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Extraprofitti, Meloni ci riprova. Lusso ed energia con le banche

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Dopo il flop del 2023, lo studio della tassa affidato a Leo. Giorgetti contrario. Le banche in perdita a Piazza Affari
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ROMA - Il titolo l’ha scelto Giorgia Meloni: contributo di solidarietà. Guai a pronunciare la parola tassa, è l’ordine diffuso a Palazzo Chigi. Quello della premier è tutto tranne che un esercizio lessicale. È parte fondamentale di una strategia che punta a normalizzare il prelievo su “chi oggi ha di più e quindi deve dare qualcosa a chi ha di meno”, come ha riferito ai suoi. Il perimetro è ampio: banche e assicurazioni, ma anche tutte le altre imprese che hanno maturato utili in abbondanza, da quelle energetiche al comparto del lusso.

L’idea non è ancora finita in una bozza e già gli istituti di credito accusano il colpo di frusta. Ieri una seduta drammatica a Piazza Affari: l’indice Ftse Mib in calo del 2,62%, tirato giù dalle perdite, tra il 2% e il 6,7%, di credito e assicurazioni.

Pagano tutti, senza distinzioni. E questo è anche lo schema che Meloni ha in mente per la tassa che serve a incassare soldi necessari a tenere in piedi la Finanziaria. La strada delle imposte ad hoc è i…

ROMA - Il titolo l’ha scelto Giorgia Meloni: contributo di solidarietà. Guai a pronunciare la parola tassa, è l’ordine diffuso a Palazzo Chigi. Quello della premier è tutto tranne che un esercizio lessicale. È parte fondamentale di una strategia che punta a normalizzare il prelievo su “chi oggi ha di più e quindi deve dare qualcosa a chi ha di meno”, come ha riferito ai suoi. Il perimetro è ampio: banche e assicurazioni, ma anche tutte le altre imprese che hanno maturato utili in abbondanza, da quelle energetiche al comparto del lusso.

L’idea non è ancora finita in una bozza e già gli istituti di credito accusano il colpo di frusta. Ieri una seduta drammatica a Piazza Affari: l’indice Ftse Mib in calo del 2,62%, tirato giù dalle perdite, tra il 2% e il 6,7%, di credito e assicurazioni.

Pagano tutti, senza distinzioni. E questo è anche lo schema che Meloni ha in mente per la tassa che serve a incassare soldi necessari a tenere in piedi la Finanziaria. La strada delle imposte ad hoc è impervia: il rischio è finire fuori strada, bocciati dalla Corte costituzionale. E poi, ragionano a Chigi, scotta ancora l’errore fatto il 7 agosto 2023, quando proprio la premier chiese e ottenne l’approvazione in Consiglio dei ministri della tassa sul margine di interesse delle banche. La norma "di equità sociale”, come la definì Matteo Salvini, durò appena qualche settimana prima di essere travolta dalle proteste dei banchieri e dal monito della Bce.

A un anno dall’azzardo, la premier è tentata dal bis. Anche se Giorgetti, come allora, è contrario. È per la via morbida, quindi per siglare accordi con le assicurazioni per ridurre i premi piuttosto che a favore di iniziative congiunte con le banche per dirottare una parte degli introiti sull’economia reale. “Discutiamone a settembre”, auspica.

Ma a sussurrare nell’orecchio della premier è il fedelissimo sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, già regista della prima operazione sugli extraprofitti. Fosse per lui bisognerebbe procedere spediti, senza farsi troppi problemi. E quindi sfruttare l’ultimo Cdm prima della pausa estiva, il 7 agosto, per sdoganare la nuova tassa sovranista che ha già un sottotitolo altrettanto patriottico: i soldi delle banche ai cittadini che hanno redditi bassi.

Ma al netto di forzature dell’ultimo minuto se ne parlerà a settembre. Anche perché la premier ha il titolo e il sottotitolo, ma non la struttura del contributo di solidarietà. D’altronde l’idea è abbastanza recente. Risale a metà luglio. A Palazzo Chigi si tiene una riunione ristretta sulla legge di bilancio. Un incontro in gran segreto durante il quale, rivelano fonti di governo a Repubblica, si decide di affidare la costruzione dell’intervento al Dipartimento delle Finanze.

Non a caso: il Dipartimento è sotto il controllo del viceministro dell’Economia Maurizio Leo, uomo di fiducia di Meloni. Ma il lavoro dei tecnici procede a rilento. Per ora si contano solo le opzioni scartate, come l’addizionale Ires che porterebbe dritto verso l’incostituzionalità, come è già toccato nel 2015 alla Robin tax di Tremonti che voleva tassare le società energetiche.

Nelle ultime ore sulla via della premier stanno prendendo forma altri ostacoli. Forza Italia guarda con sospetto al contributo di solidarietà. In ballo c’è anche Mediolanum, la banca controllata dalla famiglia Berlusconi. Un anno fa fu proprio l’intervento degli azzurri a spingere il governo a fare retromarcia sulla tassa. Il copione si ripete.

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