Redditometro e concordato, è un Fisco troppo amico. Così premiate le partite Iva e graziati i piccoli evasori
di Giuseppe ColomboROMA - Ora sì che Giorgia Meloni può dire di aver mantenuto una promessa. Può addirittura rivendicare di essere stata ancora più generosa rispetto a quando si è fatta carico dell’impegno. Perché “lo Stato che non deve disturbare” l’artigiano o il piccolo imprenditore - il “motto” annunciato ai tempi delle dichiarazioni programmatiche in Parlamento - non solo si arrende all’evasione. Che per la premier era e resta “una menzogna” nel Paese in cui l’Irpef dei lavoratori autonomi e delle partite Iva è l’imposta più evasa.
Con l’undicesimo decreto attuativo della riforma fiscale, il veicolo del disegno che “accarezza” i furbetti, la destra al governo fa un salto di qualità. Il perdono diventa premio. E pure in versione maxi. Da una parte controlli azzerati, dall’altra lauti riconoscimenti. Non che nei provvedimenti che hanno preceduto l’ultimo atto manchino favori e concessioni: sanatorie, rottamazioni, conciliazioni, definizioni agevolate e via dicendo. Ma gli ultimi due segnali dicono qu…
ROMA - Ora sì che Giorgia Meloni può dire di aver mantenuto una promessa. Può addirittura rivendicare di essere stata ancora più generosa rispetto a quando si è fatta carico dell’impegno. Perché “lo Stato che non deve disturbare” l’artigiano o il piccolo imprenditore - il “motto” annunciato ai tempi delle dichiarazioni programmatiche in Parlamento - non solo si arrende all’evasione. Che per la premier era e resta “una menzogna” nel Paese in cui l’Irpef dei lavoratori autonomi e delle partite Iva è l’imposta più evasa.
Con l’undicesimo decreto attuativo della riforma fiscale, il veicolo del disegno che “accarezza” i furbetti, la destra al governo fa un salto di qualità. Il perdono diventa premio. E pure in versione maxi. Da una parte controlli azzerati, dall’altra lauti riconoscimenti. Non che nei provvedimenti che hanno preceduto l’ultimo atto manchino favori e concessioni: sanatorie, rottamazioni, conciliazioni, definizioni agevolate e via dicendo. Ma gli ultimi due segnali dicono qualcosa di più. E non a caso sono legati tra di loro perché uno sostanzia l’altro e viceversa.
Il primo upgrade della mano tesa agli irregolari è il nuovo Redditometro, lo strumento anti evasione che l’Agenzia delle Entrate utilizza incrociando i dati delle spese con i redditi dichiarati. Nella maggioranza è subito scattata una competizione a colpi di comunicati stampa per intestarsi la cancellazione, ma il Redditometro è vivo e gode di ottima salute. Funzionale, per dirla con le parole utilizzate da Matteo Salvini, a “lasciare lavorare gli italiani perbene, assicurando che ad essere individuati e puniti, senza sconti, siano coloro che non hanno mai dichiarato niente”.
Il governo ha deciso: la caccia agli evasori è solo quella che punta a scovare chi ha la Porsche e non presenta la dichiarazione dei redditi. Per gli altri scatta il “tana libera tutti”.
E sarà proprio quello che al Dipartimento delle Finanze del Mef viene chiamato "l’accertamento 2.0” a salvare chi ha dichiarato meno di quanto ha guadagnato. Come? Facendo muovere le Entrate solo in presenza di uno scostamento considerevole tra le spese sostenute e quanto dichiarato.
L’entità di questo margine è in via di definizione, ma entrambe le ipotesi allo studio spiegano bene perché la stragrande maggioranza delle partite Iva potrà dormire sonni tranquilli. La percentuale dello scostamento resterà in ogni caso al 20%, come è oggi, ma sarà applicata solo a importi molto elevati. E qui vengono fuori le due opzioni. La prima prevede di collocare il livello dello scostamento tra 50 e 80 mila euro. Ma la platea dei controlli potrebbe restringersi ulteriormente se a passare dovesse essere la seconda via. E cioè azionare il Redditometro solo se il “gap” è pari ad almeno 100 mila euro.
Ecco il premio del governo per gli ambulanti, i tassisti, i commercianti e tante altre “piccole” partite Iva o attività che evadono. Perché il “nero” è di casa anche qui. Soprattutto qui, come attestano i dati dell’ultima Relazione sull’evasione fiscale e contributiva della Commissione ad hoc incaricata dal Mef. Prendendo in considerazione tutta la piramide - abitata nella punta dai grandi evasori e popolata in abbondanza dai piccoli man mano che si scende verso il basso - l’evasione degli autonomi pesa per 30 miliardi sugli 83,6 totali. Il tax gap - la propensione all’evasione misurata dalla differenza tra le imposte incassate e quelle attese - è arrivato al 67,2%.
“A uno Stato spione che rovista nelle tasche dei cittadini preferiamo una collaborazione leale con il contribuente”, si legge in un tweet di Fratelli d’Italia, il partito della premier. Così leale che chi aderirà al concordato preventivo biennale, affacciandosi al tavolo del Fisco, non solo si vedrà congelata la base imponibile per due anni, con la possibilità di pagare meno tasse del dovuto se nel frattempo il reddito aumenterà. E il vantaggio andrà anche oltre la cancellazione dei controlli e gli acconti light.
Sulla differenza tra il reddito indicato dalle Entrate per aderire al concordato e quello dichiarato nel 2023 sarà applicata una flat tax: tra il 10% e il 15%, in base al voto della pagella fiscale (tra il 3% e il 10% per i forfettari). Ecco il secondo upgrade del favore della destra. L’aliquota secca può generare uno sconto tra il 58% e il 76% del dovuto, secondo quanto emerge da una simulazione del Sole 24 ore.
Chi non aderisce al concordato è invece agganciato all’aliquota marginale Irpef: pagherà di più di chi evade. Il condono di Stato è servito. Ma la premier l’aveva promesso: "Lo Stato non deve disturbare”. Fino al punto di penalizzare chi le tasse le paga.
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