La Bce non tocca i tassi. Cosa cambia per finanziamenti e investimenti
di Luigi dell'OlioCome previsto, la Banca centrale europea ha deciso di lasciare immutati i tassi ufficiali, rimandando un eventuale taglio al meeting del 12 settembre, dopo quello di giugno che è stato il primo da otto anni a questa parte. Cerchiamo di capire quale impatto vi potrà essere su finanziamenti e investimenti, considerato anche che il periodo vacanziero comporta un calo della liquidità sui mercati finanziari, il che apre le porte a una maggiore volatilità.
Mutui, contano le aspettative
Ivano Cresto, managing director prodotti di finanziamento di Facile.it, segnala che nell’ultima settimana l’Euribor (l’indice che viene usato come base per la costruzione dei mutui a tasso variabile) ha registrato un lieve calo. In particolare, la scadenz…
Come previsto, la Banca centrale europea ha deciso di lasciare immutati i tassi ufficiali, rimandando un eventuale taglio al meeting del 12 settembre, dopo quello di giugno che è stato il primo da otto anni a questa parte. Cerchiamo di capire quale impatto vi potrà essere su finanziamenti e investimenti, considerato anche che il periodo vacanziero comporta un calo della liquidità sui mercati finanziari, il che apre le porte a una maggiore volatilità.
Mutui, contano le aspettative
Ivano Cresto, managing director prodotti di finanziamento di Facile.it, segnala che nell’ultima settimana l’Euribor (l’indice che viene usato come base per la costruzione dei mutui a tasso variabile) ha registrato un lieve calo. In particolare, la scadenza a 3 mesi è passata da 3,70% del 9 luglio al 3,67% del 16 luglio. Dunque, chi sta pagando un mutuo a tasso variabile per il momento può contare solo su un piccolo sconto della rata. “L’Euribor tende a muoversi sulla base delle aspettative, pertanto se ci saranno dei segnali di apertura a un nuovo taglio, soprattutto in vista di settembre, è possibile che l’Euribor cali già nelle prossime settimane”, aggiunge Cresto.
È stato così, ad esempio, per il taglio di giugno; in quel caso, l’Euribor ha iniziato a muoversi al ribasso già dagli inizi di aprile, scontando parte del calo prima dell’ufficializzazione da parte della Bce.
Quanto al fisso, è sceso sensibilmente negli ultimi mesi e costa – a seconda delle offerte – dall’1,5 al 2% in meno del variabile. Ecco perché oltre il 90% delle richieste si concentra sull’opzione che tiene il tasso fermo per tutta la durata del finanziamento.
Il sorpasso del variabile? Solo nel medio termine
Analizzando i futures sugli Euribor, strumenti finanziari derivati che esprimono le aspettative sui tassi da parte degli addetti ai lavori, emerge che l’indice a 3 mesi dovrebbe scendere di circa 45 punti base entro la fine dell’anno e di altrettanti punti entro giugno 2025, con un calo complessivo vicino all’1% entro 12 mesi.
“Proiettando questo andamento su un mutuo variabile medio stipulato a inizio 2022 (126 mila euro in 25 anni, finanziamento al 70% del costo d’acquisto, la cui rata è a luglio è stata di circa 733 euro), il calo porterebbe a un risparmio complessivo di circa 60-65 euro sulle rate entro un anno. “Insomma, la strada è stata imboccata, ma il percorso per colmare il gap con i tassi fissi è ancora lungo”, sottolinea Cresto.
“Per chi ha un mutuo a tasso variabile e vuole abbattere la rata il consiglio è di provare a passare al fisso tramite surroga, perché i tassi sono favorevoli e consentono di risparmiare in modo significativo. Per chi invece è alle prese con l’acquisto della casa, può trovare nei fissi condizioni nettamente più convenienti, con Ttn che, sempre per un mutuo medio, partono da 2,86%, a fronte di variabili che partono dal 4,34%”, aggiunge l’esperto.
Per le medesime ragioni, non sono attesi grandi risparmi a breve sul fronte del credito al consumo. “I tassi dei prestiti scenderanno gradualmente perché la Bce sarà attenta a evitare shock economici”, sottolinea Giacomo Calef, country head di NS Partners.
Tra le azioni, meglio le small cap
“La prospettiva di una riduzione del costo dei finanziamenti per famiglie e imprese costituiscono un piccolo stimolo per consumi e investimenti. Questo potrebbe favorire le quotazioni azionarie, soprattutto dei titoli a piccola e media capitalizzazione, tradizionalmente più sensibili alle variazioni dei tassi rispetto ai grandi”, commenta Antonio Tognoli, responsabile macro analisi di Cfo Sim. Il quale vede possibile un piccolo rimbalzo, che comunque non modificherebbe l’outlook di medio periodo, considerate l’incertezza della congiuntura e il permanere di tassi comunque elevati rispetto alle medie storiche.
A livello di fondamentali, Gero Jung, chief economist di Mirabaud Asset Management, è ottimista verso l’equity: “Abbiamo un sovrappeso sulle piccole e medie imprese europee, compresa la Svizzera. Manteniamo, inoltre, un atteggiamento positivo verso i titoli di stato sia negli Stati Uniti che nell'Eurozona”.
Quest’ultima convinzione si basa sul fatto che l’allentamento monetario di solito fa rivalutare il reddito fisso già in portafoglio (mentre scendono i rendimenti delle nuove emissioni). Quindi, i titoli di Stato e quelli societari non a brevissimo termine potrebbero accrescere il proprio valore con l’avvicinarsi di nuovi tagli ai tassi ufficiali.
Anche se Calef avverte: “I rendimenti dei titoli di Stato sono influenzati anche dai fattori geopolitici. Eventi come tensioni internazionali e conflitti possono incidere sui rendimenti e anche accrescere sensibilmente la volatilità”. Infine, il manager di Ns Partners vede del potenziale per le commodity legate alla crescita economica “come il petrolio e i metalli industriali”, grazie a tassi più bassi. Che, come visto, non sono tuttavia dietro l’angolo.