ROMA — Non è stata neppure nominata, ma deve già dimostrare di essere super partes. Garante dell’indipendenza del presidio delle finanze pubbliche che si appresta a guidare. L’esame riguarda Daria Perrotta, capo dell’ufficio legislativo del Mef ancora per qualche giorno prima di diventare la prima Ragioniera d’Italia.
A metterla alla prova è il Pd. I Dem hanno mal digerito la sostituzione dell’ormai ex Ragioniere Biagio Mazzotta, passato alla presidenza di Fincantieri dopo un anno e mezzo di dissidi con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
E ora che il titolare del Tesoro si appresta a indicare Perrotta alla guida della Rgs, la questione viene sollevata con tanto di disegno di legge per l’attivazione di «una procedura trasparente». «Non vorremmo che adesso, dopo l’uscita di Mazzotta, la strada per un’operazione di spoils system da parte del governo Meloni fosse ancora più spianata», chiosa il capogruppo del Pd al Senato Francesco Boccia.
ROMA — Non è stata neppure nominata, ma deve già dimostrare di essere super partes. Garante dell’indipendenza del presidio delle finanze pubbliche che si appresta a guidare. L’esame riguarda Daria Perrotta, capo dell’ufficio legislativo del Mef ancora per qualche giorno prima di diventare la prima Ragioniera d’Italia.
A metterla alla prova è il Pd. I Dem hanno mal digerito la sostituzione dell’ormai ex Ragioniere Biagio Mazzotta, passato alla presidenza di Fincantieri dopo un anno e mezzo di dissidi con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
E ora che il titolare del Tesoro si appresta a indicare Perrotta alla guida della Rgs, la questione viene sollevata con tanto di disegno di legge per l’attivazione di «una procedura trasparente». «Non vorremmo che adesso, dopo l’uscita di Mazzotta, la strada per un’operazione di spoils system da parte del governo Meloni fosse ancora più spianata», chiosa il capogruppo del Pd al Senato Francesco Boccia.
"Non è alle dipendenze”
Che punta il dito contro la scelta di Giorgetti: «La Ragioneria - incalza - non è una struttura di staff alle dipendenze del governo, ma un pilastro insostituibile del nostro apparato pubblico». Gli fa eco Antonio Misiani, primo firmatario della proposta depositata ieri a Palazzo Madama. «Al Paese - dice il senatore Dem - non serve un fedelissimo del ministro dell’Economia di turno, ma una figura della massima autorevolezza e il più possibile indipendente».
Nasce da qui la proposta che ha un titolo emblematico: «Disposizioni per la trasparenza delle procedure di nomina del Ragioniere generale dello Stato». Un articolo in tre commi per tracciare l’identikit del Ragioniere.
A iniziare dalla scelta tra personalità «con requisiti di elevata esperienza professionale» maturata «in politiche di bilancio e del coordinamento degli andamenti di finanza pubblica» per almeno cinque anni presso la Ragioneria, la Corte dei conti, la Banca d’Italia, la Bce, l’Ufficio parlamentare di bilancio e le principali organizzazioni economiche e finanziarie internazionali.
Le commissioni competenti
Un altro comma restringe ulteriormente il perimetro, escludendo chi ha ricoperto incarichi di governo o di diretta collaborazione. In virtù di questi requisiti, Perrotta non potrebbe essere designata dato che non avrebbe l’anzianità richiesta, oltre a “pagare” l’incarico attuale di diretta collaborazione con il governo.
Ma nella richiesta del Pd c’è un terzo passaggio ancora più significativo: la nomina del Ragioniere deve essere validata dalle commissioni parlamentari competenti, come avviene per il presidente dell’Istat. Un parere vincolante, a maggioranza dei due terzi dei componenti.
La strada per Perrotta è però spianata: mercoledì prossimo Giorgetti la incoronerà Ragioneria alla riunione del Consiglio dei ministri. «Daria è la migliore», assicura. Ma la scelta fa già discutere.