TORINO — Parole chiare e dritte, ma toni meno accesi rispetto al passato. Tutti sanno che la composizione del puzzle è molto complessa, ma almeno sono pronti a sedersi al tavolo per vedere se si riescono ad incastrare le tessere per arrivare all’accordo tra Stellantis e governo. Intesa che ha come obiettivo comune il ritorno a produrre 1 milione di veicoli al 2030. Già il fatto che il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, abbia partecipato alla festa per i 125 anni della Fiat sul tetto del Lingotto a Torino, dove è sfilata la Grande Panda prodotta in Serbia, è un segnale di apertura di credito da parte del governo. È la prima volta che un esponente dell’esecutivo Meloni partecipa a un evento di Stellantis. Urso ha scelto di non rovinare la festa, anche se non ha usato solo parole di circostanza. «È più di un anno che lavoriamo con Stellantis, è il momento delle scelte e della responsabilità. Stellantis deve assumersi la responsabilità del rilancio dell’auto in Italia, nel rispetto di quello che Fiat ha fatto per l’Italia e che l’Italia ha fatto per la Fiat», ha dichiarato. «Lavoriamo insieme perché si riannodi questa storia di successo e l’auto torni a essere l’orgoglio dell’Italia. La Fiat era ed è Torino. Vogliamo che resti qui. Non ci rassegniamo al fatto che diventi un museo industriale», rimarca il ministro.
Elkann indica quali sono i valori del marchio Fiat, una delle radici di Stellantis. «Essere un marchio profondamente italiano non ne ha mai impedito lo sviluppo internazionale: anzi. Esportare la nostra creatività ha fatto innamorare il mondo dell'Italia. Oggi Fiat è il primo marchio di Stellantis, che sono orgoglioso di aver contribuito a creare 3 anni fa”, ha spiegato il presidente del gruppo. Urso ascolta. Nell’ultimo anno non sono mancate le occasioni di frizione e di polemica, ma non è venuto a Torino per rovinare la festa o per fare polemica. E’ il momento della concretezza. Di provare a chiudere una sorta di intesa, anche se il mercato dell’auto sta vivendo un momento difficile, anche se l’italianità di Urso non sempre si sposa con le esigenze industriali e di contenimento dei costi di un produttore di auto globale.
In passato le parole erano state ben più dure. Ma Urso ora vuole stringere e capire se si possa convergere su alcuni punti. Da qui lo scambio di idee con il ceo di Stellantis Carlos Tavares prima della cerimonia ufficiale: venti minuti di confronto in cui il ministro ha ribadito che vuole avere risposte sulla cassa integrazione, sul futuro del progetto di Acc e sulla produzione nazionale. E Tavares ha tenuto aperta la discussione, senza però dare risposte definitive. Per quanto abbia assicurato che il gruppo nato dalla fusione tra Fca e Peugeot, che ha come primo azionista Exor che controlla anche Repubblica, continuerà a investire in Italia. «Sono orgoglioso di ciò che Fiat porta a Stellantis, che è uno dei maggiori datori di lavoro in Italia con oltre 40.000 dipendenti. Ho fiducia in Fiat, non ho dubbi che i successi saranno ancora molti. Fiat sopravviverà a tutti noi». Tavares non nasconde le difficoltà del mercato, ma sottolinea la volontà di investire in Italia: «Mirafiori è il cuore pulsante di Stellantis e di questo Paese dove continueremo a investire». Attenzione, però: per l’ad l’approccio deve essere darwiniano: «Lo status quo non è un’opzione. Se non ci adattiamo, scompariremo. E non è un’opzione che consideriamo».
Anche il presidente di Stellantis, John Elkann, sottolinea che «la Fiat ha attraversato crisi, guerre e calamità naturali. Nel mio caso, questi ultimi 25 anni sono stati duri: ho e abbiamo avuto anche paura di non farcela, di fronte alle tantissime avversità che abbiamo dovuto affrontare. Ma non abbiamo mai smesso di lavorare, di cercare soluzioni, di credere nel nostro futuro e di difendere con tenacia quello che abbiamo costruito». Fiat è la radice di Stellantis: «Essere un marchio profondamente italiano non ne ha mai impedito lo sviluppo internazionale - rimarca Elkann - esportare la nostra creatività ha fatto innamorare il mondo dell’Italia. Oggi Fiat è il primo marchio di Stellantis, che sono orgoglioso di aver contribuito a creare 3 anni fa».