Dopo le elezioni Parigi sorvegliata speciale dall’Europa e dai mercati
di Giovanni PonsA trading floor della borsa Euronext a Parigi. Photographer: Nathan Laine/Bloomberg via Getty Images
Il primo risultato tangibile del nuovo Parlamento francese lo si coglie bene dal grafico dello spread (differenziale) tra i titoli di stato francesi (Oat) e quelli tedeschi (Bund). Prima della scommessa di Macron lo spread oscillava tra i 40 e i 50 punti base, mentre dopo il risultato dei ballottaggi - che hanno comunque scongiurato lo scenario più pericoloso con una maggioranza assoluta alle destre - lo spread si è assestato sopra i 60 punti base. E cioè il livello più alto dalla crisi dei debiti sovrani del 2011 e 2012 e che fa dire a Bloomberg, in un pezzo intitolato “La Francia ora deve affrontare il rischio di mercato dei bond”, in quanto con questo risultato viene erosa la protezione offerta dalle riforme macroniste a favore del business.
Senza più protezioni un Parlamento senza maggioranze assolute e polarizzato agli estremi renderà sempre più difficile, per qualsiasi governo verrà nominato, far passare leggi che vadano a toccare il bilancio pubblico. E questo fatto avrà degli…
Il primo risultato tangibile del nuovo Parlamento francese lo si coglie bene dal grafico dello spread (differenziale) tra i titoli di stato francesi (Oat) e quelli tedeschi (Bund). Prima della scommessa di Macron lo spread oscillava tra i 40 e i 50 punti base, mentre dopo il risultato dei ballottaggi - che hanno comunque scongiurato lo scenario più pericoloso con una maggioranza assoluta alle destre - lo spread si è assestato sopra i 60 punti base. E cioè il livello più alto dalla crisi dei debiti sovrani del 2011 e 2012 e che fa dire a Bloomberg, in un pezzo intitolato “La Francia ora deve affrontare il rischio di mercato dei bond”, in quanto con questo risultato viene erosa la protezione offerta dalle riforme macroniste a favore del business.
Senza più protezioni un Parlamento senza maggioranze assolute e polarizzato agli estremi renderà sempre più difficile, per qualsiasi governo verrà nominato, far passare leggi che vadano a toccare il bilancio pubblico. E questo fatto avrà degli effetti negativi in termini di risposta dei mercati, perché le finanze pubbliche della Francia non sono in una situazione florida: il suo rapporto deficit/Pil è al 5,5% e la Francia, come l’Italia, è già finita in procedura di infrazione secondo i parametri del nuovo Patto di stabilità europeo.
Gli appuntamenti per misurare il nuovo stato di salute dei conti pubblici francesi sono almeno tre e piuttosto ravvicinati. Il primo test arriva già il 18 luglio, quando il Tesoro francese metterà all’asta nuove emissioni di titoli a medio termine, e lì si vedrà quali rendimenti il mercato sarà in grado di assorbire. Poi ci sono le agenzie di rating che stanno aspettando la Francia al varco, in particolare Moody’s che le assegna un rating Aa2 stabile ma che potrebbe presto modificare il suo giudizio. In una nota dell’8 luglio, all’indomani del risultato dei ballottaggi, la senior vice presidente Sarah Carlson scrive che «l’outlook diventerebbe negativo se concludessimo che i dati fiscali e del debito potrebbero essere sostanzialmente peggiori di quanto avevamo previsto».
In particolare, ciò su cui si focalizza Moody’s è la prospettiva di una maggiore difficoltà nel pagamento del debito, misurata in termini di oneri finanziari in rapporto alle entrate fiscali e al Pil. L’elevato debito pubblico francese, che è arrivato al 110,6% del Pil nel 2023 e si prevede che raggiunga il 112,2% alla fine di quest’anno, espone il fianco a un aumento dei tassi di interesse che il Tesoro francese potrebbe essere costretto a pagare in questa nuova situazione di incertezza politica. «Un impegno più debole rispetto al consolidamento dei conti pubblici aumenterebbe le pressioni al ribasso sul rating», afferma la Carlson. E lo stesso pericolo si correrebbe con una eventuale marcia indietro sul fronte delle riforme, come già minacciato da Melenchon, nel mercato del lavoro e sulle pensioni, in quanto andrebbero a impattare sulla crescita del Pil.
