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Alla Ragioneria cambio tra le tensioni. Mazzotta lascia a Perrotta

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Dopo mesi di rapporti tesi con Giorgetti, il Ragioniere è pronto a dimettersi: sarà presidente di Fincantieri
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ROMA – Il pressing si è fatto così asfissiante che alla fine Biagio Mazzotta ha dovuto prenderne atto, logorato da un anno di accuse e ripicche. Presto, questione di ore o giorni, cambierà vita. Non sarà più Ragioniere generale dello Stato, incarico di prestigio e responsabilità che ricopre dal 2019. Silurato dal governo Meloni, che pure lo aveva riconfermato il 19 gennaio 2023. E in particolare dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, sempre più impaziente di promuovere al suo posto la fedelissima Daria Perrotta, ora a capo dell’ufficio legislativo del Mef, classe 1977, già punto di riferimento dei parlamentari della maggioranza.

Tra i corridoi dei Palazzi in tanti confidano nel suo arrivo per un passaggio senza troppi patemi degli emendamenti di varia risma. Un esercizio già in atto da mesi. “Chiamate Daria”, è l’auspicio che spesso e volentieri si traduce in un via libera.

Lei è pronta, da tempo. Dovrà pazientare giusto qualche giorno. Mazzotta passerà alla presidenza di Fin…

ROMA – Il pressing si è fatto così asfissiante che alla fine Biagio Mazzotta ha dovuto prenderne atto, logorato da un anno di accuse e ripicche. Presto, questione di ore o giorni, cambierà vita. Non sarà più Ragioniere generale dello Stato, incarico di prestigio e responsabilità che ricopre dal 2019. Silurato dal governo Meloni, che pure lo aveva riconfermato il 19 gennaio 2023. E in particolare dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, sempre più impaziente di promuovere al suo posto la fedelissima Daria Perrotta, ora a capo dell’ufficio legislativo del Mef, classe 1977, già punto di riferimento dei parlamentari della maggioranza.

Tra i corridoi dei Palazzi in tanti confidano nel suo arrivo per un passaggio senza troppi patemi degli emendamenti di varia risma. Un esercizio già in atto da mesi. “Chiamate Daria”, è l’auspicio che spesso e volentieri si traduce in un via libera.

Lei è pronta, da tempo. Dovrà pazientare giusto qualche giorno. Mazzotta passerà alla presidenza di Fincantieri, vacante dopo il suicidio del generale Claudio Graziano. C’è già un cda convocato martedì prossimo per l’approvazione della semestrale: sarà anche l’occasione per cooptare l’ex Ragioniere, poi l’assemblea procederà alla ratifica. La presidenza del colosso della cantieristica gli consentirà di raddoppiare lo stipendio, fino a 500 mila euro all’anno.

Ma il maxi compenso non sana la ferita. "Lascio con rammarico”, dice a chi l’ha sentito nelle ultime ore. Tristezza, ma anche sollievo per la fine di una fase mai così convulsa nella storia dei conti pubblici italiani. Lui, tacciato di essere responsabile del buco da oltre 200 miliardi creato dal Superbonus, perché non previsto. Sostituito proprio da chi, Daria Perrotta, ha “affossato e cambiato decine e decine di pareri” inviati dalla Ragioneria, ragiona l’ormai quasi ex capo. E non solo quelli cruciali che avvertivano della valanga del 110%. Smacco e “beffa”.

Si chiude così una vicenda senza precedenti. Perrotta sarà la prima donna Ragioniera d’Italia. E la prima magistrata della Corte dei Conti, in un ambiente che ha conosciuto guide esterne solo per lo più da Bankitalia.

Se tutto va bene - tra dimissioni di Mazzotta, nomina del Consiglio dei ministri, decreto del presidente della Repubblica, registrazione della Corte dei Conti - Perrotta non sarà operativa prima della fine di agosto o inizio settembre. Tardissimo per un Paese chiamato a correggere i conti e presentare entro il 20 settembre a Bruxelles il piano di rientro dal deficit eccessivo contestuale al piano strutturale di bilancio a medio termine per i prossimi sette anni.

Novità importanti, appuntamenti cruciali. Si capisce solo così l’attendismo del ministero dell’Economia in questa fase. Giorgetti aveva promesso di "coinvolgere il Parlamento” presentando entro l’estate la versione programmatica del Def, il Documento di economia e finanza di aprile lasciato vuoto. Non solo. Si era impegnato a condividere la “traiettoria” dei conti elaborata in vista del 20 settembre. Di tutto questo finora non esiste nemmeno una bozza. “Se ne vuole occupare lei appena insediata”, dicono i ben informati di Palazzo. “Farà bene perché è giovane e creativa, la più brava di tutti”, assicurano.

In prospettiva, lei è una garanzia: legge di Bilancio senza veti e bollinature sulle coperture assicurate. Ecco spiegato il licenziamento a metà mandato di Mazzotta. Poteva arrivare prima. Ma il governo aspettava il posto giusto dove trasferirlo, in una partecipata pubblica (si pensava a Ferrovie, all’inizio), per non umiliare un alto funzionario dello Stato non ancora in età di pensione.

Stabilità che Fincantieri garantisce fino a un certo punto, perché il board scade la prossima primavera. Ma il ministro della Difesa Guido Crosetto pare rassicurare: "Sarà riconfermato anche dopo, garantisco io”. Lo stesso ministro che definiva Mazzotta come “uno dei tanti burocrati capaci di dire solo no”. La presidenza doveva andare un militare, per bilanciare l’ad “laico” Pierroberto Folgiero.

"Mi ritroverò tutti contro», ripete in queste ore la predestinata Perrotta. E in effetti anche in Ragioneria non tira un bel clima. La “papessa” straniera pare mal tollerata dagli ispettori capo, specie dopo una stagione vissuta all’ombra dei suoi pesanti boicottaggi dalla poltrona legislativa del Mef.

D’altro canto, lo stesso Mazzotta preferirebbe "una soluzione interna”: ragioni di continuità ed efficacia. O al più pescando nel bacino di Bankitalia. Potrebbe anche lasciare un promemoria, con l’indicazione di un paio di nomi. Per tenere alto il prestigio di una Istituzione nata per garantire la sostenibilità dei conti. E finita nel tritacarne, assai meno lodevole, di un crudo spoils system.

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