Gli industriali europei sono diventati punta di lancia delle contestazioni alla scorsa legislatura europea. Le trenta fitte pagine di linee guida, presentate da Ursula von der Leyen, poco prima della sua conferma alla guida della Commissione Ue, che risposte offrono all’industria? Molte nuove idee, ma un enorme nodo irrisolto.
È incoraggiante la parte dedicata alla semplificazione delle norme e procedure per assicurare ai 24 milioni di piccole e medie imprese una partecipazione attiva al mercato unico. Si accolgono le indicazioni di Enrico Letta: ci sarà un vicepresidente della Commissione dedicato alla semplificazione, si mira a introdurre un codice dedicato alle Pmi, il cosiddetto 28° regime del mercato unico visto che oggi qualunque impresa voglia incardinare un ramo d’azienda in un altro Paese Ue deve adempiere a tutte le sue norme nazionali su lavoro, contribuzione, tassazione, previdenza, sicurezza. Il che è la negazione di un mercato unico. I problemi vengono quando si arriva…
Gli industriali europei sono diventati punta di lancia delle contestazioni alla scorsa legislatura europea. Le trenta fitte pagine di linee guida, presentate da Ursula von der Leyen, poco prima della sua conferma alla guida della Commissione Ue, che risposte offrono all’industria? Molte nuove idee, ma un enorme nodo irrisolto.
È incoraggiante la parte dedicata alla semplificazione delle norme e procedure per assicurare ai 24 milioni di piccole e medie imprese una partecipazione attiva al mercato unico. Si accolgono le indicazioni di Enrico Letta: ci sarà un vicepresidente della Commissione dedicato alla semplificazione, si mira a introdurre un codice dedicato alle Pmi, il cosiddetto 28° regime del mercato unico visto che oggi qualunque impresa voglia incardinare un ramo d’azienda in un altro Paese Ue deve adempiere a tutte le sue norme nazionali su lavoro, contribuzione, tassazione, previdenza, sicurezza. Il che è la negazione di un mercato unico. I problemi vengono quando si arriva al Green deal. A parole, l’impegno è un confronto diretto con le imprese. In realtà, nei primi 100 giorni si promette un Clean industrial deal, ma l’obiettivo concreto è il 90% di riduzione di emissioni al 2040, cioè la conferma del Net Zero al 2050. Nessun ripensamento sulle tappe del Green deal: orecchie da mercante alle richieste industriali. È positivo il promesso sostegno alle industrie energivore con un Industrial decarbonisation accelerator act, per concentrare gli investimenti a sostegno degli immensi oneri che devono affrontare.
Ma nessun accenno alla riforma degli Ets che prezzano a costi altissimi e crescenti le emissioni di CO2, vera mannaia sul collo degli energivori. Ottimo voler abbassare le asimmetrie dei costi elettrici per famiglie e manifatture nazionali, asimmetrie che oggi vedono la bolletta italiana costare in media il doppio di quella Ue, e in alcuni mesi fino a cinque volte di quella spagnola e tre volte rispetto a quella francese. Ma nessun vero impegno a realizzare presto un acquirente unico europeo, per dare senso concreto al promesso mercato unico dell’energia.
Per il settore farmaceutico, un progetto sui medicinali strategici dalla cui importazione siamo dipendenti, ma nessun accenno a rivedere il grave errore compiuto abbattendo gli anni di tutela della proprietà intellettuale dei brevetti, errore che sta spingendo il Pharma europeo a investire in Usa e Uk.
Sull’intelligenza artificiale, nessun ripensamento sull ’Ai Act, che spinge più sul pedale dei rischi e degli adempimenti delle imprese che sull’avvio di immediate sperimentazioni. Si propone poi un European biotech act nel 2025 e una Strategia per le life sciences, oltre ad alcune novità vere come una prima sperimentazione di portabilità in ogni Paese dell’Unione della formazione ottenuta in un Paese membro. Infine, la totale assunzione delle proposte di Letta in vista di un’Unione europea del risparmio e degli investimenti. Dalla quale la presidente della Commissione si attende un flusso aggiuntivo di almeno 470 miliardi l’anno. Ed è da queste risorse di mercato, che la neopresidente si aspetta il più dei finanziamenti necessari a sostenere i settori energivori, lo sviluppo delle tecnologie avanzate per decarbonizzare, il sostegno alle Pmi, il più delle risorse necessarie ad alimentare numerosi Fondi europei di cui si annuncia la costituzione. Come il Fondo per la competitività: destinato però ai progetti avanzati Ipcei di ricerca e non ai settori industriali, come alcuni ottimisti hanno scritto. O come il Fondo per la difesa, o il Social climate fund, nonché le risorse che bisognerà pur mettere in conto per dare un senso ad esempio al nuovo commissario al Mediterraneo (proposta italiana). Che queste risorse debbano venire per lo più dal mercato lo conferma il capitoletto dedicato al bilancio: volto a razionalizzazione e ottimizzazione, ma senza alcun accenno né all’obiettivo di farlo crescere, attraverso devoluzione dai Paesi membri di maggiori risorse fiscali, né alla necessità di nuove emissioni di debito comune Ue.
Cinque conclusioni. Primo: sul Green deal ha pesato molto la trattativa con cui i Verdi all’ultimo minuto hanno salvato la presidente dai franchi tiratori della sua maggioranza. Secondo: tutte le novità sono annunciate in forma di “Act”, di regolamenti europei autoattuativi, è l’opposto di un ampio confronto preventivo. Terzo: le opposizioni nazionali al Mercato unico del risparmio e investimenti saranno tenaci, i 470 miliardi di investimenti annui attirati in Europa sono di là da venire. Quarto: nessun riferimento ai trilioni di dollari con cui Cina e Usa sostengono la gara mondiale all’autonomia nelle eccellenze tecnologiche e input di produzione: ignorarli, è la via al nostro declino industriale. Quinto: l’Italia poteva rappresentare una voce di realismo “interno” su molti di questi nodi, ma Meloni si è allineata alle destre oltranziste, peccato.
Gli industriali dovranno ancora impegnarsi, per un vero bagno di realismo. Ma è anche vero che la coalizione Ursula ha idee molto diverse al suo interno. C’è spazio per poter pesare nel trilogo tra istituzioni europee, a cominciare da subito.