✕

Rendere le città più sostenibili è possibile. Dal teleriscaldamento al cappotto degli edifici pubblici, la ricetta delle pioniere della neutralità climatica

Il Corviale, uno dei quartieri periferici di Roma dove il Comune ha scelto di ristrutturare le scuole per renderle più efficienti dal punto di vista energetico 

Ascolta l'audio

L’Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile pubblica il Quaderno che riassume e analizza le strategie adottate da nove municipalità . Firenze, Parma, Bergamo, Bologna, Milano, Prato, Torino, Padova e Roma – per tagliare le emissioni dell’80% entro il 2030
3 minuti di lettura

ROMA – A Roma la riqualificazione energetica di 230 edifici scolastici, compresi quelli di periferie come Corviale, Tor Bella Monaca, Pineto e Santa Maria della Pietà. A Padova una rete di installazioni fotovoltaiche da record, 15 megawatt pro capite. A Torino la riqualificazione energetica di 800 edifici comunali. La direttiva sulle Case Green, bocciata come irrealizzabile dal governo Meloni, nelle città italiane è già realtà.

La riqualificazione energetica degli edifici pubblici e i sostegni ai privati per le famiglie in condizioni di povertà energetica è una delle tre direttrici su cui si muovono i “Climate City Contract”, i documenti con i quali le città che aderiscono al programma Ue “100 Climate-Neutral and Smart Cities by 2030” presentano alla Commissione europea gli impegni strategici, i piani d'azione e gli investimenti programmati e in parte già avviati per raggiungere l’obiettivo di ridurre entro il 2030 di almeno l’80% le emissioni nocive per il clima. In Italia sono nove…

ROMA – A Roma la riqualificazione energetica di 230 edifici scolastici, compresi quelli di periferie come Corviale, Tor Bella Monaca, Pineto e Santa Maria della Pietà. A Padova una rete di installazioni fotovoltaiche da record, 15 megawatt pro capite. A Torino la riqualificazione energetica di 800 edifici comunali. La direttiva sulle Case Green, bocciata come irrealizzabile dal governo Meloni, nelle città italiane è già realtà.

La riqualificazione energetica degli edifici pubblici e i sostegni ai privati per le famiglie in condizioni di povertà energetica è una delle tre direttrici su cui si muovono i “Climate City Contract”, i documenti con i quali le città che aderiscono al programma Ue “100 Climate-Neutral and Smart Cities by 2030” presentano alla Commissione europea gli impegni strategici, i piani d'azione e gli investimenti programmati e in parte già avviati per raggiungere l’obiettivo di ridurre entro il 2030 di almeno l’80% le emissioni nocive per il clima. In Italia sono nove le città che hanno aderito al programma: Firenze e Parma, che hanno già ottenuto il via libera di Bruxelles sui progetti presentati; Bergamo, Bologna, Milano, Prato e Torino, in attesa di approvazione, Padova e Roma.

I piani sono stati raccolti e analizzati dall’ASviS, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, nel Quaderno “I ‘Climate City Contract’ delle nove città italiane della missione Ue sulla neutralità climatica entro il 2030”, che viene pubblicato stamane. Le altre linee d’azione scelte dalle nove città pioniere della neutralità climatica, spiega Walter Vitali, che ha coordinato lo studio, sono «il settore dei trasporti e quello dei rifiuti». I contratti,che in parte recepiscono accordi in corso, a partire dagli interventi del Pnrr, ma non solo, non hanno «soltanto un impatto locale: la riduzione delle emissioni da parte di ogni città capoluogo di provincia ha sicuramente anche un effetto generale», dice Vitali.

Ogni città ha adattato i progetti presentati alle proprie caratteristiche, da Roma e Milano che sono le metropoli più grandi a città più piccole come Prato, che ha però un importante distretto manifatturiero tessile, con le relative emissioni industriali. Diverse anche le situazioni di partenza, dal verde pubblico per abitante (Parma dispone di 31 metri quadri per abitante, Prato di 32, Torino 24, Padova 39, Roma 17 e Milano 18) al numero di giorni l’anno di superamento del limite PM10: 61 per Milano, 42 per Parma, 18 per Prato, 39 per Bergamo, 75 per Torino, 12 per Firenze e 29 per Bologna. Diverso il numero di contratti e di articolazione dei progetti. Ma l’obiettivo è per tutte le città lo stesso: «Come emerge dal Quaderno ASviS – rileva il direttore scientifico dell’Alleanza, Enrico Giovannini – il percorso verso la neutralità è difficile ma possibile, prendendo esempio dalle nove città analizzate, dove le emissioni sono già diminuite in modo significativo rispetto al 2015. Vi sono però ancora molte barriere, di carattere sia normativo che culturale, come per esempio quelle che frenano la riqualificazione energetica degli edifici, la possibilità di produrre energie rinnovabili su scala locale, l’elettrificazione dei trasporti, il passaggio a forme di mobilità sostenibile».

I progetti. L’edilizia

Gli edifici sono i primi responsabili delle emissioni nocive per l’ambiente: è la premessa della Direttiva sulle Case Green, tra gli ultimi atti normativi varati dalle istituzioni Ue nella precedente legislatura. Coerentemente, i piani delle nove città che intendono ridurre dell’80% le emissioni al 2030 prevedono interventi importanti in materia di edilizia. Bergamo immagina un forte sviluppo della propria rete di teleriscaldamento, già oggi in grado di servire circa 35mila appartamenti: l’obiettivo è di conseguire un più 50% di calore a disposizione. Bologna intende attivare un partenariato pubblico/privato per la gestione unificata dei servizi di manutenzione del patrimonio edilizio e impiantistico comunale, e una nuova strategia energetica per l’edilizia residenziale pubblica. Per gli edifici Firenze ha una serie di progetti che puntano all’incremento delle prestazioni dei fabbricati nuovi e ristrutturati, sia pubblici che privati. Milano, tra le altre iniziative, ha un pacchetto di interventi che includono la riqualificazione dell’involucro edilizio e degli impianti di circa 60 edifici pubblici, tra cui scuole e strutture destinate a servizi e cultura. Il piano di Padova ha una particolare attenzione alle famiglie in povertà energetica, quello di Parma l’implementazione di misure per contenere i consumi energetici, dirette in particolare agli edifici scolastici. Sulle scuole si concentra anche il piano di Roma, mentre Prato vara un piano complessivo di pianificazione urbanistica e ambientale. Torino prevede la riqualificazione energetica di 800 edifici comunali.

Mobilità e rifiuti

Importanti anche i progetti in materia di mobilità sostenibile e recupero e smaltimento dei rifiuti. Che non solo coinvolgono molte istituzioni pubbliche e private (per esempio Bologna in materia di trasporti pubblici si muove di pari passo con la Regione Emilia Romagna, che ha avviato un percorso di elettrificazione delle flotte degli autobus Urbani, Torino ha coinvolto il Politecnico, Prato ha istituito un tavolo di coordinamento con gli stakeholders), ma anche la generalità dei cittadini. «Potremo creare infrastrutture e reti per la transizione climatica finché vogliamo – afferma Francesca Rizzo, professoressa di Design dell’innovazione al Politecnico di Milano, tra gli autori del Quaderno ASviS – ma senza la crescita civica di un DNA ecologico non raggiungeremo i nostri obiettivi. Ci vogliono strumenti di partecipazione e spazi di confronto e decisione democratici e accessibili a tutti, in grado di facilitare il dialogo tra politiche pubbliche e dimensione locale».

Leggi i commenti