Irene Boni tra le 100 donne più influenti secondo Forbes Italia. “Se un ambiente non valorizza le donne merita di perderle”
di Redazione EconomiaROMA - ll primo interrogativo sull’ambiente in cui voleva lavorare se l’è posto a 35 anni, quando ha avuto il primo di quattro figli. “Sono giunta alla conclusione che la cosa peggiore che si possa fare è subire e stare zitta, tenersi dentro quel senso di giustizia”, racconta Irene Boni, ceo global di Talent Garden, piattaforma europea per l’educazione e la formazione nell’ambito dell’innovazione digitale. Boni è tra le 100 donne più influenti secondo Forbes Italia. Un riconoscimento che intercetta anche il suo impegno contro gli stereotipi e le disuguaglianze di genere.
La rivista inserisce la storia di Boni in un contesto di luci ed ombre sul percorso che porta alla parità di genere in Italia in ambito lavorativo. La recente vicenda di Cassa depositi e prestiti è l’ultimo esempio. “La presenza femminile nei board, secondo dati diffusi da Deloitte - si legge nella presentazione della manager - è aumentata dal 29,3% del 2018 al 36,3% del 2021, fino al 40,4% del 2023: se da un lato se…
ROMA - ll primo interrogativo sull’ambiente in cui voleva lavorare se l’è posto a 35 anni, quando ha avuto il primo di quattro figli. “Sono giunta alla conclusione che la cosa peggiore che si possa fare è subire e stare zitta, tenersi dentro quel senso di giustizia”, racconta Irene Boni, ceo global di Talent Garden, piattaforma europea per l’educazione e la formazione nell’ambito dell’innovazione digitale. Boni è tra le 100 donne più influenti secondo Forbes Italia. Un riconoscimento che intercetta anche il suo impegno contro gli stereotipi e le disuguaglianze di genere.
La rivista inserisce la storia di Boni in un contesto di luci ed ombre sul percorso che porta alla parità di genere in Italia in ambito lavorativo. La recente vicenda di Cassa depositi e prestiti è l’ultimo esempio. “La presenza femminile nei board, secondo dati diffusi da Deloitte - si legge nella presentazione della manager - è aumentata dal 29,3% del 2018 al 36,3% del 2021, fino al 40,4% del 2023: se da un lato sembra che aziende e istituzioni provino a fare qualcosa, dall’altro le donne, pur laureandosi più degli uomini, sono solo il 44% degli impiegati, il 20% dei dirigenti e il 4% dei Ceo”. Secondo i dati del Global Gender Gap Report del World Economic Forum ci vorranno ancora 134 anni per raggiungere la parità di genere a livello globale.
“Se un ambiente non valorizza le donne, merita di perderle: potremmo chiederci perché ci siamo fermate qui, dal momento che il numero delle laureate supera quello dei laureati, sia in Italia, sia nella media dei paesi europei”, prosegue Boni. Le quote rosa? “Anche se non penso che siano la soluzione, penso che siano parte della soluzione. È come imparare ad andare in bicicletta: ai bambini si mettono le rotelle per trovare equilibrio e consapevolezza, prima di lasciarli pedalare. La normativa è come le rotelle che aiutano l’organizzazione a liberarsi da ogni pregiudizio”.
Ma come? La chiave per imparare a usare la bicicletta al meglio, secondo Boni, è la formazione: “Bisogna fare formazione ai dirigenti, facendo comprendere cosa viene a mancare quando non c’è spazio per la diversità, e bisogna fare campagne di sensibilizzazione contro i gender bias, oltre ad aiutare le donne a valorizzarsi, cosa che spesso, a causa del retaggio culturale, non viene naturale”.