✕

Freni: “Puntiamo sulle entrate fiscali, i tempi del Pnrr non sono un tabù”

(ansa)
Il sottosegretario leghista all’Economia difende le stime del Mef sul Pil: “L’economia è viva nonostante i gufi”. Allungare il Recovery? “Nelle Tavole che Mosè ricevette sul Sinai non mi pare fosse indicata anche la data del 2026”
2 minuti di lettura

ROMA - Sottosegretario Freni, dalla Banca d’Italia a Confindustria sono tutti d’accordo: la crescita è lenta. Solo voi stimate un Pil all’1%: non è un azzardo?

“Fare analisi economica non è esattamente come affidarsi al lancio dei dadi. Le previsioni del ministero dell’Economia sono frutto di studi accurati, in linea con i segnali che arrivano da un’economia vivace e dinamica. Nessuno vuole nascondere la polvere sotto il tappeto, ma l’obiettivo dell’1% è ampiamente raggiungibile. D’altro canto negli anni le nostre stime del Mef sono risultate sempre corrette. Anzi a volte forse abbiamo peccato di eccessiva prudenza”.

Da dove scaturisce tutta questa sicurezza?

“I segnali sono molteplici, a iniziare dalla dinamica positiva dei versamenti fiscali. I flussi delle entrate sono in costante aumento: siamo fiduciosi che questo ritmo possa proseguire nei prossimi mesi, anche con maggiore intensità. L’economia è viva, nonostante i gufi”.

Nel Def avete scritto che la crescita sarà sostenuta dal …

ROMA - Sottosegretario Freni, dalla Banca d’Italia a Confindustria sono tutti d’accordo: la crescita è lenta. Solo voi stimate un Pil all’1%: non è un azzardo?

“Fare analisi economica non è esattamente come affidarsi al lancio dei dadi. Le previsioni del ministero dell’Economia sono frutto di studi accurati, in linea con i segnali che arrivano da un’economia vivace e dinamica. Nessuno vuole nascondere la polvere sotto il tappeto, ma l’obiettivo dell’1% è ampiamente raggiungibile. D’altro canto negli anni le nostre stime del Mef sono risultate sempre corrette. Anzi a volte forse abbiamo peccato di eccessiva prudenza”.

Da dove scaturisce tutta questa sicurezza?

“I segnali sono molteplici, a iniziare dalla dinamica positiva dei versamenti fiscali. I flussi delle entrate sono in costante aumento: siamo fiduciosi che questo ritmo possa proseguire nei prossimi mesi, anche con maggiore intensità. L’economia è viva, nonostante i gufi”.

Nel Def avete scritto che la crescita sarà sostenuta dal Pnrr. La spesa dei fondi europei, però, è ferma. La convinzione resta?

“Il contributo che il Pnrr darà al Pil era e resta importante, ma nessuno ha mai inteso confonderlo con la Madonna di Fatima. I miracoli sono altra cosa, insomma. Non c’è alcun dubbio: dobbiamo correre. Ma descrivere l’attuazione del Piano come un pantano è un’immagine decisamente fuorviante, per non dire irrealistica”.

Una spesa da 650 milioni in media al mese non le sembra un pantano?

“Sono numeri che cresceranno non appena tutti i soggetti attuatori avranno completato il caricamento delle spese sulla piattaforma Regis: sono gli inconvenienti fisiologici di una spesa decentrata. La fotografia è in costante evoluzione: le tinte si faranno decisamente sempre più nitide. Il ministro Fitto, che sta coordinando questo impegno in modo eccellente, ha già indicato un termine perentorio per l’aggiornamento: il 23 luglio. Siamo fiduciosi che a quella data l’andamento della spesa sarà più alto rispetto ai dati solo parziali di cui possiamo disporre oggi”.

Al Pnrr avete affidato una crescita aggiuntiva del 3,4% nel 2026. Rivedrete la stima?

“Abbiamo fatto l’esatto contrario appena tre mesi fa, perché dovremmo cambiare idea? Abbiamo ritenuto di alzare l’asticella dal 3,1% al 3,4% dopo aver portato a termine una revisione del Pnrr che ci permette di contare su più risorse e quindi su più investimenti. Non siamo il governo delle retromarce. Semmai proviamo a spingere ancora di più il piede sull’acceleratore”.

Non condivide i timori del ministro Giorgetti sul passo lento del Pnrr?

“Li condivido in pieno: il Pnrr può e deve cambiare passo. Imporsi nuove sfide è sempre un bene”.

Oppure prendere tempo. È d’accordo a posticipare la scadenza del 2026?

“Nelle Tavole che Mosè ricevette sul Sinai non mi pare fosse indicata anche la data del 2026. Insomma, non c’è nulla di immodificabile. Ma ogni riflessione ha il suo tempo. Arriverà anche quello per discutere, insieme agli altri Paesi europei, su una questione che è non solo l’Italia a porsi: il Recovery Fund è obbligato a restare ancorato a una tempistica decisa quattro anni fa o, al contrario, potrà beneficiare di una flessibilità che tenga conto di tutto quello che è avvenuto nel frattempo? Forse ci siamo dimenticati che è scoppiata una guerra alle porte dell’Europa”.

Il Pil anemico è un bel problema per la manovra. Dove troverete 20 miliardi per evitare che le tasse aumentino?

“È lo sport estivo per eccellenza: immaginare dove il governo troverà i fondi per la manovra. Succede ogni anno. Ma il rifinanziamento del taglio del cuneo fiscale può contare su basi sicure. Il bilancio dello Stato consente di agire su alcune leve, come quella della spesa, in modo fluido. Ci sono poi misure che non impattano sulla crescita a cui potremmo rinunciare senza alcun problema. Spendere bene, insomma, si può”.

Siete ancora convinti che il concordato preventivo biennale possa portare soldi?

“Il concordato preventivo biennale punta innanzitutto a instradare il contribuente su un percorso virtuoso che punta a migliorare la sua affidabilità fiscale. Siamo fiduciosi che gli aggiustamenti dell’ultim’ora renderanno questo strumento ancora più attrattivo”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Leggi i commenti