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AI Act in Gazzetta Ufficiale, si parte: ma l'Italia è in forte ritardo sull'intelligenza artificiale

Le norme europee sono le prime al mondo: ecco le tutele previste per gli utenti e gli impegni delle imprese. Il punto sulla situazione
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Il primo regolamento mondiale sull’intelligenza artificiale, quello dell’Unione europea, è uscito in Gazzetta Ufficiale e quindi ora comincia la danza di regole e governance della rivoluzione, in Europa; mentre in parallelo l’Italia, come altri Paesi membri, prova a giocare questa partita. Procede in Parlamento infatti la prima legge italiana sull’IA (dopo l’approvazione del relativo decreto).

Regole, principi e investimenti diretti dallo Stato e dall’UE: questo il quadro che prende forma, per ora nelle leggi. Nella realtà vissuta è un altro discorso, più nebuloso, dove l’Italia risulta in ritardo all’interno dell’UE, che pure arranca dietro i colossi, come testimonia il report della Commissione UE Digital Decade, uscito a luglio.

AI act e legge italiana

Partiamo dai punti fermi. Almeno, le regole si stanno definendo. L'obiettivo principale dell'AI Act è garantire che l'IA sviluppata e utilizzata in Europa sia sicura, trasparente, etica e rispettosa dei diritti fondamentali. L’Act vuo…

Il primo regolamento mondiale sull’intelligenza artificiale, quello dell’Unione europea, è uscito in Gazzetta Ufficiale e quindi ora comincia la danza di regole e governance della rivoluzione, in Europa; mentre in parallelo l’Italia, come altri Paesi membri, prova a giocare questa partita. Procede in Parlamento infatti la prima legge italiana sull’IA (dopo l’approvazione del relativo decreto).

Regole, principi e investimenti diretti dallo Stato e dall’UE: questo il quadro che prende forma, per ora nelle leggi. Nella realtà vissuta è un altro discorso, più nebuloso, dove l’Italia risulta in ritardo all’interno dell’UE, che pure arranca dietro i colossi, come testimonia il report della Commissione UE Digital Decade, uscito a luglio.

AI act e legge italiana

Partiamo dai punti fermi. Almeno, le regole si stanno definendo. L'obiettivo principale dell'AI Act è garantire che l'IA sviluppata e utilizzata in Europa sia sicura, trasparente, etica e rispettosa dei diritti fondamentali. L’Act vuole prevenire rischi e danni associati all'uso dell'IA e al tempo stesso creare il terreno giusto perché la società e l’economia europea traggano massimi vantaggi da questa trasformazione epocale.

I cittadini europei beneficeranno di maggiori protezioni contro l'uso improprio dell'IA, con diritti garantiti riguardo alla trasparenza e alla sicurezza delle tecnologie utilizzate. Ad esempio, dovranno essere informati quando interagiscono con un sistema di IA e non potranno subire sorveglianza indiscriminata con sistemi di riconoscimento facciale.

Le aziende che sviluppano o adottano l’AI dovranno conformarsi a nuovi standard e regolamenti che variano in base al livello di rischio. Ciò include l'obbligo a fare valutazioni di conformità, trasparenza e controllo continuo dei propri sistemi.

Dopo l’uscita in Gazzetta Ufficiale, l'AI Act prevede un periodo di adattamento per le aziende, con una roadmap che arriva a 36 mesi (quindi a metà 2027 circa). Verranno istituiti organismi di vigilanza per monitorare la conformità e applicare le sanzioni in caso di violazioni. Anche i singoli Stati, come l’Italia, dovranno attrezzarsi per l’attuazione.

La legge italiana prevede, tra l’altro, una governance della materia accentrata a Palazzo Chigi, per competenze e poteri: non solo la definizione della strategia nazionale ma anche la sorveglianza sul settore, visto che le autorità preposte – previste dalla normativa europea AI Act –saranno l’Agenzia per l’Italia digitale e quella per la Cybersicurezza, entrambe nell’orbita dell’esecutivo. Varie associazioni per i diritti digitali, oltre che il Garante della Privacy, avevano chiesto di affidare queste funzioni di controllo ad autorità indipendenti, in modo che il governo non finisse per essere allo stesso tempo controllante e controllato (per esempio nell’utilizzo dell’IA per applicazioni di polizia o immigrazione). In effetti anche l’AI Act chiede che questo ruolo di autorità in materia sia assegnato, da ogni Paese, a un’autorità indipendente. Si vedrà come andrà la partita della legge in Parlamento.

