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Referendum Cgil al traguardo: 4 milioni di firme anti-Jobs Act

La CGIL consegna le firme raccolte per i quattro quesiti referendari per un lavoro tutelato, sicuro, dignitoso e stabile alla Corte di Cassazione (nella foto, a sinistra il segretario Maurizio Landini)

 (agf)

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I quesiti su contratti a termine, licenziamenti e sicurezza negli appalti. Landini: “Da oggi si lotta contro l’autonomia differenziata”
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ROMA — Quattro referendum per affermare «la dignità dei lavoratori, la libertà di non essere precari, il diritto di non morire sul lavoro». Ieri mattina, poco dopo le 10, una ventina di esponenti della Cgil hanno scaricato dai tre furgoni bianchi parcheggiati davanti all’ingresso della Corte di Cassazione i 1.036 scatoloni contenenti i fogli con quattro milioni di firme, uno per ognuno dei quattro quesiti referendari promossi dal sindacato.

Il segretario Maurizio Landini non si scompone quando qualcuno, tra i giornalisti e i fotografi che lo attendono davanti alla scalinata di piazza Cavour, gli fa notare che far ritornare in vigore l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, riportare in vita il diritto alla riassunzione del lavoratore licenziato ingiustamente sembra a molti, persino nel mondo sindacale, una scelta anacronistica. «Faccio un ragionamento molto banale: c’è qualcuno che pensa che il proprio figlio, il proprio nipote debba essere precario a vita? O pensa invece che debb…

ROMA — Quattro referendum per affermare «la dignità dei lavoratori, la libertà di non essere precari, il diritto di non morire sul lavoro». Ieri mattina, poco dopo le 10, una ventina di esponenti della Cgil hanno scaricato dai tre furgoni bianchi parcheggiati davanti all’ingresso della Corte di Cassazione i 1.036 scatoloni contenenti i fogli con quattro milioni di firme, uno per ognuno dei quattro quesiti referendari promossi dal sindacato.

Il segretario Maurizio Landini non si scompone quando qualcuno, tra i giornalisti e i fotografi che lo attendono davanti alla scalinata di piazza Cavour, gli fa notare che far ritornare in vigore l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, riportare in vita il diritto alla riassunzione del lavoratore licenziato ingiustamente sembra a molti, persino nel mondo sindacale, una scelta anacronistica. «Faccio un ragionamento molto banale: c’è qualcuno che pensa che il proprio figlio, il proprio nipote debba essere precario a vita? O pensa invece che debba avere il diritto di vivere e di lavorare con dignità?».

Oltre all’abolizione delle norme del Jobs Act che hanno sostituito con un indennizzo economico il diritto alla riassunzione, i referendum promossi dalla Cgil allargano la tutela nei confronti dei licenziamenti ingiusti anche alle piccole imprese, abrogando le norme che prevedono un tetto massimo di indennizzo; puntano all’abrogazione delle norme che hanno liberalizzato l’utilizzo del lavoro a termine, ripristinando l’obbligo della causale, e alla cancellazione delle norme che impediscono, in caso di infortunio sul lavoro negli appalti, di estendere la responsabilità all’impresa appaltante.

Portare 25 milioni di italiani alle urne per raggiungere il quorum, ammette Landini, sarà una sfida, «in un Paese dove «alle ultime elezioni non ha votato il 50% degli aventi diritto: se fossero state dei referendum non sarebbero passati». Ma è una battaglia per il Paese, aziende comprese: «Quando si dice in gergo che si è ridotta la produttività – incalza Landini - è perché anziché investire sul lavoro e sulle persone, è passata l’idea di appaltare, di subappaltare, di sotto-appaltare, un modello di fare impresa che sfrutta e uccide le persone». Mentre «in un Paese che invecchia, che ha bisogno di mano d’opera, bisognerebbe dare ragioni per restare ai giovani che se ne vanno, perché qui sono sfruttati».

Concluso questo capitolo referendario, che adesso è in mano alla magistratura, oggi Landini con la Cgil ne inizia un altro. Dalle 9.30 il segretario aprirà la raccolta delle firme contro l’autonomia differenziata davanti all’ospedale San Filippo Neri di Roma. Una scelta non casuale, per respingere «l’attacco al Servizio Sanitario Nazionale, con la possibilità delle Regioni di accelerare il processo di privatizzazione in atto», e impedire che il diritto alla salute diventi un privilegio di «chi potrà permetterselo». Ma non si tratta solo di questo: prima di entrare in tribunale Landini ribadisce di considerare «una follia l’autonomia differenziata, perché di fronte ai problemi che il mondo ha in questo momento pensare che ognuno può difendersi nella sua regione, nel suo condominio, nel suo comune, significa prendere in giro le persone».

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