“Video pericolosi sul web, c’è il pronto intervento. TikTok collabora”. Il ricorso di Google
di Aldo FontanarosaROMA – Stringere con forza il volto, all’altezza delle guance. Fino a quando la presa procura arrossamenti, addirittura degli ematomi.
La folle e autolesionistica pratica, ribattezzata “cicatrice francese”, veniva suggerita ai ragazzi da alcuni “scappati” di casa, attraverso TikTok.
Per fortuna, le regole europee – in particolare la direttiva sui Media audiovisivi – permettono adesso al Garante delle Comunicazioni (l’AgCom) di intervenire d’urgenza, come un vero vigile urbano della Rete.
E il presidente dell’AgCom, Giacomo Lasorella, è felice di questi poteri di pronto intervento, nuovi e incisivi. Forte di un’arma ben più appuntita, il Garante ha convinto TikTok a rimuovere i video che incoraggiavano i giovani a procurarsi l’ematoma più vistoso, in una pazza sfida.
ROMA – Stringere con forza il volto, all’altezza delle guance. Fino a quando la presa procura arrossamenti, addirittura degli ematomi.
La folle e autolesionistica pratica, ribattezzata “cicatrice francese”, veniva suggerita ai ragazzi da alcuni “scappati” di casa, attraverso TikTok.
Per fortuna, le regole europee – in particolare la direttiva sui Media audiovisivi – permettono adesso al Garante delle Comunicazioni (l’AgCom) di intervenire d’urgenza, come un vero vigile urbano della Rete.
E il presidente dell’AgCom, Giacomo Lasorella, è felice di questi poteri di pronto intervento, nuovi e incisivi. Forte di un’arma ben più appuntita, il Garante ha convinto TikTok a rimuovere i video che incoraggiavano i giovani a procurarsi l’ematoma più vistoso, in una pazza sfida.
Nei contenuti di Russia Today sul Dombass un incitamento all’odio razziale in violazione della dignità
La patatina piccante
Nella Relazione annuale sull’attività di AgCom, il presidente Lasorella dà atto ai cinesi di TikTok di aver collaborato in almeno due circostanze: per i video sulla “cicatrice francese” e per quelli che promuovevano una patatina piccantissima, anch’essi rimossi.
Senza entrare in una polemica diretta, Lasorella ricorda che Google invece è oggetto di un’ordine di rimozione dei video sulla patatina ultra-piccante.
Il Garante AgCom ha bloccato anche un video di Russia Today sul Dombass, che compariva tra YouTube e Telegram “perché i contenuti – spiega Lasorella – assumevano un carattere di incitamento all’odio razziale in violazione della dignità umana”.
A proposito di blocchi, tra febbraio e maggio 2024 il Garante ha messo in campo il suo scudo anti-pezzotto. Lo strumento ha permesso di affondare tanti siti illegali entro 30 minuti dall’inizio delle partite di calcio e basket.
Questo il bilancio:
- disabilitati 18.879 FQDN (Fully Qualified Domain Name)
- e 4.006 indirizzi IP che diffondevano illecitamente gare in diretta.
Una casacca più comoda
Le competenze dell’AgCom si fanno sempre più ampie. Il Garante è chiamato a vigilare sui campi più diversi: la par condicio televisiva soprattutto in caso di elezioni, i diritti degli editori giornalistici, la pirateria e il pezzotto, il bagarinaggio digitale (ultimo caso per i concerti italiani di Taylor Swift), l’efficienza delle reti di telecomunicazioni.
A proposito di Rete, l’AgCom deve decidere se Tim potrà indossare una casacca più comoda. Per decenni, l’ex monopolista italiano delle tlc è stato imbrigliato da infinite regole perché vendeva abbonamenti alla telefonia e connessioni Internet mentre era anche proprietario della rete di cavi più efficiente e capillare.
Adesso Tim ha ceduto la rete a Kkr. Per questo le regole e i vincoli si vanno allentando. E AgCom sarebbe anche disposta a liberare del tutto la società di Pietro Labriola classificandola come un operatore commerciale privo di una infrastruttura propria.
Il problema – sottolinea AgCom in Parlamento – “è che gli accordi intercorsi tra i soggetti che hanno dato luogo allo scorporo (soprattutto tra Tim e Kkr, ndr) non sono ancora stati integralmente trasmessi all’Autorità”.
In questo nuovo scenario, mentre Fastweb conquista Vodafone, le linee Internet ad altissima velocità superano quota 19 milioni nel Paese, con una progressione di 110 mila tra un anno e l’altro.
La situazione di quotidiani e periodici pone al legislatore la questione di una nuova normativa di settore
A quota 27 miliardi
Alcuni numeri sul mercato italiano:
- quello delle comunicazioni elettroniche vale 27 miliardi (nel 2023);
- dunque la tendenza alla ruiduzione dei ricavi è quantomeno arginata;
- quello dei media (tv, radio, quotidiani e periodici) è a 11,5 miliardi.
E se la televisione tradizionale è riuscita a difendere ascolti e ricavi, protetta anche da provvedimenti del Garante AgCom, invece soffrono ancora i giornali. Una situazione – dice Lasorella alle Camere – “che pone probabilmente al legislatore la questione di una nuova legge sull’editoria”.
A sua volta, l’AgCom è intervenuta a tutela dell’editoria giornalistica, come chiedeva peraltro la direttiva Ue sul copyright. Un suo regolamento ha reso operativo il diritto degli editori a un “equo compenso”.
Dalla sua adozione – dice Lasorella – “sono stati conclusi diversi accordi tra piattaforme ed editori”.
Serve omogeneizzare le nostre fonti di finanziamento. Il contributo è parcellizzato dopo interventi legislativi frammentari
Concorsi pubblici
Giovani appassionati ai media possono guarare all’AgCom come a un posto dove trovare lavoro. Dice Lasorella in Parlamento: “La nostra autorità ha appena bandito una serie di concorsi per reclutare personale giovane e preparato con competenze giuridiche, tecniche, economiche e sociologiche”.
A fronte di un impegno enorme, l’AgCom non grava sulle casse pubbliche. A finanziarne il lavoro sono le stesse società delle tlc e dei media su cui il Garante vigila.
Ma Lasorella avverte che il meccanismo di finanziamento si è inceppato. Il presidente chiede “un’omogeneizzazione delle fonti di finanziamento, in particolare del contributo che ora è parcellizzato in una pluralità di contributi diversi (ben 9) a carico delle diverse categorie di operatori”.
Tutto questo, “a causa di una serie di interventi legislativi occasionali e frammentari”.
"L’attuale situazione rischia di far smarrire proprio la vocazione unitaria e convergente che è uno dei punti di forza dell’Autorità, potenzialmente trasformandola in un aggregato di nove autorità distinte”.