Il governo fa un nuovo regalo agli evasori. Nel concordato tasse più leggere
di Giuseppe ColomboROMA - Il concordato preventivo biennale si fa più generoso. Pur di provare a redimere le partite Iva infedeli e incassare soldi per la manovra, il governo è pronto a concedere un nuovo regalo. L’aiutino ai furbetti che occultano una parte dei redditi arriva dal Parlamento: il parere favorevole della commissione Finanze del Senato al decreto legislativo sull’adempimento collaborativo è vincolato all’introduzione di una flat tax incrementale. Tradotto: tasse leggerissime. In aggiunta alle altre concessioni già garantite per due anni, estendibili a quattro in caso di rinnovo: dallo stop ai controlli al congelamento della base imponibile su cui calcolare le tasse.
La condizione della commissione è posta al governo in vista del Consiglio dei ministri che dovrà dare il via libera definitivo al provvedimento. Ma è un passaggio scontato perché l’esecutivo è già d’accordo: ieri, nelle ore che hanno preceduto il via libera al parere, è stato il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, regista …
ROMA - Il concordato preventivo biennale si fa più generoso. Pur di provare a redimere le partite Iva infedeli e incassare soldi per la manovra, il governo è pronto a concedere un nuovo regalo. L’aiutino ai furbetti che occultano una parte dei redditi arriva dal Parlamento: il parere favorevole della commissione Finanze del Senato al decreto legislativo sull’adempimento collaborativo è vincolato all’introduzione di una flat tax incrementale. Tradotto: tasse leggerissime. In aggiunta alle altre concessioni già garantite per due anni, estendibili a quattro in caso di rinnovo: dallo stop ai controlli al congelamento della base imponibile su cui calcolare le tasse.
La condizione della commissione è posta al governo in vista del Consiglio dei ministri che dovrà dare il via libera definitivo al provvedimento. Ma è un passaggio scontato perché l’esecutivo è già d’accordo: ieri, nelle ore che hanno preceduto il via libera al parere, è stato il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, regista della riforma fiscale meloniana, a indirizzare la maggioranza verso la direzione auspicata.
Obbligata dai timori che circolano al Mef: il concordato, così come pensato e scritto, corre dritto verso il fallimento. Rischia di non essere appetibile per gli autonomi che hanno una pagella fiscale bassa. La bilancia, nella loro prospettiva, pende di più dalla parte degli svantaggi: emergere dalla zona grigia, infatti, implica comunque un versamento all’Agenzia delle Entrate che viene ritenuto appunto troppo oneroso. Ecco perché il governo è costretto a riscrivere il decreto, allargando ulteriormente le maglie.
Detto, fatto. Il blitz a Palazzo Madama matura in poche ore. Al mattino le associazioni dei commercialisti e degli artigiani sfilano in commissione per lanciare la flat tax: alle quattro del pomeriggio, la proposta diventa una delle tre condizioni contenute nel parere della commissione. Lì dove si chiede al governo di "prevedere l’introduzione di un regime opzionale di imposizione sostitutiva del reddito incrementale concordato”.
In pratica, chi aderirà al concordato si vedrà applicare una flat tax sulla differenza di reddito che deriva da quello più alto indicato dalle Entrate e il livello, più basso, dichiarato l’anno precedente. Un mega sconto che sarà più consistente se il contribuente si presenta al tavolo con un voto Isa (indici sintetici di affidabilità ndr) dall’8 al 10: l’aliquota della flat sarà del 10%. Salirà al 12% per chi è tra il 6 e l’8, al 15% per chi è sotto il 6. Il vantaggio è permanente: non solo durante i due anni del concordato, ma anche nel biennio successivo in caso di proroga.
Altri regali: il rinvio del versamento dell’acconto di novembre all’anno successivo, a rate. E il raddoppio, da 30 a 60 giorni, dei termini per versare le somme richieste dopo i controlli delle dichiarazioni.
Per le “piccole” partite Iva, una concessione aggiuntiva: la revisione del Redditometro, lo strumento anti evasione che incrocia i dati delle spese con i redditi dichiarati.
Non sarà abolito come sperava Forza Italia, ma per la commissione Finanze deve occuparsi "esclusivamente dei singoli casi di contribuenti che presentano ex ante profili di rischio fiscale”, senza avere “un carattere induttivo di massa”. Sarà Leo a decidere l’assetto definitivo del nuovo Redditometro tarato sui grandi evasori, ma anche in questo caso la direzione è stata concordata con la maggioranza. Il nuovo capitolo del Fisco amico che perdona gli evasori è pronto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA