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Autostrade, i dubbi dell’Ue sul piano di Salvini. ll rischio di un buco nei conti

Salerno (11 Luglio 2024) Il Ministro Salvini all'inaugurazione dell'aeroporto Salerno-Costa d'Amalfi foto Massimo Pica/ANSA  

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Slitta la riforma che il leghista voleva portare domani in Consiglio dei ministri. La Commissione ha chiesto ulteriori chiarimenti
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ROMA - Il governo finisce in testacoda sull’autostrada. Servirà più tempo per mettere a punto la riforma delle concessioni che Matteo Salvini voleva suggellare nel disegno di legge per la concorrenza. L’occasione era pronta, così come la data: lunedì pomeriggio, infatti, il Consiglio dei ministri si riunirà per esaminare il provvedimento sulle liberalizzazioni. Ma dal carteggio delle ultime ore tra il ministero delle Infrastrutture e la Commissione europea sono emersi due problemi.

Il primo riguarda la possibilità di spalmare la costruzione delle opere su più anni. Perché il leader della Lega insiste su questo punto lo spiega Edoardo Rixi, il suo vice al Mit: “Fino ad oggi - dice a Repubblica - i governi che ci hanno preceduto hanno scelto di rinviare i lavori per evitare un aumento dei pedaggi: spalmando i lavori su 30-40 anni, se non addirittura sul periodo di vita dell’opera, potremmo tutelare gli investimenti ed evitare che le tariffe aumentino in modo vertiginoso”.

I tecnici dell…

ROMA - Il governo finisce in testacoda sull’autostrada. Servirà più tempo per mettere a punto la riforma delle concessioni che Matteo Salvini voleva suggellare nel disegno di legge per la concorrenza. L’occasione era pronta, così come la data: lunedì pomeriggio, infatti, il Consiglio dei ministri si riunirà per esaminare il provvedimento sulle liberalizzazioni. Ma dal carteggio delle ultime ore tra il ministero delle Infrastrutture e la Commissione europea sono emersi due problemi.

Il primo riguarda la possibilità di spalmare la costruzione delle opere su più anni. Perché il leader della Lega insiste su questo punto lo spiega Edoardo Rixi, il suo vice al Mit: “Fino ad oggi - dice a Repubblica - i governi che ci hanno preceduto hanno scelto di rinviare i lavori per evitare un aumento dei pedaggi: spalmando i lavori su 30-40 anni, se non addirittura sul periodo di vita dell’opera, potremmo tutelare gli investimenti ed evitare che le tariffe aumentino in modo vertiginoso”.

I tecnici dell’Ue non sarebbero contrari allo schema, ma hanno chiesto ulteriori chiarimenti. L’esigenza del governo è legata al rischio di un balzo considerevole dei pedaggi: l’incremento annuale sulla rete Aspi toccherebbe l’8%, addirittura il 25% in alcune tratte come la A5 in Val d’Aosta.

Ma lo “spalma-lavori” registra le resistenze di alcuni concessionari. Stretto nella morsa, il Mit è costretto a rivedere i piani. Ora l’obiettivo è arrivare a un’intesa con l’Europa entro la fine dell’anno, in linea con la scadenza del ddl Concorrenza che dopo il via libera del Cdm passerà alle Camere per la conversione in legge. Per questo ieri fonti del ministero si sono affrettate a sottolineare che "il confronto” con Bruxelles “proseguirà attraverso lo scambio di documenti e incontri che inizieranno già lunedì”.

La seconda criticità ha a che fare con la nazionalizzazione del “modello Pedemontana”: lo Stato riscuote i pedaggi e gira un canone ai concessionari per i lavori. Un modello già criticato dall’Autorità di regolazione dei trasporti e che ora, per le stesse ragioni, è attenzionato dall’Europa: il rischio è creare un buco nei conti pubblici. E questo perché il canone è fisso, quindi ha un costo predeterminato, mentre i pedaggi dipendono dall’andamento del traffico.

Anche in questo caso servirà tempo. Ecco perché il “pacchetto” autostrade che arriverà in Cdm si limiterà all’impegno sulla messa a gara delle concessioni e la riduzione dei contratti in house. Un segnale obbligato per non perdere i soldi della settima rata del Pnrr dato che le misure figurano tra i 69 obiettivi da raggiungere entro la fine dell’anno. La stessa dead line che determinerà il successo del piano di Salvini. O il testacoda definitivo.

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