Economia

Microsoft e l’equo compenso. Simoncini: “Giustizia è fatta, ora la legge sull’editoria”

Andrea Simoncini
Andrea Simoncini 

Il docente di Diritto costituzionale dell’Università di Firenze sulla decisione di AgCom: “Il mondo è cambiato. Se motori e social ricavano ricchezza dalle notizie, questa va condivisa con le redazioni che le hanno create”

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ROMA - «Importante? Storica? Scelga lei l’aggettivo che meglio rappresenta questa decisione del Garante AgCom, che è davvero rilevante. Giustizia è fatta».

Andrea Simoncini, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Firenze. Perché lei attribuisce un così grande rilievo alla mossa del Garante?
«Per la prima volta, l’AgCom definisce concretamente quanto un gigante della Rete, Microsoft, deve versare a un editore e ad una redazione. Qui non siamo più alle mere enunciazioni di principio. A coronamento di un lavoro di anni, ora il Garante trova la forza per scendere sulla Terra».

E la metodologia di calcolo?
«È solida. Il Garante rintraccia nelle norme e applica criteri credibili per arrivare a una valutazione, credo, del tutto equilibrata».

Se avesse di fronte una studentessa o uno studente al primo anno di università. Ecco: come spiegherebbe loro il senso della decisione del Garante?
«La decisione prende atto di come è cambiato il mondo. Oggi noi cerchiamo le notizie in due luoghi: i motori di ricerca e le piattaforme social. Ma non sono certo i motori né i social a creare le notizie, le inchieste. Il merito va per intero alle giornaliste, ai giornalisti e ai loro editori. Se motori e social ricavano ricchezza dalle notizie, questa va condivisa con le redazioni».

Le piattaforme digitali ottengono dei benefici diretti quando distribuiscono i contenuti giornalistici di pregio

Da sempre, motori e social muovono un’obiezione all’equo compenso. Sostengono di procurare soltanto vantaggi agli editori giornalistici perché veicolano lettori verso i loro siti.
«Questo il Garante lo sa bene e ne tiene conto nella sua metodologia di calcolo dell’equo compenso, con notevole equilibrio. Ma le piattaforme digitali ottengono anche dei benefici diretti quando distribuiscono i contenuti giornalistici di pregio delle redazioni».

Come?
«Perché sistemano la pubblicità dentro o intorno alle notizie. Perché ricostruiscono i gusti e le inclinazioni dei navigatori mentre questi scelgono un contenuto o lo commentano. E questa ricchezza - ci hanno spiegato l’Ue e l’AgCom, ora - va condivisa con gli editori».

Crede che il governo e il Parlamento abbiano piena consapevolezza dei tumultuosi cambiamenti in atto?
«In parte, sì. Ma adesso la politica è attesa dalla prova del fuoco».

Le televisioni, le radio, i quotidiani con i loro siti, i produttori di podcast hanno diritto a navigare in acque più sicure

Quale?
«È davvero urgente presentare, discutere anche nel Paese ed approvare una nuova legge sull’editoria. Le televisioni, le radio, i giornali con i loro siti, i produttori di podcast hanno diritto a navigare in acque più sicure. Altrimenti rischiano di infrangersi contro iceberg enormi e abbastanza infidi».

I colossi della Rete.
«Esattamente. Il presidente dell’AgCom, Giacomo Lasorella, ha ben motivato l’urgenza di una legge sull’editoria nella sua ultima Relazione al Parlamento. Il suo appello non cada nel vuoto».

L’AgCom, ovviamente, difende gli articoli integrali, i reportage, le video inchieste. Adesso però mette sotto tutela anche gli estratti brevi degli articoli: le sintesi che la Rete ci restituisce. È una forzatura?

«Assolutamente no. Il mondo è cambiato e tante persone si limitano a leggere quelle sintesi come una volta si fermavano ai soli titoli degli articoli cartacei. Le sintesi esistono perché esiste, al di sotto, un lavoro ben più complesso. Anch’esse dunque sono giornalismo».

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