La legge fissa anche un miliardo di euro, fondi gestiti da Cdp Venture, per investimenti in aziende dell’IA.

I ritardi italiani

L’Italia è in ritardo per investimenti pubblici e strategia relativi all’IA rispetto a Francia, Germania e Regno Unito (per non parlare di Usa e Cina). Ed è in ritardo anche per utilizzo dell’IA da parte delle aziende. “Solo il 5% delle imprese italiane adotterà soluzioni di IA nel 2023, al di sotto della media UE, pure molto bassa, l'8,0%. Rispetto al 2021, la percentuale di imprese che adottano tecnologie di IA è diminuita dal 6,2% al 5%. Questo scostamento non è tuttavia da statisticamente significativo, ma piuttosto in linea con la stagnazione generale dell'UE per questo Indicatore”, si legge nel report Digital Decade.

“L'obiettivo fissato dall'Italia nella sua tabella di marcia (60%) è inferiore all'ambizione dell'UE, ma sembra difficile da raggiungere se si considera il punto di partenza e la recente dinamica osservata. Inoltre, non è supportato da misure specifiche nella roadmap, a parte le misure generali per sostenere la digitalizzazione delle imprese e l'adozione di tecnologie avanzate”.

Insomma manca chiarezza su come uscire dal pantano. I ritardi nell’uso business dell’IA sono tra i più gravi, per l’Italia, secondo l’Europa (per quanto riguarda digitale e innovazione). Incentivi all’uso dell’IA da parte delle aziende nella forma di credito d’imposta sono previsti nel piano Transizione 5.0 e partiranno a breve, con la pubblicazione del decreto attuativo (in forte ritardo).

Politiche sociali

E questa – investimenti pubblici, incentivi, governance – è forse la partita più facile. Se siamo in ritardo su questi punti, non c’è da aspettarsi miracoli su un fronte dove tutto il mondo è ancora all’anno zero: la progettazione di politiche sociali per accompagnare un futuro in cui il lavoro sarà rivoluzionato dall’IA.

Tutti i principali osservatori di ricerca e grandi gruppi di consulenza prevedono che la maggior parte dei lavori sarà influenzato dall’AI e alcuni compiti spariranno, mentre la produttività aumenterà moltissimo.

Al momento, va detto, non ci sono ancora segnali evidenti della rivoluzione in arrivo. Nessun impatto significativo su disoccupazione e produttività, insomma.

Ci sono però elementi episodici poco incoraggianti. I lavori freelance che richiedono scrittura, disegno, codifica o traduzione di base stanno scomparendo tra gli annunci o subiscono forti tagli di compenso, come riporta il noto giornale economico americano Wall Street Journal.

Studi dell’Harvard Business School, Washington University di St. Louis e Università di Hong Kong rilevano che dal debutto di ChatGPT e di altri modelli di IA generativa, il numero di lavori freelance pubblicati su Upwork, Fiverr e piattaforme affini, nei settori in cui l'IA generativa eccelle, è diminuito fino al 21%.

È nel settore marketing e social media che si registrano le principali sostituzioni di lavoro umano con ChatGpt e affini, secondo un recente studio di Upwork. Sono anche gli ambiti dove l’IA generativa è usata di più adesso, secondo un recente sondaggio di Boston Consulting Group. Questo osservatorio pure consiglia alle aziende di non mirare al mero taglio di costi con l’automazione ma di reinvestire le efficienze in un miglioramento della qualità del servizio o del prodotto (ad esempio con una maggiore personalizzazione a beneficio del cliente).

Sono consigli che per aziende e istituzioni italiane possono suonare fantascienza. Noi siamo fermi a una fase precedente di consapevolezza; dalla quale è compito di Governo e di imprenditori riuscire a schiodarci in fretta, per governare un futuro che si prevede rivoluzionario per l’economia e il lavoro.

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