In Cdp un Cda di soli uomini. Christillin: “Passo indietro. La responsabilità è della politica”
di Diego LonghinTORINO — «Non è un bel segnale. E trattandosi di una questione politica credo che alla fine la premier Gorgia Meloni dovrà far sentire il suo punto di vista e intervenire per evitare che si commettano degli errori». Evelina Christillin è la presidente del Museo Egizio di Torino, oltre che membro del consiglio di amministrazione di Crédit Agricole e del Consiglio Fifa.
Presidente Christillin, i soci di Cdp, Tesoro in testa, vogliono cambiare lo statuto per abbassare la quota rosa prevista per il consiglio. Un modo per creare spazio per nomi maschili che facilitano l’intesa politica sul rinnovo delle cariche. Cosa pensa di questa mossa?
«Solo una premessa. Ho sempre lavorato bene con Cdp, collaborano con il museo e mi reputo amica personale di Gorno Tempini. Quello che sta passando ora è un messaggio sbagliato. La responsabilità, però, non è di Cdp, ma della politica. E questo è ancora più grave».
Perché?
«Io non difendo le quote rosa in modo ideologico, ma un conto è parlare di competenz…
TORINO — «Non è un bel segnale. E trattandosi di una questione politica credo che alla fine la premier Gorgia Meloni dovrà far sentire il suo punto di vista e intervenire per evitare che si commettano degli errori». Evelina Christillin è la presidente del Museo Egizio di Torino, oltre che membro del consiglio di amministrazione di Crédit Agricole e del Consiglio Fifa.
Presidente Christillin, i soci di Cdp, Tesoro in testa, vogliono cambiare lo statuto per abbassare la quota rosa prevista per il consiglio. Un modo per creare spazio per nomi maschili che facilitano l’intesa politica sul rinnovo delle cariche. Cosa pensa di questa mossa?
«Solo una premessa. Ho sempre lavorato bene con Cdp, collaborano con il museo e mi reputo amica personale di Gorno Tempini. Quello che sta passando ora è un messaggio sbagliato. La responsabilità, però, non è di Cdp, ma della politica. E questo è ancora più grave».
Perché?
«Io non difendo le quote rosa in modo ideologico, ma un conto è parlare di competenze, un conto di politica. Se non si trovano le capacità giuste bisogna cambiare. In questo caso, però, conta solo l’appartenenza o meno ad una corrente o a un partito».
Crédit Agricole, che non è una quotata e non deve rispettare la legge, ha 5 donne su 15 consiglieri. Di fatto applichiamo le regole e siamo felici di farlo
Qual è la sua esperienza in Crédit Agricole?
«In Crédit Agricole, che non è una quotata e quindi non deve rispettare le indicazioni di legge, allo stesso modo di Cdp, siamo cinque donne su quindici consiglieri. Di fatto applichiamo le regole e siamo felici di farlo. E le politiche di genere sono uno dei pilastri della banca soprattutto nella gestione del personale. Si applica il principio equal pay for equal work: stesso lavoro, guadagni uguali».
In Italia si è recuperato il divario di genere?
«Non ancora. Si sono fatti passi avanti, basti pensare che abbiamo una presidente del Consiglio donna. Le quote rosa, che è stato giusto inserire, si potranno superare solo quando ci sarà una determinazione chiara dei benchmark di valutazione e quando sarà considerato un valore avere punti di vista di donne nei luoghi dove si prendono le decisioni».
Meloni dovrebbe intervenire nella vicenda Cdp?
«Ha già mille problemi, ma penso proprio di si. In Cdp l’intervento dello Stato è diretto. Giorgia Meloni è una donna intelligente e ha il senso delle cose, spero che intervenga, visto che ha la possibilità di farlo, per evitare sbagli».