Fatte queste premesse il punto di svolta potrebbe arrivare già a settembre, quando la Francia sarà chiamata dal nuovo Patto di Stabilità europeo ad accettare la traiettoria di rientro dal deficit e dal debito per i prossimi sette anni. Se ciò non avvenisse i mercati sarebbero pronti a dire la loro, come fanno notare autorevoli esponenti delle case di investimento. «In Francia c’è stata la polarizzazione del voto anche se ha funzionato la coalizione anti-destra, basata sul patto di desistenza con il Fronte Popolare che ha consentito ad Ensemble di Macron di conquistare il 27% dei seggi con il 18% dei voti - osserva Andrea Delitala, Head of Multi Asset Euro di Pictet AM, -. Le soluzioni possibili sono due, o un governo arcobaleno o un governo tecnico più freddo e senza un mandato forte. In ogni caso la Francia diventa un problema serio per la Ue visto che deve correggere i conti pubblici, anche se oggi mi pare più importante tenere insieme l’Europa, e questo potrebbe costituire la base per una convergenza attorno all’agenda “Draghi” per la competitività».
Già l’Europa, è il bene più importante da salvaguardare anche dal punto di vista dei mercati, che mal sopportano le spinte populiste legate a doppio filo a una maggiore spesa pubblica. «Tutto ciò che mette in dubbio il processo di integrazione europeo fa male ai mercati - spiega Lorenzo Codogno, fondatore della società di ricerca LC-MA - la premier Meloni si è normalizzata pur essendo un po’ euroscettica mentre la Francia non è ancora pronta, Le Pen ha ancora grossi problemi sull’integrazione, deve spostarsi verso il centro».
Il primo effetto delle elezioni francesi, dunque, è quello di aver spostato il ventre molle dell’Europa dall’Italia alla Francia, diventata la sorvegliata speciale numero uno, fatto confermato dallo spread tra Btp e Bund che a marzo ha toccato il minimo degli ultimi due anni, a quota 118. Il governo Meloni, fino a ora, ha saputo tenere i conti pubblici sotto controllo arginando le spinte populiste e ha alzato al 13,5% la quota di debito pubblico nei portafogli dei risparmiatori italiani, riducendo il rischio di shock sui mercati.
Il tema del debito pubblico troppo alto non riguarda soltanto Francia e Italia ma molti paesi tra cui anche la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Gli anni della pandemia hanno gonfiato la spesa pubblica a protezione dell’economia e del potere d’acquisto dei cittadini, in un periodo di tassi quasi a zero. Ma ora che il costo del denaro è risalito a causa dell’inflazione e il peso di quei debiti si sente. Nel Regno Unito, per esempio, anch’esso alle prese con un debito elevato, il responso delle urne ha regalato il governo più vicino all’Europa che si sia mai visto negli ultimi vent’anni. Il laburista Keir Starmer ha già detto che il suo esecutivo sarà disciplinato fiscalmente, cercando di far dimenticare lo scivolone di Liz Truss, rimasta al governo solo 49 giorni nel 2022 per aver annunciato tagli alle tasse non coperti da entrate provocando il crollo dei Gilt (titoli di stato inglesi). «Starmer è serio e moderato - osserva ancora Codogno - ma la sua sfida è quella di rilanciare i servizi pubblici, in particolare il servizio sanitario nazionale, e bisognerà vedere come questo verrà finanziato senza alzare la tassazione che è già alta».
L’Europa, secondo gli economisti, ha ancora bisogno di riforme strutturali e di avere un ruolo più forte nei confronti degli altri blocchi geoeconomici, la Cina e gli Usa. Un’eventuale vittoria di Donald Trump alle prossime elezioni di novembre potrebbe portare nuova inflazione, e l’Europa potrebbe soffrine, sia sotto il profilo della sicurezza sia per la possibile contrazione del commercio. La risposta dell’Europa dovrebbe essere l’agenda Draghi per la competitività ma la sua presentazione è stata posticipata all’autunno visto che al momento non si sa dove trovare i soldi per finanziarla. Nel frattempo la buona notizia è che la Bce ha imboccato il sentiero della discesa dei tassi di interesse e presto sarà seguita da Fed e BoE. «In Europa il Ppe si è spostato a destra sui temi della sicurezza e dell’immigrazione, cercando di reinterpretare il voto europeo - aggiunge Delitala -. Ma l’importante è che le banche centrali stiano portando il costo del denaro verso il tasso neutrale. Che al momento è intorno al 3,5% in Usa e il 2,5% in Europa ma potrebbe spostarsi un pò più in alto se la politica fiscale non imbocca un sentiero sostenibile». Insomma il quadro è complesso ma tutti sono concordi nel dire che le prossime scelte dell’Europa saranno cruciali per le future generazioni.