Pierpaolo Bombardieri: “Meloni dimentica tutte le promesse elettorali sulle pensioni. E lascia indietro donne e giovani”
di Valentina ConteIl segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri
ROMA – «Le pensioni sono l’ennesimo appuntamento mancato del governo con le sue promesse elettorali». Pierpaolo Bombardieri, segretario generale della Uil, ritiene «una vergogna» la cancellazione di fatto di Opzione donna, le «mancate risposte ai giovani», il sistema delle quote «ormai finito». E teme che l’esecutivo «farà ancora cassa» sull’indicizzazione.
Segretario, la riforma delle pensioni è sparita. Tavolo mai convocato. Perché?
«È la negazione di tutti gli impegni di questo governo. Tante chiacchiere, nessuna decisione sul futuro. Solo misure spot. Diceva di avere a cuore le donne e ha smantellato Opzione donna. Di pensare ai giovani e ne ha peggiorato le regole senza immaginare una pensione di garanzia. Di volere una flessibilità per tutti e ha me…
ROMA – «Le pensioni sono l’ennesimo appuntamento mancato del governo con le sue promesse elettorali». Pierpaolo Bombardieri, segretario generale della Uil, ritiene «una vergogna» la cancellazione di fatto di Opzione donna, le «mancate risposte ai giovani», il sistema delle quote «ormai finito». E teme che l’esecutivo «farà ancora cassa» sull’indicizzazione.
Segretario, la riforma delle pensioni è sparita. Tavolo mai convocato. Perché?
«È la negazione di tutti gli impegni di questo governo. Tante chiacchiere, nessuna decisione sul futuro. Solo misure spot. Diceva di avere a cuore le donne e ha smantellato Opzione donna. Di pensare ai giovani e ne ha peggiorato le regole senza immaginare una pensione di garanzia. Di volere una flessibilità per tutti e ha messo il ricalcolo contributivo a Quota 103. Un bel risultato per chi giurava di cancellare la legge Fornero. Ora tornerà in pieno».
A dicembre scadono misure per 630 milioni. A gennaio riparte una rivalutazione più favorevole all’inflazione. Ci crede?
«Il quadro generale è preoccupante. Ci chiederanno di fare ancora cassa. Ma voglio ricordare che la modifica dell’indicizzazione è un danno permanente per le pensioni degli italiani che si abbassano per sempre, anche quelle medie. D’altro canto non vedo la volontà politica di riformare la previdenza. Solo esigenze di bilancio».
Il governo teme di sballare i conti. Che manovra si aspetta?
«Servono almeno 25 miliardi. Se guardiamo a quella dello scorso anno, ci mancano 13 miliardi di deficit, altri 10-12 miliardi per correggere l’eccesso di disavanzo. Poi le spese per la difesa che questo governo dice ora di voler aumentare, anche se proverà a escluderle dalle nuove regole del Patto di stabilità. I vari condoni non stanno dando i risultati attesi. E mi sento di escludere altra flessibilità concessa dalla nuova Commissione di Bruxelles. Sulle misure siamo al buio. Il Def di aprile non le ha chiarite, perché congelato. Ci auguriamo che il governo informi presto le parti sociali e il Parlamento».
La patente a punti per contrastare le morti e gli incidenti sul lavoro è quasi operativa. Non era quello che volevate?
«È una presa in giro. Intanto perché di base può partire, per le imprese strutturate, anche da 90-100 punti. Con uno o più morti al massimo se ne perdono 40. Nel caso della strage del cantiere dell’Esselunga di Firenze non sarebbe successo nulla. L’azienda avrebbe continuato ad operare. E poi i punti si perdono solo alla fine dell’iter processuale. Ma questo è il Paese in cui nel 90% dei casi non si va a processo e la maggior parte finisce in prescrizione».
A sentire la premier Meloni, il governo sta facendo molto.
«È chiaro che non vuole intervenire a fondo perché ha una concezione liberista: la vita umana vale meno dell’utile di impresa. Quando invece serve il reato di omicidio sul lavoro e una procura speciale. E dovremmo estendere le regole degli appalti pubblici anche al privato. Stupisce che il governo scopra solo ora il caporalato in agricoltura. Ma se hai 100 ettari coltivabili e solo 4 dipendenti, ci sarà o no un problema di manodopera illegale? Servirebbe anche qui un Durc di congruità».
L’Italia è in una fase di crescita lenta. La preoccupa?
«Molto. Il governo decanta i record dell’occupazione. Eppure i dati del ministero del Lavoro sui nuovi avviamenti ci raccontano tutta un’altra storia. Ci dicono che la maggior parte dei nuovi contratti è a termine. C’è troppo lavoro povero e precario. Servono chiare scelte di politiche industriali. E meno tasse sui rinnovi contrattuali».
Perché state raccogliendo le firme per il referendum contro l’autonomia differenziata?
«È una battaglia da fare. Si può anche perdere, ma non si può non fare: i nostri iscritti non ce lo perdonerebbero. L’autonomia aumenta le disuguaglianze nel Paese. E mette in discussione la validità dei contratti collettivi nazionali di lavoro su tutto il territorio. Scuola, sanità, sicurezza: i lavoratori di questi comparti rischiano di avere trattamenti economici regionali diversi. Non ha senso procedere, se prima non si recuperano i divari. Si spacca l’Italia e basta».