TORINO – E’ incostituzionale il divieto di rilasciare nuove autorizzazioni per il servizio di noleggio con conducente, i cosiddetti Ncc, sino alla piena operatività del registro informatico nazionale delle imprese titolari di licenza taxi e di autorizzazione Ncc. Di fatto la Consulta riconosce anche che oggi esiste un problema di trasporto pubblico nelle grandi città e una domanda di mobilità che non viene soddisfatta dal servizio di mezzi pubblici e dai taxi.
La norma ha consentito, per oltre cinque anni, "all'autorità amministrativa di alzare una barriera all'ingresso dei nuovi operatori", compromettendo gravemente "la possibilità di incrementare la già carente offerta degli autoservizi pubblici non di linea". Lo ha deciso la Corte Costituzionale con la sentenza numero 137, depositata oggi. Dispositivo che dichiara illegittimo l’articolo 10-bis, comma 6, del decreto legge n. 135 del 2018. La norma, definita sotto il governo gialloverde Conte I, sospende la possibilità di emettere nuove licenze fino alla creazione del registro, peccato che il decreto di istituzione sia stato firmato il 2 luglio di quest’anno. “Non ha alcuna incidenza” e non viene meno, secondo la Corte, l’incostituzionalità dell’impianto normativo censurato. Oltre al fatto che, decreto dopo decreto, si sono rinviati i termini, per cinque anni.
"È rimasta del tutto inascoltata - osserva la sentenza - la preoccupazione dell'Autorità garante delle concorrenza e del mercato - volta a evidenziare che "l'ampliamento dell'offerta dei servizi pubblici non di linea risponde all'esigenza di far fronte ad una domanda elevata e ampiamente insoddisfatta, soprattutto nelle aree metropolitane, di regola caratterizzate da maggiore densità di traffico e dall'incapacità del trasporto pubblico di linea e del servizio taxi a coprire interamente i bisogni di mobilità della popolazione".
Basta vedere le code alla stazione Termini a Roma o alla stazione Centrale a Milano, oppure le attese in altre città turistiche o negli aeroporti, per capire che le auto bianche in circolazione, nonostante la posizione dei tassisti, sono del tutto insufficienti per rispondere alla domanda di trasporto. La Corte Costituzionale sostiene che la norma censurata ha pertanto causato, in modo sproporzionato, "un grave pregiudizio all'interesse della cittadinanza e dell'intera collettività".
Non sarebbe venuta meno solo la libertà di circolazione, ma pure lo sviluppo economico del Paese è stato compromesso dalla norma. I servizi di autotrasporto non di linea, infatti, concorrono a dare effettività alla libertà di circolazione, "che è la condizione per l'esercizio di altri diritti, per cui la forte carenza dell'offerta" - che colloca l'Italia fra i Paesi europei meno attrezzati al riguardo - generata dal potere conformativo pubblico ha indebitamente compromesso "non solo il benessere del consumatore, ma qualcosa di più ampio, che attiene all'effettività nel godimento di alcuni diritti costituzionali, oltre che all'interesse allo sviluppo economico del Paese".
Su quanto stabilito non nasconde la sua soddisfazione il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto. "La Consulta - commenta - ha rigettato entrambe le impugnative di Palazzo Chigi contro le nostre due leggi regionali costruite con l'obiettivo di distribuire nuove licenze Ncc in Calabria per favorire la mobilità di cittadini e turisti". Per il segretario di +Europa, Riccardo Magi, la sentenza "smonta il muro alla concorrenza innalzato da chi si ostina a difendere la lobby dei tassisti" e "dà un altro colpo di piccone al muro anti concorrenza costruito in questi anni da praticamente tutti i partiti".
Esulta Uber alla sentenza, col general manager Lorenzo Pireddu che vede la “fine di uno stallo durato oltre 6 anni”. La decisione “rimuove gli ostacoli all’endemica scarsità di servizi di trasporto non di linea nelle città italiane, dove la situazione è drammatica. Speriamo che il governo prenda atto della decisione ed abbandoni ogni iniziativa volta ad introdurre restrizioni ingiustificate ai servizi Ncc e che i comuni inizino immediatamente il processo per l'emissione di nuove autorizzazioni”, conclude. "La Consulta contraddice se stessa e una precedente sentenza sullo stesso tema”, dice Claudio Giudici, presidente nazionale di Uritaxi.