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Sui campi del Sud 4 miliardi persi. Rincari per le imprese e tremano gli alberghi

La siccità è già costata agli agricoltori del Mezzogiorno la perdita di 33 mila posti di lavoro nel solo primo trimestre dell’anno
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ROMA — Per la Sicilia il conto più salato: si stimano 2,7 miliardi di danni solo per il settore agricolo. Ma anche nel manifatturiero si sta cercando di mettere a punto le prime stime: Confindustria Sicilia ha chiesto alle aziende più esposte, che più utilizzano l’acqua per gli impianti di raffreddamento, di fornire informazioni sulle maggiori spese affrontate da quando gli invasi si sono svuotati quasi del tutto ed è scattato l’allarme per tutte le attività produttive, circa 20 giorni fa. Gli operatori turistici si sono organizzati per una strenua resistenza, anche affrontando costi alti per le forniture di acqua, con la frustrazione di «un continuo allarmismo, che quello sì che fa danni, perché genera cancellazioni», osserva il presidente di Federalberghi Sicilia Nico Torrisi.

La siccità di quest’anno è già costata agli agricoltori del Mezzogiorno oltre quattro miliardi di euro, con la perdita di 33 mila posti di lavoro nel solo primo trimestre. A diffondere le prime stime Coldiret…

ROMA — Per la Sicilia il conto più salato: si stimano 2,7 miliardi di danni solo per il settore agricolo. Ma anche nel manifatturiero si sta cercando di mettere a punto le prime stime: Confindustria Sicilia ha chiesto alle aziende più esposte, che più utilizzano l’acqua per gli impianti di raffreddamento, di fornire informazioni sulle maggiori spese affrontate da quando gli invasi si sono svuotati quasi del tutto ed è scattato l’allarme per tutte le attività produttive, circa 20 giorni fa. Gli operatori turistici si sono organizzati per una strenua resistenza, anche affrontando costi alti per le forniture di acqua, con la frustrazione di «un continuo allarmismo, che quello sì che fa danni, perché genera cancellazioni», osserva il presidente di Federalberghi Sicilia Nico Torrisi.

La siccità di quest’anno è già costata agli agricoltori del Mezzogiorno oltre quattro miliardi di euro, con la perdita di 33 mila posti di lavoro nel solo primo trimestre. A diffondere le prime stime Coldiretti, che oltre ai 2,7 miliardi per la Sicilia calcola perdite per il valore di un miliardo per la Puglia e di quasi mezzo miliardo per la Basilicata tra calo di produzione, aumenti dei costi e perdita di quote di mercato.

Ma c’è anche un impatto a medio termine: per esempio la siccità ha “bruciato” su tutto il territorio italiano un campo di grano su cinque, e quindi ci sarà un crollo della produzione di almeno il 20%, con punte tra il 40 e il 50% per il grano duro. Tra gli altri prodotti in forte sofferenza a causa della siccità, secondo le valutazioni di Community Valore Acqua per l’Italia (a cura di The European House - ambrosetti) il miele, la cui produzione si è ridotta del 70%, le pere (meno 63%) e le ciliegie (meno 60%). Si preannuncia in sofferenza la produzione di olio d’oliva, vino e pomodori.

In Sicilia in forte crisi anche gli allevamenti. Dopo le forti spinte delle associazioni di settore, la Regione ha annunciato che gli allevatori potranno acquistare il fieno per gli animali, stremati dal caldo e dalla sete, dai rivenditori ufficiali indicati in un elenco speciale. E per il grano si arriva a perdite del 50%, che si traducono in circa 200 milioni di euro. Molti agricoltori, spiega Coldiretti, hanno persino rinunciato alla trebbiatura.

In Puglia “bruciano” soprattutto frutta e verdura, e la produzione delle olive è già prevista in calo di oltre il 50%. Crollo del 50% anche per il grano, e la frutta rischia di essere invendibile, come le clementine che in inverno sono finite al macero perché troppo piccole, e quindi sgradite ai consumatori. Il crollo di foraggio nei pascoli ha portato a un aggravio dei costi per l’acquisto di mangimi, e gli apicoltori hanno dimezzato la produzione.

In Basilicata si profila un calo produttivo medio del 90% per il grano duro, del 70% per i foraggi degli animali, tra il 50 e il 75% per l’olio d’oliva e del 40% per il vino. Anche qui, molti agricoltori hanno deciso di non trebbiare il grano per non aggravare ulteriormente i costi.

Se l’agricoltura del Mezzogiorno è già in ginocchio, sarà l’intero Paese a finirci presto, in mancanza di interventi precisi e mirati sugli invasi, sulle tubature, e anche sul recupero dell’acqua. L’Italia, stima Community Valore Acqua, è già il primo Paese in Europa per perdite economiche dovute al cambiamento climatico, una cifra aumentata di cinque volte dal 2015 a oggi. Il costo attuale è di 284 euro ad abitante. Guardando invece al valore dell’acqua in termini di generazione di Pil , secondo gli analisti di The European House -Ambrosetti (TEHA) si arriva a 367,5 miliardi di valore aggiunto nel 2022. L’acqua rappresenta un input produttivo primario per 1,4 milioni di imprese agricole, 330 mila aziende manifatturiere idrovore e circa 10 mila imprese del settore energetico. È proprio il settore idroelettrico a subire l’impatto maggiore della siccità, dopo quello agricolo.

Qualche passo in avanti nella gestione dell’acqua e nella prevenzione della siccità, certo, c’è stato, anche grazie agli investimenti del Pnrr. «Nel giugno 2025 i Consorzi di bonifica italiani potranno certificare di aver risparmiato un miliardo di metri cubi di acqua - annuncia Massimo Gargano, direttore generale Anbi - di cui 800 milioni per mancate perdite, un risparmio che va a favore del reddito delle imprese agricole e della competitiva delle loro produzioni». Ma non è ancora abbastanza. Soprattutto, urgono interventi nelle aree più esposte alla siccità, come la Sicilia, una Regione che «più delle altre - conferma Benedetta Brioschi, partner The European House-Ambrosetti - sta soffrendo per le carenze infrastrutturali. Serve subito un piano di invasi per la raccolta delle acque piovane e va valutata anche la dissalazione, fatta nel modo giusto, con un corretto smaltimento della salamoia».

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