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Concordato preventivo biennale, dall’idraulico al consulente Ict: ecco chi avvantaggia

Il viceministro dell'Economia, Maurizio Leo (ansa)
Nei casi di pagella Isa insufficiente, dove ci sono maggiori dubbi sulla correttezza delle dichiarazioni, il software arriva a sottoporre ai contribuenti redditi del 50-60% superiori. Ecco perché le categorie hanno chiesto uno sconto maggiore, che il governo è pronto ad accordare. Gli esempi concreti di calcolo
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Gli addetti ai lavori e i rappresentanti delle partite Iva e degli autonomi l’hanno detto chiaramente al governo e al Parlamento: senza un passo in più da parte del Fisco, il concordato preventivo biennale rischia di avere le gambe corte. Se non addirittura di non andare da nessuna parte.

Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, il regista della riforma fiscale, ha ascoltato. E alla fine ha detto sì alle modifiche al decreto legislativo che introduce il Patto tra i contribuenti e l'Agenzia delle Entrate: l’impegno è diventare più virtuosi, fiscalmente parlando; in cambio un trattamento di favore che congela le tasse e i controlli per due anni (rinnovabile per un altro biennio).

Ma lo schema approvato dal governo no…

Gli addetti ai lavori e i rappresentanti delle partite Iva e degli autonomi l’hanno detto chiaramente al governo e al Parlamento: senza un passo in più da parte del Fisco, il concordato preventivo biennale rischia di avere le gambe corte. Se non addirittura di non andare da nessuna parte.

Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, il regista della riforma fiscale, ha ascoltato. E alla fine ha detto sì alle modifiche al decreto legislativo che introduce il Patto tra i contribuenti e l'Agenzia delle Entrate: l’impegno è diventare più virtuosi, fiscalmente parlando; in cambio un trattamento di favore che congela le tasse e i controlli per due anni (rinnovabile per un altro biennio).

Ma lo schema approvato dal governo non è stato ritenuto soddisfacente dai diretti interessati. In sostanza, per dirla con le parole usate durante un’audizione in commissione Finanze, al Senato, da Salvatore Regalbuto, tesoriere nazionale dei commercialisti con delega alla fiscalità, e Pasquale Saggese, coordinatore della Fondazione nazionale di ricerca della categoria, serve un “grimaldello per rendere l’istituto più attrattivo”.

Se infatti il concordato vuole "portare il reddito del contribuente ad una soglia di massima affidabilità", cioè rendere tutti più diligenti agli occhi del Fisco, a conti fatti - è il rilievo - lo sforzo richiesto alle partite Iva soggette agli Isa (indici sintetici di affidabilità, ndr) e agli autonomi con la flat tax rischia di non essere conveniente.

Ecco dunque il grimaldello. È stato individuato nella flat tax incrementale, ovvero una tassazione di favore sui redditi in più che la proposta di concordato preventivo stima per il 2024 e 2025, rispetto all’annualità di riferimento (il 2023). La strada intrapresa, cristallizzata nel parere della commissione Finanze del Senato, è quella di introdurre "un'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e relative addizionali, con aliquota del 10% per i contribuenti 'affidabili' fiscalmente, con punteggio Isa da 8 a 10, del 12% per i soggetti con pagella tra il 6 e l'8 e del 15% per i soggetti meno affidabili, con voto inferiore a 6", come richiesto dai commercialisti.

Tassazione di favore rispetto all’aliquota marginale e relative addizionali che sarebbero normalmente scattate. E altro, ancora: il rinvio e la rateizzazione dell’acconto di novembre; il raddoppio, da 30 a 60 giorni, dei termini per versare le somme richieste dopo i controlli delle dichiarazioni.

Dall’idraulico ai consulenti Ict, i casi concreti

La Fondazione nazionale dei commercialisti ha elaborato delle simulazioni per Repubblica.

Prendiamo il caso di una Srl attiva nella installazione di impianti idraulici, con una pagella Isa insufficiente (4,92 di indice di affidabilità nel 2023). Con 1,009 milioni di ricavi nel 2023 e un reddito operativo di 68.289 euro, la proposta concordataria indicherebbe un reddito di 85.753 euro nel 2024 e di 106.932 euro nel 2025. Si tratta di una crescita, sul dato del 2023, rispettivamente del 25,6 e del 56,6 per cento. Moltissimo, ma bisogna ricordare sempre che la base di partenza è ritenuta insufficiente dalle Entrate perché non corrisponde alla reale situazione fiscale del contribuente. Chi ha una pagella fiscale con un voto basso, infatti, potrebbe aver occultato una parte dei redditi o indicato una somma inferiore ai propri ricavi.

Ricordiamo che l’obiettivo del concordato biennale prevede di portare il contribuente al massimo dei voti di affidabilità. Il percorso è biennale e per rendere lo scalino iniziale (relativo al 2024) meno ripido offre uno sconto del 50% dell’aumento di reddito necessario per raggiungere il dieci in pagella. Lo sforzo diventa più gravoso nel 2025.

Nelle simulazioni della Fondazione, il salto di reddito concordatario è importante anche per una ipotetica Srl attiva nella consulenza imprenditoriale e gestionale, con un giudizio Isa sufficiente (6,32) e un reddito operativo di 86.572 euro. In questo caso, la proposta del software si traduce in un balzo del reddito del 23,8% per il 2024 e del 48,5% per il 2025.

Salendo nella scala di valutazione, il gap si restringe ma non si allontana comunque dalla doppia cifra nel 2025.

La più virtuosa delle casistiche prese in considerazione, ovvero una impresa individuale nell’ambito agenti di prodotti alimentari, con un dieci nella pagella Isa del 2023 e un reddito operativo di poco sotto i 72mila euro, si vede proporre un reddito da quasi 75mila euro nel 2024 e poco più di 79mila entro l’anno successivo. Balzi del 4 e 10 per cento, circa.

In un caso, nelle simulazioni che si possono vedere in tabella, la proposta concordataria potrebbe essere al ribasso. Si tratta del contribuente (nella fattispecie una Srl di consulenza informatica) che è su un trend decrescente di ricavi (tra il 2022 e il 2023) e ha massima affidabilità Isa (10). In questo caso, il Fisco si “fida” delle informazioni fornite e continua a proiettare la difficoltà di questa realtà economica anche sugli anni a venire, proponendo redditi in ribasso del 4,7 e 3,7% nei due anni concordatari. Starà poi alla Srl valutare se in realtà gli affari sono in ripresa, in prospettiva e sulla base delle informazioni a sua disposizione, e dunque la proposta al ribasso del Fisco risulta da prendere al volo.

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