Giorgetti frena sulla spesa militare. “Prudenza sull’aumento nel 2025”
di Giuseppe ColomboROMA - Sull’impegno preso da Giorgia Meloni non ha nulla da eccepire. Anche se, ricorda Giancarlo Giorgetti, la spesa militare non si esaurisce nelle armi. In più occasioni ha ricordato l’importanza di investire in tutti i comparti dell’industria della difesa: il riferimento è a Leonardo, il colosso che si occupa di aerospazio, difesa e sicurezza, di cui il ministero dell’Economia possiede il 30,2%. Ma sui tempi della proposta della premier - alzare la spesa militare dall’1,44% all’1,6% del Pil nel 2025 - il titolare del Tesoro invoca prudenza. Meglio aspettare, è la linea.
Il segnale alla Nato in chiave pro Ucraina richiede un esborso aggiuntivo di 3 miliardi. Lo spazio fiscale del prossimo anno è tutto da riempire, ma i margini sono strettissimi per via del nuovo Patto di stabilità. La conferma è arrivata ieri dall’Eurogruppo, dove i ministri delle Finanze non a caso hanno parlato di “un orientamento di bilancio restrittivo".
L’Italia non fa di certo eccezione: l’attenzione, tra l’a…
ROMA - Sull’impegno preso da Giorgia Meloni non ha nulla da eccepire. Anche se, ricorda Giancarlo Giorgetti, la spesa militare non si esaurisce nelle armi. In più occasioni ha ricordato l’importanza di investire in tutti i comparti dell’industria della difesa: il riferimento è a Leonardo, il colosso che si occupa di aerospazio, difesa e sicurezza, di cui il ministero dell’Economia possiede il 30,2%. Ma sui tempi della proposta della premier - alzare la spesa militare dall’1,44% all’1,6% del Pil nel 2025 - il titolare del Tesoro invoca prudenza. Meglio aspettare, è la linea.
Il segnale alla Nato in chiave pro Ucraina richiede un esborso aggiuntivo di 3 miliardi. Lo spazio fiscale del prossimo anno è tutto da riempire, ma i margini sono strettissimi per via del nuovo Patto di stabilità. La conferma è arrivata ieri dall’Eurogruppo, dove i ministri delle Finanze non a caso hanno parlato di “un orientamento di bilancio restrittivo".
L’Italia non fa di certo eccezione: l’attenzione, tra l’altro, è alta anche sul Mes. Il pressing per la ratifica delle modifiche al Meccanismo di stabilità è ripartito: “È una questione di credibilità e di coerenza”, ha detto il direttore generale Pierre Gramegna. Per non parlare del debito nazionale che non smette di crescere: l’ultimo bollettino della Banca d’Italia registra un aumento, a maggio, di 13,3 miliardi rispetto ad aprile. In valori assoluti il “rosso” è arrivato a 2.918,9 miliardi, a un passo dai 3.000 miliardi.
Per recuperare un po’ di respiro l’unica soluzione è derogare alla disciplina europea. Come? Appellandosi a una clausola contenuta nello stesso Patto: gli investimenti per la difesa sono considerati fattori rilevanti per l’esclusione dal calcolo degli obiettivi di bilancio.
Ma passare dalla carta all’incasso del risultato comporta un passaggio intermedio: la richiesta. È qui che si concentra la prudenza del ministro. Vuole prima capire lo stato dell’arte del bilancio casalingo: luglio e agosto saranno decisivi sul fronte delle entrate, che stanno già registrando una buona performance come ha anticipato il sottosegretario all’Economia Federico Freni in un’intervista a Repubblica.
La conferma è arrivata da via Nazionale: a maggio le entrate tributarie sono state pari a 43,3 miliardi, in aumento del 7,1% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso.
Il ministro vuole attendere anche i dati sul Superbonus prima di muoversi. Prima di chiedere la deroga - ragiona - bisogna capire se ci sono le condizioni per farlo. E poi altri sconti, in vista della manovra, potrebbero risultare decisamente più convenienti. Lo sa anche Giorgetti che il bis dell’anno scorso, quando l’Italia ottenne 15,7 miliardi in deficit, è impossibile. Ma in autunno anche uno 0,1% di flessibilità sarà importante per una Finanziaria ridotta all’osso. Anche per questo non vuole forzare la mano sulla spesa militare. Parola d’ordine: prudenza.
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