ASIAGO — «Ci stiamo chiarendo in maniera esemplare su ogni aspetto della questione, ma penso che l’obiettivo sia raggiungibile». Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, è possibilista sulla chiusura di un accordo tra governo e Stellantis in tempi rapidi. Già durante il tavolo auto convocato la prossima settimana, il 7 agosto, si potrebbe delineare il canovaccio di un’intesa per arrivare a riportare in Italia la produzione a 1 milione di veicoli l’anno. Accordo che sarà poi celebrato in un incontro a Palazzo Chigi. Pochi giorni fa è stato l’ad del gruppo nato dalla fusione tra Fca e Peugeot, Carlos Tavares, a tendere la mano a Urso. «Non c’è motivo per non fare l’accordo», ha detto il manager portoghese. Il ministro ieri ha sfruttato il palcoscenico di #PiazzAsiago, intervistato dal vicedirettore dell’Huffington Post, Alessandro De Angelis, e da Janina Landau, giornalista di Class Cnbs, per lanciare alcuni messaggi. «Mi auguro si raggiunga una piena intesa sulla produzione di 1 milione di veicoli in Italia con Stellantis - ribadisce Urso - aspetto le loro risposte prima di giudicare, ma penso che l’obiettivo sia raggiungibile».
Quando il ministro parla di «chiarimenti» e di «risposte» si riferisce al carteggio in corso tra ministero e azienda. Alla festa per celebrare i 125 anni del marchio Fiat, che si conferma come primo brand di Stellantis in termini di volumi e registra risultati positivi nel primo semestre con oltre 660 mila unità vendute (+2,2%), Urso ha consegnato una serie di richieste. Punti su cui il produttore italo-francese, che ha come primo azionista Exor che controlla anche Repubblica, ha dato una serie di risposte che il ministero non considera complete. Così da Roma è partita una nuova lettera e Urso attende di ricevere gli ultimi chiarimenti. Quelli decisivi. Ad esempio la tempistica per tornare a produrre 1 milione di veicoli e con quali modelli «Non è più il momento delle parole, ma dei fatti», dice il ministro.
Il fatto che si possa raggiungere un accordo non preclude alla possibilità che un produttore cinese apra una fabbrica in Italia. Per il ministro sono questioni separate. «Serve un altro produttore, che faccia la parte che Stellantis non riesce a fare. L’ho sempre detto. 1 milione di veicoli non basta a garantire tutta la filiera dell’auto italiana», dice Urso che ricorda le intese firmate da Meloni a Pechino. «I cinesi sono più avanti sulla mobilità elettrica e su tecnologia green - dice Urso - stiamo parlando di portare queste tecnologie in Italia, ospitando chi vuole fabbricare con le regole europee. Prodotti con componenti italiane e con lavoro italiano».
Lunedì in un incontro con i leader sindacali confederali e metalmeccanici Urso presenterà le strategie del ministero nell’auto e non solo. Ieri il segretario della Uilm, Rocco Palombella, in una lettera aperta ha chiesto al presidente di Stellantis e Ferrari, John Elkann, di far uscire Maserati dal perimetro di Stellantis e di «creare un polo del lusso con Ferrari» per superare le difficoltà. La risposta dell’azienda non si è fatta attendere: «Stellantis non ha intenzione di vendere Maserati, così come non ha intenzione di aggregare Maserati ad altri gruppi italiani del lusso. Ribadisce l’impegno incondizionato per il brillante futuro di Maserati come unico marchio di lusso dei 14 marchi Stellantis».