ROMA – Il piano di ripartenza dell’ex Ilva non convince i sindacati. Né la notizia che ci sono sei potenziali compratori ne ammorbidisce le posizioni. Al tavolo con il governo e con i commissari di Acciaierie d’Italia, a Palazzo Chigi, è muro contro muro. Non c’è stata rottura, ma c’è mancato poco.
Le parti restano molto distanti. Da una parte, l’esecutivo, con il sottosegretario Alfredo Mantovano e i ministri Adolfo Urso, Marina Calderone, Gilberto Pichetto Fratin e Raffaele Fitto, prova a rassicurare le parti sociali con una road map che prevede la vendita della società. l’aumento graduale della produzione e la decarbonizzazione. Dall’altra, i sindacati chiedono garanzie occupazionali che siano messe nero su bianco nel bando di vendita. «Non c’è un piano di risalita, ma un piano di discesa: ci sono ancora molti punti oscuri e nessuna garanzia per i lavoratori», taglia corto Rocco Palombella, segretario Uilm. Lo scontro si trasferisce al ministero del Lavoro, dove oggi è previsto l’e…
ROMA – Il piano di ripartenza dell’ex Ilva non convince i sindacati. Né la notizia che ci sono sei potenziali compratori ne ammorbidisce le posizioni. Al tavolo con il governo e con i commissari di Acciaierie d’Italia, a Palazzo Chigi, è muro contro muro. Non c’è stata rottura, ma c’è mancato poco.
Le parti restano molto distanti. Da una parte, l’esecutivo, con il sottosegretario Alfredo Mantovano e i ministri Adolfo Urso, Marina Calderone, Gilberto Pichetto Fratin e Raffaele Fitto, prova a rassicurare le parti sociali con una road map che prevede la vendita della società. l’aumento graduale della produzione e la decarbonizzazione. Dall’altra, i sindacati chiedono garanzie occupazionali che siano messe nero su bianco nel bando di vendita. «Non c’è un piano di risalita, ma un piano di discesa: ci sono ancora molti punti oscuri e nessuna garanzia per i lavoratori», taglia corto Rocco Palombella, segretario Uilm. Lo scontro si trasferisce al ministero del Lavoro, dove oggi è previsto l’esame congiunto sulla richiesta di cig presentata dai commissari di Acciaierie d’Italia. Proprio i commissari provano ad andare incontro alle parti sociali, annunciando che la cig non riguarderà 5.200 addetti, di cui 4.400 a Taranto, come ipotizzato, ma complessivamente 4.700 lavoratori. Per i sindacati il numero è ancora troppo elevato, soprattutto in assenza di strategie sulla ripresa. Per i sindacati è necessario un confronto preventivo sul bando che garantisca i posti di lavoro
È difficile che oggi possa essere raggiunta l’intesa per la cig. La ministra del Lavoro Calderone assicura l’impegno a mettere in campo le risorse del decreto Coesione, ma non è detto che basti. «La fase di ripartenza può prevedere un periodo di cig, ma ha anche bisogno di un numero rilevante di lavoratori, che vanno tutelati anche sotto il profilo salariale», avverte Michele De Palma, segretario Fiom Cgil. Per il governo e i commissari la cig è necessaria per accompagnare il ritorno entro il 2026 alla piena operatività di tre altoforni a Taranto. Per il resto, il percorso è tracciato. Entro fine luglio sarà pubblicato il bando per la vendita. Le manifestazioni di interesse dovranno essere presentate entro metà settembre. Le offerte vincolanti dovranno pervenire entro fine anno. Il ministro Urso non esclude uno slittamento a metà del 2025 delle procedure di aggiudicazione. Al momento si sono fatti avanti gli indiani Steel Mont e Green Steel, il gruppo ucraino Metinvest, la canadese Stelco e gli italiani Arvedi e gruppo Marcegaglia. Pur volendo evitare “spezzatini”, chiarisce uno dei commissari, se le offerte non saranno congrue, sarà necessario fare delle valutazioni.