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L’incubo recessione negli Usa affonda le Borse mondiali

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Deludono i dati sul mercato del lavoro. Soffrono di più i titoli tecnologici. Critiche alla Fed per i ritardi sul taglio dei tassi
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Milano —Inizio d’agosto molto difficile per i mercati finanziari di tutto il mondo. Giovedi l’indice manifatturiero americano più basso del previsto e ieri i dati sul mercato del lavoro inferiori alle stime hanno fatto improvvisamente tornare d’attualità lo spettro di una recessione negli Stati Uniti. Immediata la reazione delle Borse, dominate dalle vendite: il Dow Jones ha perso ieri l’1,52%, il Nasdaq il 2,43%. In Europa il listino peggiore è quello di Piazza Affari con il Ftse Mib in discesa del 2,55%. Hanno tenuto invece i mercati obbligazionari, sostenuti dalla prospettiva di una prossima accelerazione nella politica di tagli dei tassi di interesse da parte delle banche centrali. I capitali sono così volati verso i Treasury americani e il Bund tedesco in cerca di un rifugio sicuro.

Milano —Inizio d’agosto molto difficile per i mercati finanziari di tutto il mondo. Giovedi l’indice manifatturiero americano più basso del previsto e ieri i dati sul mercato del lavoro inferiori alle stime hanno fatto improvvisamente tornare d’attualità lo spettro di una recessione negli Stati Uniti. Immediata la reazione delle Borse, dominate dalle vendite: il Dow Jones ha perso ieri l’1,52%, il Nasdaq il 2,43%. In Europa il listino peggiore è quello di Piazza Affari con il Ftse Mib in discesa del 2,55%. Hanno tenuto invece i mercati obbligazionari, sostenuti dalla prospettiva di una prossima accelerazione nella politica di tagli dei tassi di interesse da parte delle banche centrali. I capitali sono così volati verso i Treasury americani e il Bund tedesco in cerca di un rifugio sicuro.

La Fed di Jerome Powell è però finita nel mirino di investitori ed economisti che la accusano di aver atteso troppo nella riduzione del costo del denaro. E ora le banche centrali dovranno rincorrere, come era già successo all’indomani della pandemia quando hanno sottovalutato la forza dell’inflazione. «Il mercato del lavoro americano già da qualche mese dava segnali di evidente debolezza, aumentano i posti temporanei e diminuiscono quelli a tempo indeterminato - spiega Enrico Vaccari, responsabile della clientela istituzionale di Consultinvest - le banche centrali hanno ritardato il taglio dei tassi concentrandosi solo sull’inflazione, che ha uno sfasamento temporale rispetto all’economia reale».

Entrando nello specifico dei dati di luglio, il numero dei salariati ad esclusione di quelli agricoli e degli statali, è salito di sole 114 mila unità, uno degli incrementi minori del post pandemia. E allo stesso tempo il tasso di disoccupazione è cresciuto per il quarto mese consecutivo fino al 4,3%. Tutto ciò fa pensare che l’economia americana stia fortemente rallentando e che tra qualche mese possa a breve entrare in recessione. Il Pil americano è però cresciuto dell’1,4% nel primo trimestre 2024 e del 2,8% nel secondo ma gli analisti ritengono che questi numeri risentano ancora degli stimoli fiscali di Biden durante la pandemia e delle spese per la difesa dovute alle guerre in corso. A giugno gli ordini di beni durevoli avevano registrato un notevole calo e gli indici di fiducia, come l’Ism manifatturiero, registrano un netto rallentamento.

I timori di recessione a Wall Street si sono agganciati alla correzione in atto sui titoli tecnologici, cresciuti a livelli mai visti prima, alimentati dal trend dell’intelligenza artificiaIe. L’indice Nasdaq 100 ieri è entrato in un territorio “correttivo”, avendo bruciato più di 2 trilioni di dollari in tre settimane, circa il 10,8% del valore. Al suo interno i titoli che hanno sofferto di più sono Amazon, che ieri ha perso più dell’8% per i piani di investimenti sull’Ia, un’area ormai ritenuta in bolla speculativa, Nvidia e Tesla che hanno perso il 20% dai loro massimi, Intel che ha annunciato una dolorosa ristrutturazione perdendo il 27% del suo valore, Microsoft giù di un 10%. Nel complesso, però, il saldo rispetto all’inizio dell’anno per l’indice è ancora positivo di un 10%. E diversi gestori consigliano ora di tornare a puntare sulle utilities o sui farmaceutici, società che producono utili costanti e sicuri ma con tassi di crescita contenuti.

Ora tutti gli occhi sono di nuovo puntati su Powell, che a settembre sarà probabilmente costretto a tagliare i tassi dello 0,5% (invece che dello 0,25%), come sostengono gli analisti di Goldman Sachs e Bofa, cercando di non guardare alle elezioni, che vorrebbero la Fed neutrale per almeno un semestre per non influenzare la contesa. Ma il rischio è che si sia aspettato troppo e che ci vorranno mesi prima che i mercati tornino a scommettere su una ripresa economica. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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