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L’Fmi rivede le stime di crescita. Italia allo 0,7% quest’anno, poi 0,9%. Guerre commerciali e debiti pubblici preoccupano

(reuters)
L’aggiornamento dell’outlook consegna un panorama stabile, ma con alcuni rischi crescenti nel breve termine. Il rientro dell’inflazione è ancora su una strada accidentata. Per il Belpaese sale (+0,2 punti) la previsione per il 2025
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Il Fondo monetario internazionale aggiorna le stime di crescita globali, confermando per l’Italia una progressione dello 0,7% quest’anno (sotto l’1% indicato come obiettivo alla portata recentemente dal ministro Giorgetti) e rafforzandola di 0,2 punti al +0,9% per il prossimo anno. Uno scenario in livellamento, quello tracciato da Washington con uno sguardo planetario, ma con un paio di campanelli d’allarme che risuonano soprattutto verso gli Usa perché guardano al rischio di guerre commerciali e conti pubblici in disordine.

A livello globale, nel blog che accompagna le nuove stime Pierre-Olivier Gourinchas spiega che la crescita globale resta ferma al 3,2% per quest'anno e leggermente sopra (3,3%) il prossimo, ma sotto la superficie qualcosa si è mosso. …

Il Fondo monetario internazionale aggiorna le stime di crescita globali, confermando per l’Italia una progressione dello 0,7% quest’anno (sotto l’1% indicato come obiettivo alla portata recentemente dal ministro Giorgetti) e rafforzandola di 0,2 punti al +0,9% per il prossimo anno. Uno scenario in livellamento, quello tracciato da Washington con uno sguardo planetario, ma con un paio di campanelli d’allarme che risuonano soprattutto verso gli Usa perché guardano al rischio di guerre commerciali e conti pubblici in disordine.

A livello globale, nel blog che accompagna le nuove stime Pierre-Olivier Gourinchas spiega che la crescita globale resta ferma al 3,2% per quest'anno e leggermente sopra (3,3%) il prossimo, ma sotto la superficie qualcosa si è mosso. In sostanza, le grandi economie “si sono allineate” con la chiusura degli output gap. In particolare, il mercato del lavoro Usa si sta raffreddando (+2,6 e +1,9% la crescita prevista per 2024 e 2025, con una leggera limatura di 0,1 punti per quest’anno) dopo un 2023 caldissimo; mentre l’Eurozona pare più forte dopo un anno in sordina (dallo 0,9% di quest’anno salirà all’1,5% il prossimo).

La benzina nel motore generale continuano a metterla le economie emergenti dell’Asia, con la crescita di Cina e India che viene rivista al rialzo e genera quasi metà del movimento globale. In ogni caso, Pechino è su una via di stabilizzazione che vede la crescita attorno al 3,3%, ben sotto i livelli attuali (ad oggi siamo a +5 e +4,5% previsti per quest’anno e il prossimo, in miglioramento di 0,4 punti).

Rischi per l’inflazione

Un possibile rischio sullo scenario – che resta bilanciato, ma con alcuni campanelli d’allarme a suonare più forte – pende dal percorso di riduzione dell’inflazione. Ci sono possibili dossi e irregolarità sul sentiero per spegnere definitivamente il falò dei prezzi, avvertono da Washington.

Nel breve termine si parla innanzitutto di “rischi di rialzo dell'inflazione derivanti dalla mancanza di progressi nella disinflazione dei servizi e le pressioni sui prezzi derivanti da nuove tensioni commerciali o geopolitiche”. La dinamica dei salari, in particolare, pesa sui servizi per l’incidenza della manodopera tra le voci di costo. E poi “l'escalation delle tensioni commerciali potrebbe ulteriormente aumentare i rischi a breve termine per l'inflazione, aumentando il costo dei beni importati lungo la catena di approvvigionamento”, suona come un monito alle politiche preannunciate dal possibile prossimo presidente Usa, Donald Trump. Come in aprile, la stima dei prezzi è al +5,9% per quest’anno.

Le sfide fiscali e il problema del debito

Se i prezzi lasciano ancora aperta qualche incertezza, condita dalla geopolitica, il blog del Fmi dice con chiarezza che “le sfide fiscali devono essere affrontate in modo più diretto. Il deterioramento delle finanze pubbliche ha reso molti Paesi più vulnerabili di quanto previsto prima della pandemia”. I governi deovono ora “ricostruire gradualmente e in modo credibile” i loro spazi di bilancio, “pur continuando a proteggere i più vulnerabili”. E’ questa una “priorità fondamentale” che fa correre il pensiero alla scrittura della manovra italiana, piena di promesse da mantenere ma anche di aspettative dalla Ue che ci ha messo dietro la lavagna per il deficit. “In questo modo si libereranno risorse per affrontare emergenti, come la transizione climatica o la sicurezza nazionale ed energetica – ricorda tra l’altro il Fmi – Ma soprattutto, riserve più forti forniscono le risorse fiscali necessarie per affrontare shock inattesi”. Eppure “si sta facendo troppo poco, amplificando l'incertezza della politica economica. I consolidamenti fiscali previsti sono largamente insufficienti in troppi Paesi”. Se noi siamo lo storico malato del debito, qui però a far paura è che “un paese come gli Stati Uniti, in piena occupazione, mantenga una posizione fiscale che spinge il rapporto debito/PIL sempre più in alto, con rischi sia per l'economia interna che per quella globale”.

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