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Il Pil cinese delude le attese: la frenata della crescita sul tavolo del summit del Partito

(reuters)
Nel secondo trimestre Pechino cresce del 4,7% contro il 5,3%, il dato più basso dalla fine delle restrizioni Covid. Pesa il rallentamento di consumi e servizi. Via al Terzo Plenum del partito: in agenda anche la crisi immobiliare e la debolezza della domanda interna
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PECHINO - Un dato sul Pil che delude le attese, proprio nel giorno in cui a Pechino Xi Jinping apre i lavori (in ritardo di mesi) del Terzo Plenum del Partito comunista: con le questione economiche in cima all’agenda, per stabilire la direzione del Paese negli anni a venire.

Nel secondo trimestre il Pil cinese è cresciuto del 4,7% su base annua, ma sotto le aspettative degli analisti. “L’economia sta affrontando crescenti incertezze esterne e molte difficoltà e sfide interne”, dice l’ufficio nazionale di statistica. Questo ritmo, inferiore alle aspettative e a quello del primo trimestre (5,3%), è anche il più debole dall'inizio del 2023, quando cioè la Cina eliminò le restrizioni sul Covid. Anche le vendite al dettaglio sono state deludenti, con un +2% su base annua a giugno, il ritmo più lento dal dicembre 2022.

Gli investimenti nell’immobiliare sono calati del 10,1% su base annua nei primi sei mesi (come nel periodo gennaio-maggio). Lo scorso venerdì invece erano arrivati i dati s…

PECHINO - Un dato sul Pil che delude le attese, proprio nel giorno in cui a Pechino Xi Jinping apre i lavori (in ritardo di mesi) del Terzo Plenum del Partito comunista: con le questione economiche in cima all’agenda, per stabilire la direzione del Paese negli anni a venire.

Nel secondo trimestre il Pil cinese è cresciuto del 4,7% su base annua, ma sotto le aspettative degli analisti. “L’economia sta affrontando crescenti incertezze esterne e molte difficoltà e sfide interne”, dice l’ufficio nazionale di statistica. Questo ritmo, inferiore alle aspettative e a quello del primo trimestre (5,3%), è anche il più debole dall'inizio del 2023, quando cioè la Cina eliminò le restrizioni sul Covid. Anche le vendite al dettaglio sono state deludenti, con un +2% su base annua a giugno, il ritmo più lento dal dicembre 2022.

Gli investimenti nell’immobiliare sono calati del 10,1% su base annua nei primi sei mesi (come nel periodo gennaio-maggio). Lo scorso venerdì invece erano arrivati i dati su export e import: le esportazioni a giugno sono cresciute dell'8,6% in termini di dollari rispetto all'anno precedente, anche se le importazioni sono diminuite del 2,3%: ulteriore segnale di debolezza della domanda interna.

"Il principale fattore trainante è stata la forte decelerazione dei consumi e dei servizi a giugno, un segnale particolarmente preoccupante di debolezza della fiducia. La produzione industriale ha retto leggermente meglio, ma è rimasta debole anche in termini storici. Ciò sottolinea il fatto che la produzione industriale non sarà in grado di sostenere da sola un'ampia ripresa”, scrivono gli analisti di Bloomberg.

L’agenda del Plenum

Il Plenum, inizialmente previsto per lo scorso autunno, dovrà dare delle risposte su come Pechino intende affrontare la persistente crisi immobiliare del Paese, la debolezza della domanda dei consumatori, l’affievolirsi delle prospettive di crescita e l’indebitamento dei governi locali. Il tutto in un contesto che vede l'aumento delle tensioni commerciali con Stati Uniti ed Europa. Finirà giovedì 18 luglio e soltanto allora si avranno delle risposte. Il titolo della bozza presentata a giugno al Politburo recitava: "Ulteriore approfondimento delle riforme e avanzamento della modernizzazione in stile cinese".

Storicamente il Terzo Plenum ha dato il via a grandi cambiamenti - la "riforma e l'apertura" di Deng Xiaoping nel 1978, che aprì la Cina al mondo e ad una crescita economica strabiliante, un esempio su tutti - ma molti analisti stanno ridimensionando le aspettative su questo Plenum: non dovrebbero essere annunciate grandi riforme radicali, ma si attendono invece aggiustamenti più mirati per affrontare le questioni economiche strutturali e i problemi sociali, e per migliorare l'autosufficienza tecnologica. Il Quotidiano del Popolo in questi giorni scriveva che "La riforma non consiste nel cambiare direzione”. E lo stesso premier Li Qiang il mese scorso al World Economic Forum di Dalian sosteneva che il governo non ha intenzione di usare "medicine forti" per rilanciare l’economia. Ma "dovremmo regolarla con precisione e nutrirla lentamente per consentirle di riprendersi gradualmente”.

“Le misure che verranno annunciate sui principali problemi economici della Cina (dalla stagnazione del settore immobiliare alle ristrettezze finanziarie delle amministrazioni locali) saranno moderate e graduali, come la medicina cinese, piuttosto che una terapia d'urto. Resta da vedere se saranno sufficienti a curare l'economia”, sostiene Alicia Garcia Herrero, capo economista per l’Asia di Natixis.

La ricerca di una rapida crescita economica "non è più la priorità unica di Pechino", scrivono gli esperti dell'Asia Society Neil Thomas e Jing Qian. Xi è però consapevole che le sue priorità di sicurezza nazionale e autosufficienza tecnologica "devono coesistere con un livello di crescita di base che sostenga i consumi, gli investimenti, la stabilità sociale e la sua stessa sicurezza politica”. L’autosufficienza scientifica e tecnologica è uno dei mantra di Xi, che da anni ripete, viste le restrizioni imposte da Stati Uniti e alleati. Ci si aspetta nuova enfasi sul concetto di “nuove forze produttive di qualità”, altro concetto preferito dal leader comunista.

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