La “schermata blu della morte” che ha bloccato i computer in tutto il mondo: ecco cosa è successo. “Più pesante del Millennium Bug”
di Diego LonghinTORINO – Banche, indici di Borsa, soprattutto aeroporti e compagnie aeree: buona parte del mondo si è svegliata con i Pc bloccati da una schermata blu d’errore e guasti informatici diffusi.
Marco Ramilli, group chief innovation officer di Tinexta, società quotata a Piazza Affari che si occupa di trasformazione digitale, che cosa è successo?
“Sembra che a provocare il down dei sistemi sia stato un aggiornamento di un software, tra l’altro di cybersecurity, che si chiama CrowdStrike. E’ un programma molto utilizzato dalle organizzazioni come banche, aeroporti, stazioni ferroviarie e ospedali. Probabilmente c’è stato un errore, un’inesattezza che ha generato il Blue Screen of Death, la schermata blu della morte, che si verifica nei sistemi operativi Windows quando il sistema operativo non può più funzionare in modo sicuro. Di fatto si blocca. Cosa che ha creato problemi ad un’organizzazione complessa come la stessa Microsoft”.
Alcuni suoi colleghi l’hanno definita come l’interruzione più grande che si sia mai verificata, paragonabile al Millennium Bug. E’ vero?
“Se non è la più grande, di sicuro è una delle più grandi. Di paragonarlo al Millennium Bug non me la sentirei. L’impatto, questa volta, è più grande sulla società. Con il Millennium è stato minore e soprattutto concentrato sul consumatore finale, sul pc di casa, sul portatile, non sui server delle grandi organizzazioni. Questo è più pesante del Millennium Bug”
Non si possono evitare down del genere?
“Dal punto di vista del consumatore è difficile, gli aggiornamenti vanno sempre fatti. Non si può aspettare e vedere se funzionano. Più che altro è il produttore che rilascia l’aggiornamento che deve essere sicuro che funzioni. Solitamente, ad esempio, non si rilasciano in modo massivo. Prima aggiorni cento device, poi mille, poi diecimila. Così ci si accorge per tempo se qualcosa non va”.
Come si risolvono una volta che l’errore ha provocato quello che sta succedendo?
“Di solito si risolvono con nuovi aggiornamenti, ma la situazione in questo caso è un po’ più difficile perché ha bloccato i server e i sistemi. Per cui bisognerà avere un’assistenza diversa per andare più in profondità nei sistemi e rimetterli in funzione”.
Basta un baco per non poter fare più nulla e tornare all’età della pietra?
“Io non sono riuscito a rientrare nella camera dell’hotel a Milano dopo la colazione. La tessera non funzionava e l’hotel non aveva una chiave fisica per aprire le porte. Purtroppo o per fortuna il digitale è entrato nella vita di tutti noi. Da una parte ci rende la vita più veloce, più semplice e più produttiva, dall’altra quando si blocca lo shock è importante. Non c’è un back up a cui aggrapparsi perché non c’è più la carta. Per questo è fondamentale la sicurezza, per questo è fondamentale avere il dominio statale sulle tecnologie fondamentali. Immagini se un governo o un’organizzazione non amica detenesse la tecnologia di cui abbiamo necessità e decidesse poi di spegnere tutto. Dobbiamo mantenere il dominio geopolitico”.
Tutto ciò provoca anche danni economici. Sono calcolabili?
“Oggi no, ma saranno ingenti. Basti pensare agli aerei che non sono decollati, ai treni in ritardo, agli ospedali bloccati. Riguarda non solo l’economia, ma la società in generale. Un ospedale che non dà un servizio è un problema che va oltre gli aspetti finanziari. E’ un problema fisico”
Sarebbe utile ricreare dei sistemi alternativi analogici che possano sostituire il digitale?
“Non credo sia sensato I costi per mantenere entrambi sarebbero troppo elevati. Piuttosto le organizzazioni complesse e importanti si dovrebbero dotare di un sistema informativo minimale. Un digital twin, un gemello digitale, più piccolo e basico per ridurre i costi, per far andare avanti le situazioni di emergenza e necessarie. Esistono, ad esempio, nella difesa”.
Di fronte a quello che è successo cosa deve fare la politica?
“Riflettere sulla necessità di mantenere il dominio della tecnologia a livello nazionale o, nel nostro caso, a livello europeo. Non si può dipendere da altri”.