Si sgonfia il tax credit per il Sud. È scontro tra Fitto e Giorgetti
di Giuseppe ColomboROMA - Doveva essere il grande aiuto per il Sud, a compimento del disegno politico di Giorgia Meloni. È diventata una resa dei conti tra Raffaele Fitto e Giancarlo Giorgetti. L’oggetto dello scaricabarile è il credito d’imposta per le imprese che investono nell’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature nella Zes unica del Mezzogiorno. Un tax credit senza precedenti, fino al 60%, per rendere fertile la maxi Zona economica speciale. Soldi come mai prima d’ora: in tutto 1,8 miliardi. E invece, di colpo, l’asso della premier si è trasformato in una carta stropicciata: l’agevolazione arriverà al 10%, ben che vada.
Sono i calcoli dell’Agenzia delle Entrate, incaricata dal governo, a dire che l’asticella deve scendere vertiginosamente perché i soldi non bastano a coprire le oltre 16 mila richieste che valgono in tutto 9,4 miliardi. Un’adesione imponente che farebbe felice qualsiasi inquilino di Palazzo Chigi, ma non Meloni che invece deve prendere atto del fallimento delle previsioni. …
ROMA - Doveva essere il grande aiuto per il Sud, a compimento del disegno politico di Giorgia Meloni. È diventata una resa dei conti tra Raffaele Fitto e Giancarlo Giorgetti. L’oggetto dello scaricabarile è il credito d’imposta per le imprese che investono nell’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature nella Zes unica del Mezzogiorno. Un tax credit senza precedenti, fino al 60%, per rendere fertile la maxi Zona economica speciale. Soldi come mai prima d’ora: in tutto 1,8 miliardi. E invece, di colpo, l’asso della premier si è trasformato in una carta stropicciata: l’agevolazione arriverà al 10%, ben che vada.
Sono i calcoli dell’Agenzia delle Entrate, incaricata dal governo, a dire che l’asticella deve scendere vertiginosamente perché i soldi non bastano a coprire le oltre 16 mila richieste che valgono in tutto 9,4 miliardi. Un’adesione imponente che farebbe felice qualsiasi inquilino di Palazzo Chigi, ma non Meloni che invece deve prendere atto del fallimento delle previsioni. All’appello mancano 7,6 miliardi: cercarli nelle casse dello Stato è un’assurdità.
Solo che adesso il pasticcio è fatto e le imprese sono furibonde. Le piccole alzano la voce. "I nuovi valori dell’agevolazione - denunciano gli artigiani della Cna - sono inadeguati”. E Confindustria, pur riconoscendo “lo stanziamento più alto di sempre”, va in pressing chiedendo «il massimo sforzo per venire incontro a questa forte domanda».
Di fronte alla protesta, il governo è diviso. Fitto contesta il metodo delle Entrate, che ha ridotto il valore del tax credit perché ha messo a confronto “il limite complessivo di spesa con l’ammontare complessivo dei crediti d’imposta richiesti”. Per il ministro, prendere come riferimento solo le richieste è un errore perché il credito d’imposta è agganciato agli investimenti effettuati, il cui valore preciso si conoscerà solo l’anno prossimo. Per sostenere la tesi annuncia che ad oggi sono stati effettuati investimenti per 167 milioni a fronte di 9,4 miliardi di crediti richiesti. E al direttore delle Entrate Ernesto Maria Ruffini rimprovera di essersi mosso frettolosamente, non rispondendo in tempo alla richiesta, avanzata mercoledì scorso, di conoscere i dati in anteprima.
Fitto voleva sistemare le cose in corsa, mettendoci una toppa, quantomeno preparare una comunicazione per rassicurare le imprese sul fatto che i soldi basteranno per tutti. Ma, prosegue l’accusa, Ruffini “ha risposto solo in data odierna (ieri ndr) e "nel frattempo ha adottato, senza alcun preventivo confronto, il provvedimento che fissa a circa il 17% l’entità dell’aiuto concesso”.
In realtà il direttore delle Entrate ha seguito le indicazioni contenute in un decreto interministeriale che proprio Fitto ha firmato insieme a Giorgetti. Il ministro dell’Economia non la pensa come il collega: la lettura delle Entrate è corretta, lo schema delle prenotazioni è necessario per monitorare e contenere la spesa. E ora che Fitto invoca "nuove coperture” per ricucire con le imprese, il custode dei conti è lì a dire, sottovoce, che non se ne parla: “Non possiamo permetterci un altro Superbonus”. Ecco la Zes della discordia.
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