoltura e quello sulle aree idonee “minano lo sviluppo e la crescita economica dell’intera filiera del fotovoltaico, i cui effetti rischiano di minacciare la competitività dell’industria manifatturiera”.

Nel mirino della Federazione, che conta 1.100 aziende associate e circa 420 mila addetti, ci sono i due provvedimenti che limitano lo sviluppo delle rinnovabili. In particolare, rileva Anie, i due decreti “introducono aree di rischio normativo che amplificheranno in modo sostanziale l’incertezza del settore: la discrezionalità delle Regioni nell'applicazione dei criteri per le aree idonee comporterà la nascita di contenziosi legali e il rallentamento dei processi decisionali, rendendoli poco chiari e minandone la trasparenza”.

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ROMA - Un doppio errore. Il primo: limitare “l’applicazione della strategia per la decarbonizzazione”. Il secondo: rinunciare alla possibilità di ridurre i costi dell’energia. Per Anie Rinnovabili, le scelte fatte dal governo con il decreto Agricoltura e quello sulle aree idonee “minano lo sviluppo e la crescita economica dell’intera filiera del fotovoltaico, i cui effetti rischiano di minacciare la competitività dell’industria manifatturiera”.

Nel mirino della Federazione, che conta 1.100 aziende associate e circa 420 mila addetti, ci sono i due provvedimenti che limitano lo sviluppo delle rinnovabili. In particolare, rileva Anie, i due decreti “introducono aree di rischio normativo che amplificheranno in modo sostanziale l’incertezza del settore: la discrezionalità delle Regioni nell'applicazione dei criteri per le aree idonee comporterà la nascita di contenziosi legali e il rallentamento dei processi decisionali, rendendoli poco chiari e minandone la trasparenza”.

La preoccupazione delle imprese guarda ai possibili effetti del ruolo che eserciteranno le Regioni: “Potranno azzerare tali aree qualora venissero applicate le fasce di rispetto dei 7 chilometri stabiliti dal codice del paesaggio”. Ad esempio viene portato il caso della Sardegna che, ricorda sempre Anie Rinnovabili, “con la legge regionale n. 5 del 3 luglio 2024 ha sospeso gli iter autorizzativi e la costruzione di impianti già avviati". La Federazione sollecita un passo indietro attraverso un’impugnazione della legge regionale da parte del Consiglio dei ministri.

A sostegno di questa tesi viene sottolineato come il comparto delle energie rinnovabili contribuisca, oltre che alla sicurezza energetica, anche “a sostenere lo sviluppo economico del Paese, come dimostra il contributo dei 10,7 miliardi di euro di € al mercato interno nel 2023, con un incremento del 33% rispetto al 2022”.

“Alla luce di queste criticità - spiega Andrea Cristini, presidente Anie Rinnovabili - auspichiamo un intervento urgente per risolvere queste incoerenze normative e sostenere la filiera italiana delle rinnovabili, strategica per la sicurezza energetica del Paese e per il raggiungimento degli obiettivi europei già recepiti nel Pniec e nel Net Zero Industry Act”.

"Chiediamo pertanto - conclude Cristini - nel miglior spirito collaborativo, l’apertura di un dialogo costruttivo non solo con il Mase, ma anche con il Masaf, Mic e Mimit, in quanto ministeri competenti chiamati a collaborare per trovare soluzioni condivise che possano garantire un futuro energetico sostenibile e competitivo per l’Italia”.

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